Fedeltà Asimmetrica

Assistente ecclesiastico generale

«Patti chiari, amicizia lunga» è un famoso modo di dire. Unisce in un’unica dichiarazione la risposta a una domanda, quella che possiamo farci, se parliamo della fedeltà dal punto di vista della vita cristiana: quando siamo fedeli al Vangelo, siamo fedeli a qualcuno o siamo fedeli a qualcosa? In realtà nella vita di fede attraverso la fedeltà a qualcosa, i «patti», siamo fedeli a qualcuno, il Signore Dio, con il quale desideriamo vivere un’«amicizia lunga» e serena. Cosa succede allora nel caso in cui non rispettiamo i «patti»? Guardando le cose dal punto di vista delle relazioni tra noi uomini e donne, sappiamo che a causa del non rispetto dei patti l’amicizia si rovina. Lo conosciamo per esperienza diretta. Lo abbiamo vissuto tante volte. È doloroso e può addirittura condurre a perdere la cosa più importante, le persone alle quali vogliamo bene amici, amiche, moglie, marito o addirittura genitori o figli.
Succede la stessa cosa anche nella relazione con Dio? Se non rispetto i «patti» che sono alla base dell’amicizia con Dio, se non sono fedele, cosa accade? A noi viene spontaneo pensare che a causa della nostra infedeltà ai patti l’amicizia con Dio si rovinerà, ed è vero. C’è certamente una somiglianza dell’amicizia che esiste tra gli uomini con quella che abbiamo con Dio. Se non siamo fedeli ai patti, l’amicizia si deteriorerà. La somiglianza per noi cristiani però finisce qui e non siamo noi a dirlo. Lo manifesta Dio stesso attraverso le azioni che ha compiuto e le parole che ha usato per spiegare il senso dei suoi comportamenti, perché in gioco non c’è solo l’amicizia che abbiamo con Dio, ma anche quella che Dio stesso vuole avere con ciascuno di noi. È un discorso che è cominciato secoli fa con Abramo, il nostro padre nella fede, ed è continuato senza mai interrompersi fino a oggi. Questo discorso che Dio non ha mai interrotto è il primo segno della sua particolare fedeltà, con cui egli accompagna da sempre gli uomini e le donne, che ha chiamato alla sua amicizia, anche quando a causa della loro infedeltà essi sono diventati suoi nemici, noi compresi. Anziché rompere la relazione con chi è stato infedele, Dio gli resta fedele, facendo di tutto per recuperarlo alla relazione. È dunque una fedeltà fattiva, perché non si limita ad attendere che l’infedele ritorni, se mai tornerà. Al contrario, Dio si manifesta come colui che è costantemente alla ricerca di chi con la sua infedeltà l’ha abbandonato ed è ora fuori e lontano dalla relazione con lui. Noi continuiamo a confrontarci con la Bibbia, proprio perché ci racconta la storia di questa ricerca. Attraverso narrazioni e poesie i libri biblici descrivono lo sforzo che Dio ha compiuto per riportare gli uomini infedeli alla relazione con lui. La storia biblica ci presenta la costante incapacità degli uomini a essere fedeli come contenuta da un abbraccio, quello della sempre più grande fedeltà di Dio, che continua a volerli come amici, sebbene lo abbiano tradito, non rispettando i «patti».
Quali sono però questi «patti» e a che scopo sono stati dati? I patti sono i comandamenti e sono offerti, affinché chi è stato liberato possa rimanere libero. Ciò accade nel momento in cui Dio compie la scelta di legarsi a un gruppo di schiavi per liberarli dalla loro schiavitù. Non è questo gruppo di schiavi che sceglie Dio, ma è lui che lo sceglie, perché, come dice egli stesso, «ho udito il suo grido» e «conosco le sue sofferenze» (Esodo 3,7). Così, a causa delle sofferenze che questi uomini e donne patiscono Dio, che abita i cieli, scende a liberarli e a condurli in «una terra bella e spaziosa» (Esodo 3,8), perché possano viverci in piena libertà. Qui la grande novità è che Dio si compromette nel liberare gli schiavi, prima di dare loro dei «patti» da osservare e non dopo averglieli dati. I «patti» e la loro osservanza non sono la tassa che chi è schiavo deve pagare in anticipo a Dio, affinché egli intervenga a