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Un corpo da nobel

La coccinella o il lupetto tanto felici da avere gli occhi che luccicano, la scolta o il rover a cui non c’è bisogno di chiedere come va perché… basta guardarli in faccia. Il corpo, e come lo viviamo, dice tanto di noi, compreso ciò che magari non vorremmo. Giochiamo, amiamo, soffriamo, ci mettiamo alla prova, in relazione o in contrasto con gli altri, tutto con il corpo. Piccoli o grandi, ragazzi e capi, non fa differenza, ecco perché è importante lasciargli spazio e ascoltarlo, al di là della “pianificazione da metodo”. Ragion di più oggi, nel mondo dell’apparenza, in cui il valore del corpo si misura in like e cuoricini.

Il corpo è mio e ne faccio quello che voglio? Baden Powell anche su questo aveva avuto l’occhio lungo, parlando dell’essere forti per essere utili. Se ripenso ai miei capi, mi viene in mente che erano tutti belli. Kaa aveva la pelata e la capo Reparto non era la più affascinante del gruppo… eppure, li ricordo così! Forse perché emanavano una certa armonia, che nasceva dal conoscersi, dal saper vivere la tenerezza e l’attenzione per sé e per gli altri, dal conoscere le proprie potenzialità e i propri limiti.

In questo numero affrontiamo tanti temi, dalle trasformazioni del corpo che cresce alle trappole del web, passando per l’amore, la sessualità, la malattia, la relazione con i ragazzi, come loro ci guardano e ci vedono. Quanto diciamo di noi e dei nostri valori dal modo in cui indossiamo l’uniforme, in cui facciamo la spesa, in cui ci “sporchiamo le mani” per il territorio?

Tanti temi, dicevamo, tutti – guarda caso – riconducibili al Patto associativo: la nostra vocazione educativa non può infatti che cominciare e finire da un corpo, il nostro e quello delle ragazze e dei ragazzi. E se a volte capita di sentirsi in imbarazzo o di capire a posteriori di non essersi mossi nella maniera più efficace, quando si parla di corpo occorre evitare di nascondersi, anche sui temi più spinosi. I vuoti educativi vengono riempiti da altri e… potremmo anche perderci tanto, in termini di relazione e crescita personale.

Ricordo una lavanda dei piedi in cui, maestra dei novizi, ebbi l’onore di tenere fra le mani i piedi di rover e scolte. Quel gesto, così intimo e corporale, mise come un sigillo a legami che sento forti ancora oggi.

Non sappiamo se infine a Wosm e Wagggs, le organizzazioni mondiali dello scautismo e del guidismo, sarà assegnato il Premio Nobel per la pace. Quel che è certo però è che, con tutte le sue imperfezioni o forse proprio grazie a quelle, abbiamo UN CORPO DA NOBEL, perché ci permette di amare e di essere amati, e non solo nel servizio.

Buona Strada!

Laura Bellomi @laurabellomi

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