“Negli ultimi anni il contesto è profondamente cambiato. La pandemia, le guerre, la crisi energetica e la tensione geopolitica hanno trasformato il modo in cui i giovani guardano alla realtà. L’incertezza non è più solo una sensazione, ma una condizione stabile. Le sfide educative che ne derivano sono profonde. La prima riguarda la speranza: come restituire ai giovani la possibilità di immaginare il futuro, di nominarlo con fiducia e desiderio. Senza speranza, subentra il cinismo, e con esso l’incapacità di progettare. La seconda sfida è ricostruire il “noi”. Dopo anni di isolamento, individualismo e pandemia, il rischio è che il senso collettivo vada perso. Eppure solo dal noi può nascere un cambiamento reale: senza comunità non c’è politica, non c’è solidarietà, non c’è possibilità di incidere sul mondo. Un terzo punto tocca direttamente gli adulti: essere guide senza pretendere di essere modelli. Il modo di vivere degli adulti – spesso centrato sul consumo e sulla competizione – ha mostrato i suoi limiti. Serve il coraggio di cambiare prima di tutto se stessi, per proporre ai ragazzi stili di vita più sobri, giusti e sostenibili. Infine, l’incertezza. Non è un nemico da sconfiggere, ma una condizione da abitare. Accettarla significa riconoscere che proprio nell’incertezza c’è spazio per la libertà, per l’improvvisazione, per la creatività. Nella vita, come nello scautismo, non si cresce solo eseguendo compiti, ma imparando a muoversi con fiducia anche quando la direzione non è nitida. La generazione di oggi chiede rispetto: rispetto delle differenze, delle identità, delle storie personali. Costruire contesti educativi inclusivi significa imparare a convivere con la pluralità, ad ascoltare, a lasciare spazio. Anche gli adulti sono chiamati a imparare da questi ragazzi, che spesso hanno più esperienza di convivenza nelle differenze. In fondo, questa è una stagione educativa straordinaria. Non siamo più chiamati solo a trasmettere conoscenze, ma a scoprire insieme come stare al mondo, con coraggio, curiosità e speranza”. (dall’intervento di Stefano Laffi, sociologo, fondatore di Codici. Bracciano, 27 settembre 2025).
Con i preziosi stimoli contenuti in queste parole abbiamo lanciato il percorso Orizzonte Partenza: abitare il futuro con Speranza! Un cammino associativo di riflessione sulla Partenza, l’orizzonte educativo che coinvolge tutte le capo e i capi nell’ottica della progressione personale unitaria. In Consiglio generale l’Associazione ha avvertito il bisogno di interrogarsi sul significato della Partenza nel tempo che stiamo vivendo. Non come modello astratto, non come passaggio formale, ma come passaggio di vita in un cammino volto a crescere nella comprensione di sé.
Che sfida è, oggi, per i rover e le scolte, vivere i valori della Promessa, della Legge e del Vangelo e rendere testimonianza delle proprie scelte in ottica di Partenza? La Partenza è il tempo in cui una persona impara a riconoscere la propria direzione, a dare nome ai propri desideri, a confrontarsi in modo consapevole con le scelte che la attendono. È lo spazio in cui libertà e responsabilità iniziano a intrecciarsi in modo stabile e duraturo.
Cosa significa oggi accompagnare un giovane a riconoscere le proprie risorse, ad abitare la libertà senza smarrirsi, a custodire e trasformare il progetto di vita che sta costruendo? Come testimoniamo che i valori della Promessa, della Legge e del Vangelo sono un traguardo per la vita, la nostra scommessa per il futuro che ci attende?
Sì, perché la Speranza nel futuro la si organizza e la si costruisce, dipende dal nostro sguardo e dal nostro impegno, oggi, nel progettare con consapevolezza e responsabilità, nello scegliere con coraggio di essere scout e cristiani nella vita di ogni giorno. Se crediamo che un mondo migliore sia possibile, come ci impegnano ogni giorno per accompagnare i rover e le scolte a coltivare sogni e a costruire il loro futuro di Speranza?
Buona strada a tutti noi!
[Foto di Valeria Leone]
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