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Chiusi in casa, con il cuore aperto

Una donna incinta, un bambino, un anziano, due guide e uno scout. Donne e uomini, migranti di ogni tempo e Paese, tutti sulla stessa barca. Il nuovo numero di Pe (se non vi è ancora arrivato, lo trovate anche on line qui di fianco) s’intitola Accolti. Con un ribaltamento di prospettiva: in campo accoglienza, ma non solo, siamo abituati a pensarci dalla parte di “coloro che fanno”, sempre in prima linea. Meno facilmente, invece, riconosciamo la grazia di essere persone accolte, da cui arriva poi la spinta a essere noi stessi accoglienti. Sapersi rimboccare le maniche al volo non è per nulla un male, ma a volte il voler fare tutto, e per di più in fretta, può privarci della preziosa occasione di mettersi in ascolto.

Lo stiamo vedendo anche in questo tempo segnato dall’emergenza Coronavirus. Proviamo a pensare alle nostre giornate. Costretti in casa (chi ce l’ha e chi non sta lavorando per il bene di tutti) stiamo approfittando per “fermare” il flusso di iperattivismo in cui – chi più chi meno – siamo immersi? Mail, riunioni scout in streaming, attività whatsappate ai ragazzi… l’efficientismo ai tempi del Covid-19 si è trasferito on line.

Coinvolgere i ragazzi da lontano è sicuramente una splendida attenzione. Ma possiamo fare ancora meglio: chiusi in casa, cerchiamo di aprire il cuore. Forse anche per noi capi è arrivato il momento di sostare. Di stare in silenzio per poi scorrere la rubrica e chiamare proprio quel ragazzo a cui stavamo pensando. Per chiedergli come va. Il solito Ask the boy, insomma, prima che il tam tam delle proposte via web prenda il sopravvento.

Mi piace pensare che questo non sia un tempo da riempire, che il capo scout non sia chiamato a riprodurre in scala la propria vita. Mi piace pensare che si possa fare scouting anche in salotto. Osservazione, deduzione, azione: apriamo una nuova strada. E che ai ragazzi, prima che tante attività da fare, possa così giungere un invito a vivere al meglio queste giornate inedite, uno stile – amorevole, attento, generoso, capace di far “niente”, a volte – più che un programma di cose da fare.

Avete in mente quando durante la route ci si ferma, ci si aspetta, ci si guarda attorno per capire dove siamo e come prosegue il sentiero? Ecco, siamo lì. Speriamo che il nuovo numero di Pe possa aiutarvi in questa sosta. A riflettere sull’accoglienza ma non solo. A pensare e a guardare – ad esempio – al futuro, sentendoci parte anche della grande famiglia scout. Perché, diciamocelo, quando l’emergenza sanitaria sarà passata, non torneremo a replicare la stessa vita e le stesse attività di prima. Su questo – almeno noi scout – possiamo nutrire una speranza fondata.

Chiudo con un pensiero per chi in queste settimane sta affrontando le prove più grandi della malattia e della solitudine. Capi, assistenti ecclesiastici, famiglie dei nostri gruppi ma non solo: a loro la vicinanza fraterna e la preghiera di tutta la redazione.

Buona Strada!

Laura Bellomi @laurabellomi

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