Quali frontiere vogliamo attraversare?

di Chiara Bonvicini

Come stiamo nel territorio in cui viviamo? Come lo osserviamo? Con chi e come dialoghiamo? Cosa costruiamo con le altre realtà? Cosa ci chiede oggi questo Paese? Che segni dei tempi leggiamo? Cosa siamo disposti a perdere? 

Il nostro branco Fiore Rosso ha vissuto un’attività nella piazzetta tra le case popolari, coinvolgendo i bambini del quartiere, attratti ma anche un po’ intimoriti dalle camicie tutte azzurre. La curiosità è prevalsa e si sono avvicinati, godendosi la novità di un contesto diverso dalla scuola, più libero e informale. L’alleanza è subito scattata e sono stati validi compagni di squadra nella caccia all’oggetto, conoscendo le scorciatoie segrete della zona. Siamo ripartiti da lì con il desiderio di tornare, convinti di avere tanto da raccontarci ancora.

Il reparto Nadir da quest’anno accoglie due fratelli tunisini e le differenti fedi hanno ispirato nei capi un bellissimo percorso di approfondimento. Come chiamate voi Dio? Cosa vuol dire pregare? Come pregate voi? Come si riuniscono le comunità? Come possiamo spiegare l’Eucaristia? E l’amore per il prossimo? Insieme abbiamo incontrato il parroco e l’imam e poi fatto festa offrendoci l’un l’altro del cibo che prima non conoscevamo.

Il clan Sirio ha avviato un capitolo sulla nostra cittadina, chiedendosi quali siano le opportunità che offre realmente ai giovani. Ha scoperto che alcune aree non hanno centri sportivi e spazi adatti al gioco nei parchi. Ha incontrato alcune associazioni del territorio e società sportive e insieme si è deciso di portare con decisione l’istanza al sindaco e al consiglio comunale. La collaborazione sta dando molti frutti, perché le cose stanno iniziando a muoversi e sono nate nuove amicizie. Si sono potute avviare anche nuove esperienze di servizio e uscire dalla sede è un primo passo, semplice ma decisivo. 

Tutto questo non è capitato per caso. La Comunità capi ha fatto delle scelte precise, partendo dalla domanda: “Qual è la frontiera che vogliamo attraversare?”.

In tutti sono risuonate le parole forti del cardinale Matteo Zuppi, che alla Route nazionale l’anno scorso ci ha provocati a uscire dalle sedi, a non aspettare. Uscire oggi, qui. Tornati a casa, abbiamo steso il nuovo Progetto educativo con la precisa intenzione di servire il nostro Paese e la Chiesa, oltrepassando le frontiere del pregiudizio, della paura di ciò che non si conosce; con l’intento di affrontare le nostre resistenze e metterci in gioco per contribuire a costruire una società più fraterna. È un progetto comune, di comunità. Porte aperte e attenzione alle “frontiere” da affrontare, alle “soglie” da abitare. Perché la fraternità che viviamo tra noi sia un luogo di incontro, non di separazione. 

Lo aveva già chiesto a tutti papa Francesco con l’Enciclica “Fratelli tutti”; al capitolo 6, dal titolo Dialogo e amicizia sociale: “Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo dialogare”¹. Farlo in modo perseverante e coraggioso aiuta il mondo a vivere meglio.

Francesco ci ha invitati alla “cultura dell’incontro”: incontrarci, cercare punti di contatto, gettare ponti, progettare qualcosa che coinvolga tutti, avviare processi che possano costruire un popolo capace di raccogliere le differenze. Questo implica la capacità abituale di riconoscere all’altro il diritto di essere sé stesso e di essere diverso. A partire da tale riconoscimento fattosi cultura si rende possibile dar vita a un patto sociale realistico e inclusivo, un “patto culturale” che rispetti e assuma le diverse visioni del mondo, le culture e gli stili di vita che coesistono nella società. La capacità di dare e ricevere, rimanendo aperti alla verità. 

Passare il confine di sé stessi, di sé stesse e delle comunità richiede una continua rilettura per adattare la proposta educativa alla situazione sociale. Emergono bisogni ed è importante essere attenti ai segni dei tempi e avere strumenti per poter leggere comunitariamente la realtà che cambia. Fare discernimento, essere in movimento e là dove viviamo passare la frontiera, costruire nuove relazioni. 

Vuol dire andare, superare la distanza e conoscere la cultura dell’altro per camminare insieme. Impararne la lingua per incontrarsi davvero. 

Stare nella frontiera per quel che siamo, fedeli al cuore della nostra identità ma desiderosi di contribuire a costruire una società abitabile da tutti, in cui ciascuno possa riconoscersi. 

Progettare di stare in territori ricchi di differenze con uno sguardo di rispetto e compassione, anche se questo comporta percorsi lunghi, la pazienza di ascoltare e di spiegarsi per adattare le proposte alle diverse sensibilità. Magari talvolta comporta anche rinunciare a qualcosa: vivere esperienze facendo i conti con lo stile di altre associazioni, accettare di non essere sempre i capofila nelle proposte al territorio, accontentarsi di portare solo il fazzolettone al collo per non distanziarsi troppo dagli altri. 

Scriveva Alexander Langer nel suo Tentativo di decalogo per la convivenza: “Un valore inestimabile possono avere, in situazioni di tensione, conflittualità o anche semplice coesistenza interetnica, gruppi misti (per piccoli che possano essere). Essi possono sperimentare sulla propria pelle e come in un coraggioso laboratorio pionieristico i problemi, le difficoltà e le opportunità della convivenza […] possono avere il loro prezioso valore e svolgere la loro opera nei campi più diversi: dalla religione alla politica, dallo sport alla socialità del tempo libero”². Ci richiamava ad essere “costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera”³. 

Allora nell’incontro, sulla frontiera divenuta soglia, possiamo chiederci cosa diamo e anche cosa riceviamo, e soprattutto possiamo dirci quanto bisogno abbiamo di camminare ancora.

 

1. FRANCESCO, Lettera enciclica Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 198.
2. Langer, A. (2015). Il viaggiatore leggero. Scritti (1961‑1995) (E. Rabini & A. Sofri, a cura di). Sellerio.
3. Ibidem.

 

 

[Foto di Gianluca Poli]

 

 

 

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