liberarlo. Dio interviene a favore degli schiavi senza porre condizioni. Egli si fa loro prossimo, solo perché ha udito il loro grido e conosce le loro sofferenze. Soltanto dopo averli resi uomini e donne liberi, Dio consegna loro dei «patti» da osservare, perché solo chi è libero può legarsi in una amicizia autentica, come quella che Dio desidera avere con noi. Una relazione di amicizia in cui uno dei due partner si sentisse obbligato a stare nella relazione non sarebbe autentica. All’interno di questa relazione di autentica amicizia Dio si offre come garante della libertà in cui ha posto quel gruppo di schiavi e dona loro i comandamenti come via da seguire per rimanere liberi. Il gruppo di schiavi diventa ora un popolo di persone libere, unite tra loro e con Dio dai «patti» ricevuti in dono. La fedeltà ai «patti» è, dunque, contemporaneamente sia la condizione per essere amici con Dio, sia quella per rimanere nella libertà, perché per mezzo della sua amicizia Dio vuole garantire la libertà dei suoi amici.
La storia successiva del popolo mostrerà tutta l’incapacità del popolo di essere fedele a Dio. La non osservanza dei «patti» avrà come conseguenza di ricadere nella schiavitù. Invece di essere legato a Dio che vuole la libertà per il suo popolo e agisce per essa, il popolo si legherà ad altri “dei” che lo renderanno schiavo. Contemporaneamente, però, apparirà in tutta la sua sorprendente novità la costante fedeltà di Dio, che non tralascia alcuno sforzo per recuperare il suo popolo all’amicizia con lui. Egli continua a rincorrere il popolo infedele attraverso l’azione di quegli amici a lui fedelissimi che sono i profeti. Fino a quando, non riuscendo a farsi ascoltare, decide di venire personalmente tra gli uomini per rinnovare l’amicizia tra loro e lui. Così, Dio si fa uomo e in Gesù viene a offrirci dei «patti» nuovi. Gesù è la rivelazione definitiva della infinita fedeltà di Dio. Di fronte alla incapacità di stare ai «patti» da parte di coloro che vogliono essere suoi amici, ancora una volta Dio non si ritrae. Al contrario, egli va fino in fondo. In Gesù Dio sceglie di sostituirsi all’amico infedele, lasciandosi condannare al suo posto, per dimostrare che è fedele fino alla morte.
Si può dunque parlare della nostra scarsa fedeltà a Dio, solo all’interno della più grande e mai ritirata fedeltà di Dio a noi. Solo questa fedeltà ci consente di capire cosa realmente sia l’infedeltà umana. Di più, solo l’assoluta, infinita e salda roccia della fedeltà di Dio ci permette di non lasciarci travolgere dalla delusione, che ci prende, quando, magari per l’ennesima volta, dobbiamo ammettere di essere stati infedeli. L’esperienza di accoglienza incondizionata che una simile fedeltà ci fa vivere, ci trasforma in “benedizione” di Dio per quanti incontriamo. Anche la qualità del nostro essere educatori ne è trasformata. Diventiamo dimostrazione vivente che la nostra incapacità di stare ai «patti», la nostra incoerenza, non sono di ostacolo a Dio nell’esserci amico. Nella sempre più grande fedeltà di Dio, le nostre tante infedeltà possono smettere di essere di ostacolo alle nostre relazioni. Come Dio è fedele con me sempre e nonostante tutto, così posso diventare capace di essere io fedele con te, quando mi tradisci, deludi, abbandoni… Con la sua fedeltà in Gesù Cristo Dio ci rende veramente capaci di amarci gli uni gli altri come egli ci ha amato. Attraverso la comunione tra le persone la fedeltà di Dio si apre così al mondo e raggiunge ogni luogo della storia, in cui le infedeltà degli uomini causano ingiustizia, disumanizzando l’altro. A questo punto anche noi come san Paolo diventiamo ambasciatori di Cristo. Come lui, proprio a causa della nostra infedeltà abbracciata e non abbandonata dalla fedeltà di Dio, possiamo gridare a chiunque incontriamo e in ogni situazione che viviamo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Corinzi 5,20).

 

[Foto di Martino Poda]

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