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Con la propria testa

Un bastone nella ruota

Avevo dieci anni quando quel tizio vestito di blu – che qualche tempo dopo sarebbe diventato il mio caporeparto – salì sull’ambone, al termine della messa domenicale, e fece un appello per invitare ad unirsi al gruppo scout da poco nato in parrocchia.Questa immagine ce l’ho ben presente in testa, è come un post-it fissato sulla linea degli eventi più importanti della mia vita. So che molti tra voi potranno capirmi.In effetti, lo scautismo in un certo senso mi ha salvato. Sì, i campi, la tenda, le avventure, le amicizie. Certo. Ma non è questo. Da quando ne ho ricordo, sono sempre stato un “bravo bambino”, di quelli che andavano bene a scuola,non dicevano parolacce, sorridevano sempre. Un po’ per propensione naturale, un po’ perché, parallelamente, mi nutrivo di quest’immagine di me, della soddisfazione di mamma e papà, dei complimenti della maestra. Da qui a creare un circolo vizioso è un attimo. Prima fai le cose giuste perché ti sembrano giuste, poi fai le cose giuste perché riscuotono apprezzamento dagli altri, poi inizi a fare solo le cose che riscuotono apprezzamento, a prescindere dal fatto che siano giuste o meno per te, più o meno rispondenti a ciò che sei. Una tendenza che a quando hai 10 anni va anche bene, ma che con il passare del tempo può farti perdere di vista, senza accorgertene, i tuoi reali desideri, i tuoi pensieri. Lo scautismo (assieme a tutto quello che mettiamo sotto questo cappello), nel mio caso, è stato come un bastone che si è infilato nei raggi di questa ruota e l’ha fermata. E l’autonomia -di pensiero, parola e azione – è stata la lezione più grande che ho imparato, giorno dopo giorno, avventura dopo avventura. Imparando a battermi per le mie idee sempre e comunque, dalla scelta dell’impresa in squadriglia alla straordinaria esperienza fatta in Consiglio capi, dalle discussioni accese in clan alle lunghe e appassionate riunioni di Comunità capi, ho sperimentato sul campo e progressivamente fatto mio questo magnifico processo di presa di coscienza dei miei confini, delle mie possibilità, di ciò che mi stava a cuore, scappando a gambe levate dalla minaccia del pensiero unico, imposto o semplicemente più comodo.

Fidatevi: creare un ambiente che permetta tutto questo è il regalo più bello che possiamo fare ai nostri ragazzi.

Questo numero di Proposta Educativa prende le mosse da un’altra frase del Patto associativo, continuando sulla scia della nostra serie “ImPatto”: “la nostra azione educativa cerca di rendere liberi, nel pensare e nell’agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all’interno della persona ne impedisca la crescita”. Come di consueto, vi offriamo un po’ di spunti per ragionarci su, da soli o in compagnia, sperando di riuscire a smuovere almeno qualcuna delle corde di ciascuno. Il numero però si apre con un regalo prezioso: il racconto-ad opera di Giovannella Baggio – delle emozioni e delle sensazioni di chi ha vissuto i momenti della nascita di questo Patto associativo e, quindi, della nostra Associazione. Approfittiamo di queste righe per dare anche il benvenuto a p. Roberto del Riccio, nuovo Assistente ecclesiastico generale dell’AGESCI, che si presenta a pagina 30.

Non mi resta che augurarvi buona lettura!

@frabigcastle

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Proposta Educativa

Proposta Educativa è la rivista per educatori scout AGESCI.

Esce quattro volte l’anno e tratta i temi che interessano i soci adulti dell’associazione, uomini e donne impegnati per la costruzione di un mondo migliore soprattutto attraverso l’educazione delle nuove generazioni.

Qui trovate gran parte degli articoli più significativi pubblicati. Per la lettura completa scaricate i PDF dei numeri della rivista.

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