Fedeltà

Numero 1 – 2019/20

Tema: FEDELTÀ

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ossequio formale o impegno quotidiano? 

<< Fedeltà non deve mai essere ossequio formale ma impegno quotidiano>>.

Quando abbiamo ricevuto il messaggio che Liliana Segre ha voluto indirizzare a noi capi, l’ho letto più volte perché sentivo un grande coinvolgimento.

L’ho riletto però anche all’annuncio dell’assegnazione della scorta alla senatrice a vita. Sì, perché è successo anche questo. Per tanti, probabilmente, lo sconcerto del momento sarà già finito nel dimenticatoio.

Però è bene ricordarlo: Liliana Segre, 89 anni, sopravvissuta alla Shoah, vive sotto protezione perché costantemente minacciata.

Quella mattina le parole della senatrice sono state ancor più una sferzata a prendere le cose davvero sul serio.

«Ossequio formale o impegno quotidiano?». Una domanda scomoda, perché svela come l’adesione di facciata ai valori

non serva a nulla. Pena il finire ad allungare la pericolosa fila degli indifferenti. Ma se la vita è disorientante, c’è una fune che possiamo afferrare per procedere sicuri, ed è la fedeltà.

Fedeltà a quel che siamo, a ciò in cui crediamo, a ciò a cui ci sentiamo chiamati. Per dirla in due parole, per noi capi, al Patto associativo.

Il numero di Proposta Educativa che avete tra le mani segue i quattro della serie “ImPatto”, dedicati ad altrettanti grandi temi alla base della nostra identità – essere persone significative e felici, che rispondono a una vocazione, che ragionano con la propria testa, fondamentalmente umani – e cerca di offrire spunti proprio sul tema della fedeltà al Patto associativo.

Siamo partiti raccogliendo un sentire che si fa largo in Associazione: essere fedeli è contemplare un testo in cornice o rinnovarne le scelte? Abbiamo ripercorso la storia del nostro documento chiedendo a Capo Guida e Capo Scout come immaginano di tener fede alla raccomandazione a «intraprendere un percorso di riappropriazione dei valori del Patto associativo» approvata dall’ultimo Consiglio generale (pag. 20). 

Se una cosa l’abbiamo capita, è che la nostra fedeltà non è liquidabile nella domanda (apparentemente la più spinosa) “Il Pa è intoccabile?”. Il nodo – o meglio, lo snodo – è fare il punto su chi siamo e cosa sogniamo, non tanto dibattere se il Patto si possa scrivere da capo. Quella, probabilmente, è una questione più pratica.

Leggere il Patto associativo – e i tanti e ancora attualissimi documenti che negli anni sono stati redatti su varie tematiche e che aspettano solo di essere ripresi in mano – è come mettersi davanti allo specchio: ti dice chi sei e come vorresti essere. Certo bisogna accostarsi ai nostri testi con sincerità, disposti ad ammettere di non essere stati fedeli. Ed è stato con un pizzico di stupore – ma forse non troppo – che nel numero 7 di Pe del 1975 ho letto quanto segue: «Il ruolo del Pa viene mantenuto se si continua ad approfondire e ad aggiornare il documento. E questo non deve consistere nel ritoccare qui e là una parola, come se fosse un testo di “legge”, ma in un vero approfondimento e aggiornamento alla luce di quello che sta maturando nello scautismo nazionale e internazionale, nella società e nella Chiesa». 

Il Patto associativo era fresco di stampa e già si pensava a come aggiornarlo… o a come essergli più fedeli. Abbiamo quindi chiesto al sociologo Mauro Magatti di aiutarci a capire quali sono le caratteristiche della fedeltà oggi (pag. 12). Semel scout, semper scout: siamo chiamati a un servizio “a nostra misura” o a guardare ai bisogni reali? Suggerisco di lasciarsi ispirare dalle testimonianze dell’ae don Mattia Ferrari, cappellano sulla nave di salvataggio naufraghi Mare Jonio (pag. 22), e di Salvatore Quinci, che fino a pochi mesi fa indossava l’uniforme e ora è sindaco di Mazara del Vallo (pag. 24). 

«Fedeli e imperfetti» e «Costanti nell’amore»: s’intitolano poi così gli articoli in cui proviamo a indagare la

nostra fedeltà al Pa (pag. 16) e ai ragazzi (pag. 26). Fateci sapere cosa ne pensate! Da parte nostra, saremo subito

sinceri: se ci chiedeste se si può essere fedeli sempre, la risposta sarebbe no. 

No, non siamo capaci di essere fedeli sempre, ma possiamo provarci. “Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto”: si potrebbe cominciare da qui. Eccola, allora, la fedeltà: una scelta consapevole portata avanti tutti i giorni con responsabilità. E con una consapevolezza, ci ricorda padre Roberto (pag. 33): Dio è costantemente alla ricerca di chi l’ha abbandonato e quest’esperienza di accoglienza incondizionata ci trasforma. In questo Natale anche noi possiamo diventare educatori fedeli nonostante i tradimenti, i nostri e quelli degli altri: è da come ripartiamo dopo ogni inciampo che si vede la nostra fedeltà. Questo è il primo numero della redazione rinnovata di Pe. Ringrazio Francesco Castellone e i redattori che ci hanno preceduto perché ereditiamo una rivista utile e ben fatta. Proseguendo nel sentiero da loro tracciato vorremmo che Pe fosse sempre più strumento per la formazione. 

Grazie anche ai capi che hanno accettato di imbarcarsi in questo servizio, sarà una bella avventura!

Che vogliamo vivere con voi tutti: ci trovate anche on line, su Instagram, Facebook e Twitter.

Commentate, condividete, fatevi sentire. La speranza è che qualche spunto possa essere ripreso in Comunità Capi (a proposito, date un occhio a RubriCoca, pag. 46).

Chiediamo troppo? 

Non credo, l’Associazione è piena di capi che vivono con serietà e passione la chiamata al servizio.

Buona Strada

Laura Bellomi @laurabellomi

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