Costanti nell’amore

Quando ci siamo sposati, don Benedetto ci ha detto che sposandoci ci stavamo già perdonando per tutte le volte in cui avremmo litigato, per cui non ci saremmo capiti, per le volte in cui ci saremmo trovati distanti e per quelle in cui ci saremmo traditi. Un’affermazione affascinante, ma anche abbastanza straniante se la si guarda con gli occhi di un uomo e di una donna. Sarà per questo che serve la grazia di Cristo nel matrimonio? Non mi è ancora mai capitato di dover perdonare mio marito per cui diciamo che continuiamo a tenere quel pensiero come riferimento del nostro vivere insieme, ma quando ci siamo messi a ragionare sulla “Fedeltà” per preparare questo numero, mi è subito tornata in mente quella chiacchierata di diversi anni fa.
Che poi è ciò che accade diverse volte nel Vangelo, basti pensare a Giuda (scelto benché Gesù sapesse che l’avrebbe tradito) o a Pietro – la pietra su cui poggerà la Chiesa – scelto nonostante Gesù sapesse che l’avrebbe rinnegato o forse scelto proprio per quello.
Certo, si tratta di riferimenti importanti, magistrali, ai quali possiamo provare ad avvicinarci ma per i quali abbiamo bisogno dell’aiuto di Cristo, della grazia appunto.
Perché forse è facile essere fedeli quando va tutto bene. È più semplice essere amici di chi ci vuol bene, così come amare chi ci ama (e anche questo ce lo ricorda il Vangelo). Ma essere fedeli quando le cose non vanno, quando veniamo allontanati o quando siamo incompresi, stanchi, demoralizzati, tristi, senza speranze, è un’altra cosa.
Penso che lo stesso valga nel nostro servizio. Cosa significa essere fedeli rispetto ai bambini e ai ragazzi? “Essere testimoni” è forse la prima risposta che ci viene in mente, ed è vera: la testimonianza è una bella forma di fedeltà. Concretizza le parole in cui crediamo in uno stile, che ci rende riconoscibili di fronte agli altri. Ci rende credibili, che è un bel modo di essere credenti.
Credo però che essere fedeli rispetto ai bambini e ai ragazzi significhi anche abitare la relazione nei momenti più difficili. Fermarsi, sostare, dimorare. Avere il coraggio di abitare le condizioni di fragilità, i momenti in cui ci sembra che quel bimbo o quel ragazzo non ci stia seguendo, i frangenti in cui ci sembra lontanissimo da noi, dalla Comunità, dal percorso condiviso. Essere fedeli nella prova, nella fatica, nella paura e non scegliere soluzioni di comodo, non guardare e passare oltre, non lasciar perdere, non rinunciare. Essere fedeli quando siamo arrabbiati, quando crediamo che “lo scautismo non fa per lui”, quando speriamo – tutto sommato – che esca dal Gruppo “perché insomma, tanto se andiamo avanti così è inutile”. Penso sarà capitato più o meno a tutti noi, almeno una volta, fare un pensiero del genere (verso qualcuno dei nostri ragazzi o verso qualcuno dei capi dell’associazione) e non credo ci sia nulla di male, in fondo. A volte abbiamo anche solo bisogno di sfogarci, altre volte siamo certi di aver fatto tutto il possibile, altre ancora abbiamo ragione. Ma ci sono anche quelle volte in cui semplicemente non abbiamo capito, non abbiamo trovato la chiave giusta, il momento giusto, il modo giusto. Perché altro che “almeno il  5% di buono”, con buona pace di BP. Dovremmo allenarci a trovarne molto di più, perché il 5% di buono mi sembra sinceramente un po’ pochino per dei tipi come noi.
Essere fedeli ai ragazzi non vuol dire essere perfetti, perché è ovvio che non lo siamo e non lo saremo mai. E perché dalle persone perfette c’è anche poco da imparare, laddove esistessero. Essere fedeli lo immagino come essere costanti nell’amore. E avere qualcuno che ci ami è il più bel dono che possiamo ricevere. Qualcuno che ci ami con lungimiranza e pazienza. L’educazione ha bisogno di pazienza (tanta!). E se oggi siamo capi è anche perché qualcuno ha avuto pazienza con noi, ci ha camminato accanto, ci ha fatto sentire accolti, ci ha amato, così come siamo e invitandoci a voler essere sempre migliori. Credo che educazione e amore non possano non andare insieme. Come potremmo educare senza amare? E allora, aiutiamoci a essere fedeli nella prova in staff e in Comunità Capi, aiutiamoci a guardare le cose con occhi nuovi e sguardi diversi, nutriamoci di speranza e affidiamoci al Signore, perché la sua Grazia – ne sono certa – non è presente solo nel matrimonio, ma anche nei nostri Gruppi. Del resto, ci ha scelti lui e sono sicura non ci lasci soli.

[Foto di Martino Poda]

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