Chi è l’uomo dei boschi oggi?

di Federica Palma

Se ci interroghiamo su quali siano oggi le “periferie” da esplorare, scopriamo che l’essenza dello scautismo consiste anche nel mettersi in cammino verso i confini della vita reale dei ragazzi e delle ragazze, dove nasce il bisogno educativo, spostando dunque l’attenzione dal “fare” all’“essere”. 

Quante volte ci siamo ritrovati a dover rispondere alla domanda: cosa fanno gli scout? Quanto sarebbe più bello se invece ci domandassero: chi sono gli scout? Svincolandoci finalmente dall’idea di essere qualcuno solo quando ci riconosciamo nel fare. A ogni modo, di fronte alla necessità di replicare, mi chiedo se ci sia una risposta giusta o soprattutto univoca. Se avessero posto questa stessa domanda a B.-P. avrebbe sicuramente risposto con chiarezza. Ma oggi la nostra missione rispetto all’intuizione originaria di B.-P., è rimasta invariata? B.-P. ha pensato allo scautismo come un movimento che nasceva nelle periferie, ai margini. Nella prima chiacchierata di “Scautismo per ragazzi” scriveva: “tutti questi sono esploratori del tempo di pace, veri uomini in ogni senso della parola e abili in ogni tecnica scout […]. Essi sacrificano ogni cosa, le loro comodità personali e i propri desideri, pur di compiere il loro lavoro. E questo fanno semplicemente perché è loro dovere”. 

Con queste parole ci presenta l’uomo dei boschi, un uomo di frontiera da prendere come esempio per una vita vera. Sorge allora spontaneo domandarsi se è ancora questa l’immagine intorno alla quale costruiamo la nostra proposta educativa. D’altronde anche quando decise di chiamarci scout, lo fece per invitarci a esplorare il mondo e i più grandi esploratori sono noti per essersi spinti lì dove nessuno prima di loro era arrivato. 

Quali sono dunque i confini che esploriamo oggi nel nostro servizio? Sarebbe davvero troppo riduttivo pensare che se il nostro Gruppo non nasce nelle periferie delle città che abitiamo, allora la proposta che facciamo è meno degna di nota. Eppure qualche domanda me la sono posta quando durante la stesura del nuovo Progetto educativo, con la mia Comunità capi ci siamo resi conto che quasi tutte le famiglie del nostro Gruppo hanno la fortuna di non vivere una vita ai margini. Stiamo forse sbagliando qualcosa? Dovremmo spingerci di più nelle periferie e coinvolgere i “ragazzi di strada”? A volte sembra che lo scautismo sia entrato nell’elenco delle attività extracurriculari, dopo lo sport due volte a settimana, l’ora di musica, l’ora di inglese e chissà cos’altro pur di riempire il curriculum dei nostri bambini e ragazzi. Era questo a cui pensava B.-P. quando immaginava l’uomo dei boschi?

Le risposte le ho trovate qualche tempo dopo durante la riunione di clan. I ragazzi hanno scelto di dedicarsi al capitolo sui disturbi alimentari e stiamo raccogliendo un po’ di feedback sull’incontro con una psicoterapeuta che c’è stato poco prima. È lampante, ascoltandoli, accorgersi che le parole della dottoressa hanno colpito nel profondo, più di quanto dovrebbero colpirti delle parole se l’argomento non ti riguarda. Erano contenti dell’occasione di confronto ma allo stesso tempo mi sembravano risentiti, la psicoterapeuta era andata troppo a fondo e loro si erano messi sulla difensiva. In quel momento ho sentito che ci eravamo spinti al limite, ho scambiato uno sguardo d’intesa con gli altri membri dello staff: era quello il nostro margine. 

Nel nostro quotidiano, seppur monotono o talvolta d’élite, ci sono frontiere che intercettiamo e, seppure distanti dalle periferie a cui si riferiva B.-P. , richiedono comunque la necessità di stare in un posto scomodo. Forse, a prescindere da quali siano i confini, è lo spingersi oltre e l’arrivare a conoscerli che ci rende esploratori. Non è la complessità dei confini che esploriamo nella nostra quotidianità a fare di noi dei bravi capi scout, ma sapere che quei confini esistono. Scegliere quello che il Signore ci pone di fronte è un atto di libertà, è leggere un bisogno e domandarsi dove stare in questa necessità. Scegliere come rispondere alle chiamate quotidiane che Lui ci pone è sempre possibile. E nel rispondere a quella chiamata e nel metterci in cammino ci riconosciamo esploratori che giungono lì dove i ragazzi e le ragazze ci chiedono di essere accompagnati.

 

 

[Foto di Valeria Leone]

 

 

 

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