Il Collare di Bagheera

 

Quello che i miei occhi possono aver visto non è quello che possono vedere i vostri (Sette punti neri)

Fedeltà e il suo opposto, il tradimento
Ci aspettiamo che i bambini siano – e li invitiamo a esserlo – fedeli ad amici, compagni, fratellini e sorelline; ai loro impegni, alle responsabilità in Branco e Cerchio, a scuola, a casa; agli adulti, genitori, insegnanti, capi; a quello in cui credono, nelle cose buone e giuste, anche se qualcuno li deride.
E quando non riescono? Possiamo parlare di “tradimento”? O di una sua sfumatura? Ma il tradimento non è una categoria “adulta”? Ed è possibile la Fedeltà senza l’ipotesi del tradimento?
Ma se pensiamo al tradimento il rischio di proiettare su di loro imperativi morali (nostri) è fortissimo.
L’invito che la capra rivolge alle otto coccinelle, ormai ferme già da troppi giorni, fa decidere loro di riprendere nuovamente il viaggio per vedere il mondo con i propri occhi: questo passaggio di Sette punti neri ci racconta di come adulti e bambini possano guardare e approcciarsi al mondo con sguardi diversi, ma simmetrici per dignità e possibilità, e di come questa diversità debba essere riconosciuta e garantita.
Gli adulti fanno fatica a considerare che i bambini possano relazionarsi con un contesto che non sia una copia fedele dei propri valori.
Allora la Fedeltà diventa uno strumento di omologazione perché la verifica della Fedeltà sta nella risposta coerente alle aspettative dell’adulto.
Fedeltà come coerenza: così cuore e testa si sovrappongono e vengono confusi nell’invito che viene rivolto ai bambini di “aderire” di “stare dentro” a un modo di essere, a un ideale, a una promessa o alla Fede.
Ma siamo sicuri che questi siano non tanto alla loro portata, ma “loro”, cioè che appartengano a loro o che, invece, siano i nostri che, anche inconsapevolmente, gli imponiamo?
Se applicassimo al tema della Fedeltà per un bambino un ragionamento esclusivamente adulto forse rischieremmo di ridurre tutto al pur giusto tema del rispetto delle regole o alla pur importante necessità di portare a termine un impegno preso.
Se quindi intendiamo per i bambini la Fedeltà come adesione a un imperativo morale, che spesso è il nostro, li costringiamo impedendo loro di esplorare, curiosare in giro, e perché no, sbagliare, ma ritornare potendo quindi riconoscersi e riconoscere le esperienze vissute.
La Fedeltà nasce dall’innamoramento, dalla passione, dal desiderio, non dalle regole; se le regole vengono prima, la spengono, la soffocano, costringono, come il collare che stringeva il collo di Bagheera (si veda I bambini e la fede a cura di Mons. Valentino Bulgarelli in “Atti del Festival Bambino” – Agesci 2016).
Se per un adulto infatti essere fedele al Patto associativo significa porre costantemente l’attenzione ai pilastri che reggono il senso della nostra Associazione, richiamando un’immagine di stabilità e di solidità, per un bambino il confronto con una proposta valoriale (in questo caso la Legge, la Promessa) presuppone dinamismo.
Un bambino che si misura con i valori incarnati dalla Legge e dalla Promessa lo fa come un innamorato, con un movimento che potrebbe assomigliare a quello di un elastico, che nel tendersi verso qualcosa di nuovo, che solo intravede e che magari non conosce ancora, certe volte sarà più vicino, a volte più lontano, altre volte non farà movimento.
Attraverso delle esperienze che vive nella comunità di Branco e Cerchio scopre, si avvicina, va oltre un confine, poi magari torna indietro e si allontana di nuovo da quello che può essere un modello valoriale e da un’immagine di se stesso: è in questo movimento, dalla distanza e dalla relazione con le persone e con le esperienze che vive, dalla possibilità di ripeterle più volte, ma anche dall’interpretarle in modo libero e autonomo, che poi nasce l’adesione a quel contenuto valoriale che quindi viene riconosciuto come proprio, non imposto, al quale è possibile essere fedeli.
Lasciamo loro questo spazio di movimento e di interpretazione.
Offriamo ai bambini esperienze di confronto con gli altri, in cui esprimere e ascoltare opinioni, in cui decidere insieme (il Consiglio della Rupe e della Grande Quercia, la decisione di un’attività a Tema…); viviamo con loro esperienze vere e importanti, consegniamo loro parole e modalità per rileggerle e interpretarle ma in modo originale e personale, senza interferire nei tempi, nei modi e neppure nelle conclusioni cadendo nel facile rischio di morali troppo dirette (i racconti belli, profondi ed evocativi ma non soltanto quegli dell’Ambiente Fantastico di riferimento…); rispettiamo i loro spazi liberi e segreti di narrazione (il Quaderno di Caccia e di Volo…).
Provando allora a fare nostra la prospettiva di un bambino, potremmo chiederci come si manifesta la sua Fedeltà.
Forse la risposta al loro desiderio sarebbe, come per le otto coccinelle, nel viaggio e nel movimento!

 

[Foto di Nicola Cavallotti]

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