Visioni di futuro

di Chiara Bonvicini

Per attivare i gruppi sociali a immaginare il futuro senza vincolarsi inizialmente alle risorse che si hanno: quali spunti concreti per le nostre unità?

Nelle Comunità capi siamo abituati a progettare, ma siamo capaci, prima, di sognare insieme i futuri possibili? La progettualità che ci caratterizza dovrebbe essere il passo successivo al “sogno”; sarebbe un guaio, infatti, se ci ponessimo nell’ordine contrario a tracciare percorsi di basso cabotaggio, senza prospettive ampie, piegati sul computo pedissequo delle risorse con cui partiamo.

Saper immaginare insieme diversi futuri possibili, scegliere verso quali direzioni muoversi e collaborare non è una fantasia da sognatori delle fiabe, ma un approccio che anche le scienze umane oggi suggeriscono. È il caso, ad esempio, degli studi sugli “Scenari di comunità” del professor Rocco Scolozzi dell’Università di Sociologia di Trento, che si interroga sulla possibilità e necessità di attivare i gruppi sociali attraverso strumenti di consapevolezza e condivisione di valori e aspettative, dando a essi concretezza in “visioni”, “immagini di futuro” capaci di orientare nel modo più utile le azioni di oggi, di un presente che assume senso e direzione condivisi.

Se volessimo esprimere tutto ciò con il nostro linguaggio, potremmo dire semplicemente con B.-P “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Questi studi parlano, in modo simile, della capacità di essere lungimiranti e suggeriscono varie modalità per sognare insieme. Ad esempio il Polak Game[1], un laboratorio di costruzione di scenari di futuro che chiede di esplicitare la propria visione rispetto ai futuri possibili della comunità, a qualsiasi livello essa si ponga, da quella più piccola a quella più ampia. Si tratta di immaginarne caratteristiche e particolarità, di riflettere insieme sui cambiamenti possibili in futuro verso il peggio o verso il meglio, infine su cosa si possa fare per influenzare i cambiamenti o le cause, per spostarsi verso lo scenario desiderabile o rimanervi nonostante i cambiamenti. Si conclude chiedendosi quali impegni prendersi per questo.

Infatti idee e sentimenti degli immaginari personali, organizzativi e culturali influenzano i futuri e le nostre relazioni; perciò abbiamo bisogno di incontrare gli altri lì dove sono e ascoltare le loro «storie», prima di poter creare un’immagine condivisa di futuro. La domanda “dove ti collochi?” in relazione ai futuri è la domanda fondamentale che dovremmo porci tutti, e più volte, perché coltivare la consapevolezza del panorama di immagini di futuro è la base della sfida culturale, politica e interpersonale di promuovere il cambiamento.[2]

«Investire sulla lungimiranza è l’àncora di salvezza di un mondo in estrema crisi.» Roman Krznaric

Costruendo visioni di futuro condivise è possibile promuovere il passaggio da essere cittadini indifferenti, che danno priorità alla «bolla del presente», all’utilità immediata, all’urgenza (lavorare, sopravvivere, avere), a essere cittadini lungimiranti, coinvolti dagli eventi lungo una traiettoria che cercano di decifrare, definendo un senso, responsabili nel riconoscere e trasmettere il passato e contribuire ai futuri nella ricerca di realizzazione, oltrepassando il presente e superando le forme di egoismo che la vita chiusa sull’oggi tende a dare alle persone.

Ciò significa possedere percezione e possesso del proprio tempo e quella che gli studi di quest’ambito chiamano Future consciousness, cioè «capacità condivisa di percepire il potenziale futuro del momento (presente)». I processi psicologici coinvolti sono l’auto-consapevolezza (auto-controllo, auto-responsabilità), la crescita (fisica, cognitiva, emotiva), la competenza e l’amore per l’apprendimento, la speranza, il coraggio, l’ottimismo, la passione, la creatività[3].

Occorre porsi in una prospettiva temporale (durata, senso, connettività…), possedere positive convinzioni su noi stessi, sugli altri e sul mondo, convinzioni che guidano le nostre azioni, come ottimismo, coraggio, motivazione, calma, ecc… Inoltre essere disposti a preoccuparsi per gli altri e prendersene cura immaginando futuri migliori; essere aperti alle alternative con immaginazione e curiosità; adottare il pensiero sistemico, come modo di leggere la realtà e come paradigma per comprendere e interagire con la complessità (anziché escluderla e semplificarla acriticamente)[4].

Non si tratta di fare previsioni, per “indovinare” il futuro, ma di chiedersi a cosa bisogna essere pronti. Gli scenari sono descrizioni alternative del futuro incentrate su un problema strategico specifico, che ci aiuta a comprendere le incertezze che ci attendono, cosa potrebbero significare e come possiamo rispondere.

Nel processo di definizione del Progetto educativo di Gruppo, ad esempio, o nell’affrontare qualche aspetto di impostazione generale dei percorsi della comunità, così come nell’attivare processi di cambiamento nelle comunità parrocchiali o sociali in cui ci muoviamo, saper immaginare i futuri possibili ci può aiutare a comprendere il contesto in modo più ampio, a includere l’incertezza, a rendere esplicite le assunzioni-chiave e ad affrontare rischi nascosti, a definire i contesti per lo sviluppo e la verifica di opzioni strategiche. Abbiamo un veicolo per maggiore comunicazione e apprendimento condiviso, la possibilità di creare un forum per raccogliere opinioni da tutte le parti di un’organizzazione, scoprendo idee non convenzionali, costruendo un allineamento di senso tra le persone.

Tenere alto lo sguardo sull’orizzonte, sulle visioni dei futuri possibili, e progettare con una direzione chiara e condivisa ci renderà capaci di essere davvero utili e di moltiplicare le forze, convocare altri, coinvolgere e fare rete, attivando la comunità più ampia del territorio a cui apparteniamo.

 

 

[1] Cfr. Polak, F. L. (1973). The images of the future

[2] Hayward, P., & Candy, S. (2017). The Polak Game, Or: Where Do You Stand? * Journal of Futures Studies. Journal of Futures Studies, 22(2), 5–14.

[3] Cfr. Ahvenharju, S., Minkkinen, M., & Lalot, F. (2018). The five dimensions of Futures Consciousness. Futures, 104, 1–13

[4] Cfr. Rocco Scolozzi, Il pensiero sistemico e/è cooperativo: approcci alla complessità e strumenti per navigarla, Impressioni Grafiche, 2024

 

[Foto di Federica Marseglia]

 

 

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