Home page

INCONTRO

La relazione è cosa viva

Valeria Leone

VLADIMIRO Quando ci penso… mi domando… come saresti finito… senza di me… in tutto questo tempo… (Recisamente) Non saresti altro che un mucchietto d’ossa, oggi come oggi; ci scommetterei.

ESTRAGONE (punto sul vivo) E con questo?

VLADIMIRO (stancamente) È troppo per un uomo solo.

“It’s too much for one man” è l’originale inglese di Samuel Beckett in Aspettando Godot. È troppo per un uomo solo. Cos’è questo troppo? La realtà, e quindi la vita stessa nel caso dei due protagonisti, ed è proprio la presenza dell’uno con l’altro che salva, la relazione, l’esistenza del noi. Anche uscendo dall’opera teatrale, la vita stessa è vivificata dalle relazioni; fin da piccoli l’altro è necessario per la sopravvivenza e poi per la costruzione del sé. Diventiamo chi siamo anche grazie agli incontri che abbiamo fatto e probabilmente, se dividessimo la nostra vita in capitoli, sapremmo associare a ciascuno di essi le persone che l’hanno caratterizzato.

La relazione è fondamentale per il nostro essere (e restare) umani ed è uno degli elementi fondanti la nostra azione educativa: “Lo scopo dell’associazione è contribuire, secondo il principio dell’autoeducazione, alla crescita dei ragazzi come persone significative e felici” (Patto associativo). “Educare oggi significa anche testimoniare una felicità possibile, non fatta di perfezione ma di pienezza, che nasce dall’essere accolti, riconosciuti, amati” si legge in una delle Strategie nazionali di intervento (SNI) 2025-2029, dal titolo “La via del noi – Custodire per essere persone felici”, che pone al centro proprio la relazione come esperienza di amore e di felicità, da accogliere e da offrire. L’impegno come capi e capo è quello di scegliere sempre la via del noi e di accompagnare i ragazzi e le ragazze a fare altrettanto, anche e soprattutto quando è difficile, quando è sconveniente, quando è impopolare. Scegliere di guardare chi incontro e chi mi incontra con uno sguardo aperto, gentile, vivo; scegliere di custodire l’altro e la sua storia, per quel che posso, per quel che so, per quel che mi è permesso, per il tempo che mi è concesso; scegliere di farsi pane e condividersi, per quelli che siamo, anche quando non ci sentiamo vero nutrimento per la vita altrui.

La relazione è cosa viva e attiva molto di noi: fisicamente, emotivamente, intellettualmente. La relazione è cosa viva e come tale ha bisogno di essere accudita, protetta, pensata, sentita e amata. Se ripensiamo alla nostra vita, anche solo brevemente, sono sicura che affiora il viso di chi ci ha visti davvero, arrivando alla nudità del nostro cuore; oppure “il vero sguardo, lo sguardo fisso”1 di chi non ha distolto i suoi occhi dai nostri; o quella volta in cui ci siamo sentiti ascoltati, in cui abbiamo avuto la sensazione che chi avevamo di fronte era davvero lì per noi e accoglieva le nostre parole per permettere loro di trovare spazio; o ancora di quelle parole che ci sono rimaste impresse perché erano quelle che desideravamo o quelle che non ci aspettavamo o quelle di cui avevamo bisogno; e ci sarà un lungo abbraccio, due braccia tese quella volta che siamo scivolati, le mani a farsi il solletico, un dito che sfiora il viso e asciuga una lacrima; e poi magari c’è il profumo in quella casa, l’odore della sua pelle sudata durante la strada mentre camminate affianco, la fragranza inconfondibile del suo maglione. C’è quella volta in cui ti ha offeso, quella in cui se n’è andata e l’hai guardata allontanarsi immobile, quella in cui ti ha detto qualcosa di ingiusto, quella in cui non ti ha risposto, quella in cui gli hai urlato contro.

La relazione è una cosa viva e in questo numero è fatta di verbi; li abbiamo scelti perché ci sembrava potessero aiutarci a renderla concreta, presente, vera. L’ultima espressione è il lasciar andare: abbiamo sì pensato alla Partenza, ma non solo. Mi piace però immaginare che chi ha camminato anche solo un po’ con noi e nelle nostre unità possa essere per il suo prossimo un incontro significativo e magari felice. Ché a volte è “troppo per un uomo solo” e com’è bello avere qualcuno vicino con cui respirare la bellezza e posarsi nel dolore.

E se è vero che “Il genere umano non può sopportare troppa realtà”2, c’è chi ci incontra ogni giorno, soprattutto quando pensiamo di non farci trovare perché stanchi, lontani, in dubbio, smarriti, infelici: è Gesù che nel suo esserci accanto ci ricorda che chi è solo “se cade, non ha nessuno che lo rialzi”3.

 

  1. D. Pennac, L’occhio del lupo, Adriano Salani Editore, 2012.
  2. T.S. Eliot, Quattro quartetti, Book Editore, 2002.
  3. Qo 4,10.

Gli articoli di questo numero