Sognare è una cosa seria

di don Enrico Garbuio Assistente pastorale e spirituale del Sovvenire - CEI

I sognatori sanno sorprendere chi li considera ingenui o illusi. La Bibbia ne offre un esempio emblematico: Giuseppe. «Mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore». Non si tratta di evasione o di fuga dalla realtà, ma di un sogno capace di cambiare la storia. Giuseppe sogna e, proprio per questo, si sveglia dal sonno: prende una decisione, accetta il rischio, si mette in cammino. Quel sogno diventa responsabilità.

Il sogno non va confuso con l’astrazione inconcludente di chi si chiama fuori dalla vita per costruirsi un mondo a parte. Al contrario, sognare spalanca l’esistenza a progetti che non stanno dentro la camicia di forza dei compromessi e delle regole scritte da altri. È solo sognando che si può immaginare ciò che ancora non esiste e che molti giudicano inutile, troppo faticoso o irrealizzabile. È così che si apre lo spazio per un cambio di orizzonte, per un’idea nuova, per una parola che il mondo non conosce ancora. L’inaudito diventa possibile. Nel silenzio generato dal sogno, Dio può parlare. Raggiunge il cuore di chi non si accontenta e mostra che l’impossibile è tale solo per chi si rifugia nel prudente realismo. In questo modo crollano i castelli di carte del calcolo e della convenienza.

Chi sogna può essere scambiato per un ingenuo, ma custodisce il segreto che continua a muovere le persone, ogni giorno, nonostante le difficoltà: la speranza. Quando si smette di sognare, infatti, si smette anche di sperare. Ci si adatta a una vita al ribasso, a un futuro già deciso, e si finisce per proporlo anche ai più giovani, come se non ci fossero alternative. Giuseppe, invece, non si accontenta. È giovane, e proprio per questo si fida di un sogno che capovolge i suoi piani. E una volta desto, «fece come gli aveva ordinato l’angelo». Un sognatore affidabile. I sogni veri non addormentano: svegliano. Indicano una direzione, spingono ad andare oltre. Sono come stelle, capaci di orientare il cammino di un’umanità sempre più abituata ai sogni della tranquillità, quelli che rassicurano ma immobilizzano, che trasformano il coraggio in comodità. È alle stelle che oggi qualcuno ha scelto di tornare a guardare.

A Torino, don Luca Peyron, anche assistente del Gruppo Torino 110, ha installato un telescopio sul tetto della parrocchia, trasformandolo in un luogo di incontro per giovani e adulti. Non per fuggire dalla terra, ma per imparare ad abitarla meglio. Attorno a quel telescopio nascono stupore, domande, confronti. Si parla di futuro, di scelte, di progetti. Le stelle diventano linguaggio di sogno e ponte tra fede e scienza, invito ad allargare lo sguardo oltre l’orizzonte corto del presente. In quelle notti condivise si riscopre che sognare non significa rinunciare al realismo, ma praticarne uno più grande. Che il futuro non è qualcosa da subire, ma da costruire. Che Dio continua a parlare anche oggi, forse non solo nei sogni notturni, ma nello stupore di uno sguardo che non si accontenta. Come Giuseppe, come quei giovani affacciati al cielo, chi sogna davvero non si sottrae alla storia: la cambia. Perché i sogni autentici non fanno dormire di più, ma svegliano alla responsabilità di un futuro diverso, possibile, umano. E, sorprendentemente, più vero. Sosteniamo chi, come don Luca, accompagna e incoraggia i giovani a sognare. Sostenere economicamente i sacerdoti è un gesto concreto di gratitudine e di affetto. A tutti coloro che vivono i gruppi Scout AGESCI dico: partecipiamo al sostegno dei nostri assistenti con un’offerta all’Istituto Centrale Sostentamento Clero. Possiamo farlo utilizzando il bollettino di conto corrente postale intestato all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, disponibile alle porte delle nostre chiese, oppure inquadrando il QR-Code nella locandina qui sotto.

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