Partecipare all’avventura, prendersene cura

di Michela Serena Abati, Iacopo Portaccio, p. Diego Mattei sj - Incaricati e Assistente ecclesiastico nazionali alla Branca E/G

Al centro del tavolo la mappa è ancora srotolata, segnata dalle pieghe e dall’umidità dell’ultima uscita. Non è una semplice bozza, ma il perimetro entro cui il consiglio di impresa sta provando a tracciare le direzioni per l’impresa.

Ogni segno, ogni tratto, ogni parola non è solo un appunto tecnico. Poco alla volta quella mappa sta iniziando a raccontare i passi che ciascuno può compiere, le intuizioni nate e le direzioni da scoprire: le responsabilità da assumere, le opportunità in cui ciascuno può mettere in gioco capacità e desideri perché quella diventi davvero un’opera corale.

Quel piccolo gruppo di ragazzi e ragazze sta custodendo il sogno di tutti e prova a cercare la strada perché possa diventare reale. Perché non si perda, con il coraggio e la fatica di confrontarlo con la realtà: scegliere ciò che è essenziale, ciò che è necessario, accettare che alcune idee cambino forma per essere davvero realizzate.

Probabilmente dovranno fare i conti con il riconoscere che qualcosa sarà più difficile del previsto. Che servirà più tempo. Che ciò che piace loro non coincide con ciò che il reparto ha scelto insieme.

È il momento in cui il sogno incontra la realtà.

Ma ritrovarsi lì, intorno a quella mappa ancora incompleta, non significa solo prendere parte a decisioni organizzative. Non si tratta soltanto di stabilire quali passi fare, quali materiali servono, chi si occuperà delle diverse parti del progetto.

Nel consiglio di impresa accade anche qualcosa di più profondo.

Davanti a quel foglio stropicciato non si stanno solo distribuendo dei compiti. Ci sono i volti degli esploratori e delle guide, il desiderio di intuire il passo che ciascuno può compiere nel proprio sentiero. Chi può mettersi alla prova? Chi può scoprire una capacità nuova? Chi può mettere a disposizione una competenza conquistata?

Perché ogni posto d’azione non serve solo a far funzionare bene l’impresa. È soprattutto un’occasione di crescita per ciascuno. Quella mappa è il modo per dire che in reparto c’è spazio per il passo di tutti. Ognuno potrà trovare il proprio pezzo dentro l’impresa. Tutti saranno partecipi del sogno comune.

Per i piedi teneri partecipare alla vita del reparto significa soprattutto esserci. Essere presenti alla riunione, all’uscita, all’impresa. Vivere con curiosità ed entusiasmo ciò che accade.

Con il tempo partecipare diventa prendere parte: proporre un’idea, contribuire alla realizzazione dell’impresa con le proprie competenze. Ciò che la squadriglia e il reparto vivono non è deciso da altri, ma costruito insieme.

Poi, crescendo, accade che la partecipazione smette di essere solo presenza o collaborazione e diventa responsabilità.

Partecipare significa infatti accorgersi degli altri: decidere non in funzione del desiderio personale, ma tenendo nella mente e nel cuore tutti gli altri. Capire che se qualcuno non riesce, l’impresa si ferma. Che se qualcuno resta indietro, non è davvero un successo. Che se su quella mappa non può essere tracciato il sentiero di ciascuno, allora l’impresa non sarà davvero di tutti.

Davanti a quella mappa stropicciata gli esploratori e le guide iniziano a sperimentare qualcosa di nuovo: partecipare non è più solo esserci perché l’impresa entusiasma – partecipo perché mi piace – ma esserci per prendersi cura degli altri – partecipo perché è importante per gli altri.

E allora partecipare significa anche restare quando le cose non vanno come immaginato. Quando l’impresa richiede più fatica del previsto. Quando il sogno deve cambiare strada per poter continuare a camminare.

È una scoperta che riguarda la vita. Perché partecipare non significa esserci solo quando tutto funziona o quando l’entusiasmo è alto. Significa restare, assumersi responsabilità, contribuire perché qualcosa possa esistere per tutti.

Forse è proprio questo che sta accadendo, quasi in silenzio, intorno a quel tavolo. L’impresa che nascerà sarà probabilmente diversa da quella immaginata all’inizio. Ma lungo il cammino sarà accaduto qualcosa di ben più importante: qualcuno avrà scoperto che partecipare è vivere l’avventura insieme.

Ma è soprattutto costruirla insieme e prendersene cura, anche quando chiede fatica.

 

[Foto di Rachele Ferrè]
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