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Maneggiare con cura

Tutta la cura che serve      

Io non riesco neanche a immaginare cosa stesse pensando Marco. Quale fosse il nodo che non riusciva a sciogliere, il muro di mattoni scuri che s’era costruito attorno e che non lasciava intravedere il suo disagio, le sue difficoltà, così insormontabili, nere, cariche di buio. Di certo era diventato abile nel nasconderle, nel non farle trasparire agli altri, tant’è vero che quello stesso giorno in sede nessuno si era accorto di nulla, neanche i ragazzi erano riusciti a percepire la brutalità del piano che Marco stava mettendo in piedi.

Aveva aspettato con una fredda impazienza che tutti andassero via, riuscendo a rimanere da solo, con la scusa di voler finire di mettere a posto l’angolo. E poi i demoni hanno fatto quello che son bravi a fare: tappare tutte le finestre con tende pesanti, serrare tutte le vie di fuga, lasciandone aperta solo una e spacciandola come unica strada per tornare a respirare.

Il nome e alcuni dettagli sono di fantasia. Ma la storia è vera: poche settimane fa, a Senigallia, in una sede scout del CNGEI un esploratore di 14 anni si è tolto la vita, impiccandosi con una fune. Il corpo è stato scoperto dai capi, tornati in sede per una riunione serale.

Ecco racchiusi, in queste poche righe, gli effetti estremi – e tragici – di quanto tratteremo in questo numero: la fragilità, piega dell’anima quasi sempre declinata in maniera negativa, raffigurata come segno di debolezza, ferita difficile da sanare. E il limite, inteso sia come ciò che ci argina ma anche come la sponda con cui confrontarsi, per crescere, per vivere.

Abbiamo cercato di utilizzare prospettive diverse, per donare spunti di riflessione all’Associazione e alle comunità capi: si va dalla fragilità che nasce dallo scontro con la cultura dominante a quella che anche noi, spesso inconsapevolmente, stigmatizziamo nei nostri ragazzi, racchiudendola in etichette che utilizziamo per comodità e che si fatica a tirar via. Come capi, ci è richiesta cura, tanta, anche perché sembra che ce ne sia sempre di meno in giro, distratti come siamo dallo scorrere delle timeline e dai modelli vincenti che ci vengono proposti. Succedeva anche ieri e l’altro ieri, sia chiaro, ma questo bombardamento oggi è continuo e costante, sfinente per chi non è “attrezzato” cognitivamente ed emotivamente a reggerlo.

Ulteriori spunti siamo andati a raccoglierli all’esterno: Alberto Pellai ci spiega – fuori dai soliti pregiudizi – la fragilità di genere, per farci scoprire che non sempre le dinamiche tra sessi sono quelle che immaginiamo; mentre Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega con il suo romanzo “Le otto montagne” ci racconta perché la vita ad alta quota è stata così importante per la sua formazione e in che modo scontrarsi con questo ambiente, che a prima vista restituisce molti limiti, può generare forza e ricchezza. Il tutto condito dall’invito a confrontarsi con la fragilità utilizzando gli occhi dei bambini, fragili per natura e bisognosi di guida e supporto, perchè sulle orme di San Paolo ci ricordiamo che “quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12).

Un discorso a parte merita la disabilità, al centro anche di un convegno nazionale che si terrà a inizio giugno con lo scopo di raccogliere le esperienze vissute in Associazione e, partendo da queste, tracciare una strada per il futuro, che possa essere di stimolo e di guida. Sotto l’hashtag #raccontamiunastoria, vi invitiamo a condividere le vostre storie di accoglienza: storie di scelte, di ricerca, di tentativi e insuccessi ma anche storie di amicizia, crescita e pienezza. I vostri racconti ci aiuteranno ad avvicinarci al convegno nel modo giusto, con qualche spunto in più da cui partire.

Pensando a Marco, ai suoi genitori e ai suoi capi, vi auguriamo buona lettura.

@frabigcastle

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