Restare dentro la vita

di Elena Marengo, Giuseppe Meli, don Giorgio Moriconi - Incaricati e Assistente ecclesiastico nazionali alla Branca R/S

Quando parliamo di partecipazione con i nostri rover e scolte rischiamo, a volte, esprimendoci con concetti “alti” come cittadinanza attiva, impegno politico, responsabilità sociale, di essere poco concreti. Forse però, prima ancora, ci sono domande più semplici e più scomode che, come educatori, ci dobbiamo porre: le nostre ragazze e i nostri ragazzi stanno davvero dentro la vita? E come ci stanno? Come li stiamo aiutando a farlo?
Partecipare non è solo “esserci”. Non è occupare uno spazio, firmare una presenza, portare un servizio a termine. È scegliere di non essere spettatori. È accettare che la realtà non sempre coincide con i sogni e decidere comunque di sporcarsi le mani, anche quando le cose si fanno più complesse e risultano meno “romantiche”.
Cominciamo allora come capi e capo a chiederci che modello di partecipazione stiamo offrendo: una partecipazione addomesticata, che non disturba? O una presenza adulta capace di prendere posizione, di generare domande di senso, di stare nei conflitti senza scappare, di prendersi delle responsabilità?

In questi anni come Associazione abbiamo lavorato molto sul tema, in particolar modo come Branca R/S. Le linee guida sulla partecipazione ci ricordano che le ragazze e i ragazzi che accompagniamo non sono solo destinatari dei nostri progetti, ma soggetti attivi, corresponsabili. Non “li facciamo partecipare” ma li mettiamo nelle condizioni di scegliere, proporre, incidere. E questo, dobbiamo dircelo con sincerità, cambia molto la prospettiva. Perché la partecipazione vera comporta un rischio, significa lasciare spazio decisionale reale. Nei capitoli, nei servizi, nelle scelte di comunità. Significa accettare che possano sbagliare, che possano non pensarla come noi. È più faticoso, certo, ma è l’unico modo per educare alla libertà e per imparare che anche quando il servizio non è gratificante, quando l’impegno sociale non produce risultati immediati, quando la comunità fatica, partecipare è segno di maturità vera, non cercare conferme ma restare fedeli a una scelta.

Se l’orizzonte è la Partenza, allora la partecipazione non è un tema tra gli altri, può essere invece il terreno su cui la Partenza prende forma. Perché la Partenza è la direzione verso cui accompagniamo a diventare uomini e donne capaci di abitare il mondo con responsabilità e speranza. È una scelta adulta, libera e consapevole, e quindi partecipare è già iniziare a partire.

Forse allora noi capi dovremmo chiederci più spesso: le nostre Comunità R/S sono palestre di protagonismo o luoghi protetti dove si rimane un po’ spettatori? Stiamo educando a una partecipazione che dura solo finché c’è entusiasmo o a una presenza fedele anche quando l’entusiasmo cala?

I nostri rover e scolte, oggi più che mai, hanno bisogno di adulti che credano davvero che la loro voce conti. Che camminino al loro fianco e sappiano comunicare con chiarezza che il mondo è complesso, ma ci si può stare dentro in modo pieno. Non in modo perfetto, ma pieno e felice, secondo i valori della Promessa e del Vangelo.

Partecipazione è allora vivere fino in fondo il nostro essere cristiani, è avventurarsi nei tempi e negli spazi aperti e generativi, ma anche incerti della fede.

Tutte le volte che i nostri rover e le nostre scolte ci mettono il cuore, di fronte agli appelli della storia e del vivere quotidiano, sono chiamati a un fattivo coinvolgimento, a diventare protagonisti della loro relazione con Dio: “ci impegniamo noi, e non gli altri, unicamente noi e non gli altri…”, con la consapevolezza della provvisorietà e imprevedibilità del vivere la fede come i discepoli di Emmaus. I nostri rover e scolte sono in cammino come loro, e a volte con un vissuto fallimentare, si allontanano da Gerusalemme “che è lo spazio dell’identità, della tradizione, dei pilastri fondanti della fede, una sorta di bussola della presenza di Dio” e nell’orizzonte della strada, quando tutto sembra ormai finito, grazie alla presenza del Maestro di Nazareth, nasce la speranza di un incontro.

Partecipare in fondo è questo “scegliere di restare dentro la vita”, con tutto quello che comporta. E il nostro compito di capi è accompagnare i rover e le scolte a fare questo passo. Con fiducia e con il coraggio, noi per primi, di non tirarcene fuori.

 

[Foto di Francesca Santeusanio]
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