Partecipare viene dal latino participāre: pars significa “parte”, capere “prendere”. Significa letteralmente “prendere parte”. Non stare a guardare, ma entrare nella storia. Una parola semplice, ma tutt’altro che comoda. Perché partecipare non vuol dire assistere, osservare o commentare da fuori. Vuol dire entrare dentro le cose, sentire che ciò che succede attorno a noi ci riguarda davvero. Vuol dire scegliere di non restare in panchina. Oggi è facile restare spettatori: passare da un video all’altro, scorrere storie, mettere un like, scrivere un commento, indignarsi e poi continuare a scorrere. Tutto succede sullo schermo, mentre noi restiamo seduti dall’altra parte. Partecipare è diverso. È un verbo che richiede coraggio e presenza. Chiede di alzare lo sguardo dal telefono, guardarsi attorno e mettere qualcosa di proprio: tempo, energia, idee, attenzione, cuore. Chi vive lo scautismo lo conosce bene. Non si partecipa solo quando si prende la parola o si organizza qualcosa. Si partecipa anche quando si porta uno zaino più pesante, si tende una mano a chi è in difficoltà, si ascolta un compagno che fatica, si condivide una responsabilità nella propria comunità. Partecipare alla vita significa capire che il mondo non è uno schermo su cui scorrono immagini da guardare, commentare o “mettere like”, ma una rete reale di relazioni in cui siamo chiamati a lasciare un segno concreto. Vale anche per i gruppi scout e le comunità parrocchiali. La Chiesa, vista da vicino, non è fatta di strutture o regole: è fatta di volti, gesti concreti e relazioni. Di mani che aiutano, luoghi che accolgono, persone che si prendono cura gli uni degli altri. È vita condivisa. Partecipare ha molto a che fare anche con una parola piccola ma potente: “credo”. Quando nella Messa diciamo il Credo, non ripetiamo solo una formula imparata a memoria. Facciamo una professione di fede. Stiamo dicendo: io ci sto. Credo che questa speranza valga la pena. E scelgo di farne parte. Pronunciare il termine “credo” significa dare fiducia, riconoscere un valore, metterci la faccia. Anche gesti concreti, come sostenere economicamente la Chiesa attraverso l’8xmille, possono essere un modo di partecipare alla vita della comunità. Non è solo una scelta tecnica o fiscale: è un modo reale di aiutare persone fragili, famiglie, giovani, anziani, comunità intere. È una firma, certo, ma prima ancora è dire “non resto fuori, voglio esserci anch’io”. Chi ancora non può firmare può partecipare in mille altri modi: aiutando, ascoltando, dando una mano, mettendosi in gioco con tempo e idee. Tutti gesti concreti che sostengono il bene comune. Partecipare significa vivere secondo il motto di don Milani: “I CARE – mi riguarda, mi interessa, mi importa, mi sta a cuore”. Partecipare alla vita della comunità è questo: non restare in panchina mentre il mondo aspetta qualcuno che entri in campo. Non basta scorrere storie sul telefonino, mettere un like o commentare: partecipare vuol dire alzare lo sguardo dal display e mettersi in gioco nella realtà che ci circonda. Partecipare è scegliere di esserci, ognuno a modo proprio: con un servizio, con una parola giusta, con un gesto che fa la differenza. E tutto comincia da una convinzione semplice ma potente: credere che anche la tua parte può contare, che anche il tuo gesto, piccolo o grande, può fare la differenza.
[Foto di Andrea Pellegrini]
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