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Non per paura ma per vocazione

Siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato». Ricorderete tutti Papa Francesco lo scorso 26 marzo in una piazza San Pietro deserta. Guerre, ingiustizie planetarie, il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato: snocciolati l’uno dopo l’altro, quella sera i mali del mondo sono apparsi più che mai concatenati, l’uno conseguenza dell’altro.

Ed è così, il Papa lo diceva da tempo e il Covid-19 ha solo dato una forte accelerata sul pedale della consapevolezza: tutto è connesso.

Non a caso fin dalle prime settimane di epidemia diverse voci autorevoli hanno detto chiaramente che, superato il Coronavirus, l’emergenza da affrontare sarebbe stata quella ambientale. Ebbene, ne siamo convinti anche noi, consci che salvaguardare l’ambiente significhi salvaguardare l’esistenza di tutti gli esseri viventi. Perché ci si salva solo tutti insieme: ce lo siamo detti nei momenti più drammatici del Covid-19, lo ripetiamo oggi per il futuro dell’umanità, che giocoforza passa per la questione ambientale.

Proviamo a chiudere gli occhi. Pensiamo alla gioia del piantare la tenda fra i monti, alla pace dopo avere aiutato un malgaro a sistemare la legna, a tutte quelle volte in cui abbiamo fatto qualcosa per la nostra città o ci siamo sentiti a casa nella radura dell’angolo di squadriglia. Sono le volte in cui ci sentiamo nel posto giusto al momento giusto, in armonia, inseriti in qualcosa di più grande, in cui tutto – appunto – è connesso. San Francesco aiuta a capire meglio: se ci pensate, nella sua vita la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore sono stati inseparabili.

È così anche nel mondo di oggi? A cinque anni dalla Laudato sì, l’enciclica di Francesco sulla cura della casa comune, l’invito del Papa a diventare strumenti di Dio per fare del creato il giardino più bello, è in buona parte disatteso. Intendiamoci, sono fiorite parecchie esperienze significative fra cui le Comunità Laudato sì (a pag. 8 vi presentiamo il Centro Nocetum di Milano), ma la strada è lunga. Perché il solo “fare qualcosa”, per quanto preziosa possa essere ogni singola azione, non basta. Davanti al rischio concreto di un aumento di 250 mila morti tra il 2030 e il 2050 come conseguenza al riscaldamento globale, è necessario un cambio di rotta. E noi, come cristiani, cittadini ed educatori, dobbiamo fare la nostra parte. Non solamente nel nostro piccolo, ma innescando un cambio culturale. Che per noi credenti è innanzitutto una conversione spirituale. Amiamo e rispettiamo la natura da sempre: benissimo, andiamo avanti e, con creatività, apriamo nuove strade. Come? Prima di tutto controlliamo che, durante il già lungo andare, sotto le nostre scarpe non sia attaccato troppo fango e la suola faccia presa. Che il cammino sia incisivo, insomma, nell’oggi. Laudato qui, appunto: ora, nel posto in cui ci troviamo. Qual è il nostro stile personale, quale orizzonte proponiamo ai ragazzi?

Non siamo dominatori del mondo (nemmeno delle specie animali) quanto custodi, e su questo punto occorre un continuo rinnovamento del cuore (ce lo ricorda padre Roberto, a pag. 33). Non abbiamo la ricetta in tasca (date un occhio a GrattaCapi ambientali, pag. 12) ma sappiamo con certezza che l’essere creature chiamate a custodire è nel nostro dna (Naturalmente scout, pag 18), è un nostro punto di forza, il nostro punto di partenza spirituale e pedagogico. Le storie dei gruppi Motta Sant’Anastasia 1 in Sicilia (pag. 22) e Cervignano 1 in Friuli (pag. 26) probabilmente potranno ispirarci. Prendiamo poi in mano la Laudato sì (ve la presentiamo a pag. 15, vale la pena leggerla: è semplice e illuminante), lasciamoci mettere in discussione dall’ecologia integrale e verifichiamo lo stile delle nostre attività (Uscite green è possibile, a pag. 27, dà qualche spunto). Poi facciamo girare le idee: fateci sapere cosa ne pensate e come agite.

Speriamo che questo numero aiuti a riflettere e a camminare con maggior convinzione. Abbiamo scelto un taglio di speranza, che non battesse sull’allarmismo quanto sulla nostra chiamata. Convinti che se ci prenderemo sempre più cura della nostra casa comune, e lo faremo, sarà non per paura ma per vocazione.

Buona Strada

Laura Bellomi @laurabellomi

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