Stare nel margine

di Stefano Nova

Cosa significa in educazione stare nel margine? Possiamo immaginare di andare oltre? Uno sguardo sulle nostre relazioni, non solo all’interno dell’Associazione, per raccontarci la bellezza dello spazio dell’ignoto.

Nel film “Star Wars – Episodio II – L’attacco dei cloni” il maestro Jedi Obi-Wan Kenobi chiede aiuto all’amico Dexter Jettster per identificare la provenienza di un dardo utilizzato da un cacciatore di taglie, al fine di rintracciarlo. Dexter è sicuro: il piccolo “gingillo” è stato prodotto a Kamino, un pianeta situato oltre l’Orlo Esterno, frontiera della Galassia principale, oltre il quale si trovano regioni conosciute solo in parte o completamente ignote. L’Orlo esterno, nella versione originale, è chiamato “the Outer Rim”, e può essere tradotto anche come “Margine esterno”.

Obi-Wan Kenobi percorre e attraversa questo Margine, allontanandosi dai territori a lui più familiari e conosciuti raggiungendo così Kamino, dove scopre una sconvolgente verità, che ha radici profonde proprio nel cuore della Galassia, nella capitale della Repubblica.

Mi ha sempre incuriosito la scelta degli sceneggiatori nella costruzione di questa parte della trama: l’idea per cui sia necessario andare al – e oltre il – margine per scoprire qualcosa di, in verità, così vicino e importante.

La parola “margine” presenta numerosi significati: possiamo utilizzarla per indicare qualcosa che non è al “centro” – della città, di un avvenimento, della scena -, uno spazio in cui è possibile – in qualche modo – muoversi (basti pensare al “margine di manovra”), o ancora per indicare una sorta di “confine” (la radice indoeuropea della parola margine, “merg-”, significa per l’appunto confine), non per forza da intendersi in senso geografico; in economia, il “margine operativo” è un indicatore che rappresenta, a grandi linee, la capacità di generare ricchezza da parte di un’azienda.

Ma per noi, capo e capi in AGESCI, quale significato assume la parola “margine”? Cosa vuol dire “stare nel margine”? E possiamo davvero andare “oltre il margine”?

Penso che, in tutto questo, c’entri molto la nostra capacità di costruire – e stare nelle – relazioni non solo con i lupetti e le coccinelle, le guide e gli esploratori, i rover e le scolte, i nostri compagni e compagne di staff, ma anche con le persone che fanno parte delle nostra vita indipendentemente dal fatto che indossino un fazzolettone: amici, colleghi, familiari, partner. 

Quando ci confrontiamo, ci confidiamo, ci raccontiamo, condividiamo del tempo con un’altra persona (il prossimo), stare nel margine significa riconoscere che esiste una parte dell’altro che non conosciamo e che non ci è – immediatamente, talvolta mai – disponibile. Stare in questo spazio ignoto implica anche la possibilità di sbagliare e non è esente da rischi: una parola fuori posto, una frase superficiale, un gesto possono essere accolti non nel modo che ci aspettavamo; allo stesso tempo, muoversi in questo spazio è bello, sfidante, permette di prenderci cura del prossimo con creatività e con “l’inesauribile fantasia dell’amore”¹, dandoci la possibilità di scoprire anche qualcosa di più di noi stessi. Stare nel “non (già) conosciuto” permette di – anzi, è necessario per – arrivare davvero al centro, al cuore delle situazioni e delle persone che incontriamo e con cui condividiamo un tratto di strada, significa restare lontani dalla superficialità che spesso contraddistingue il nostro tempo. 

Se ci pensiamo bene, il primo a insegnarci questo è il Signore – non semplicemente perché chiama e ama chi sta al margine della società (gli e-marginati), infatti il messaggio evangelico è rivolto a tutti² – ma perché conosce e ama profondamente ogni uomo e ogni donna, riconoscendone la bellezza e il valore al di là della superficie, dalle “etichette” del tempo e dal passato di ognuno.

Cercando sul vocabolario il contrario di “margine” troviamo, tra le altre, “perdita”. È immediato il riferimento all’economia di cui si è accennato in precedenza, per cui il margine rappresenta un guadagno. Forse, però, è proprio stare nel margine e provare, con la giusta cura e attenzione, a oltrepassarlo, che ci rende più ricchi, facendoci scoprire – ancora una volta – la bellezza che c’è nell’altro e dentro di noi.

 

  1. Patto associativo AGESCI.
  2. “Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.” (Mc 16, 15)

 

[Foto di Gabriele Sansonetti]
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