QUEL RUMORE DI SOTTOFONDO

di Angelo Giordano

Ascoltarsi, prima che i “troppi” impegni stonino

Ci mancava solo il corso di pronto soccorso.

«C’è anche la parte di disostruzione pediatrica». Butta lì la capo gruppo.

E un capo L/C che pregusta le VDBC da 2 anni non può, semplicemente, ignorare la moral suasion della faccenda…

«Ma all’incontro formativo sul tema di orientamento sessuale, identità di genere e Chiesa ci vieni?», insinua quel quadro regionale così in gamba…

«Ciao Babbo Scoiattolo». Mi scrive Arcanda: «Ci sei alla riunione della Rete Regionale Cerchi?»

Eccomi, eccomi sempre.

Beh. Quasi.

Un vecchio detto della CIA, probabilmente apocrifo, recita(va): “Esistono spie anziane e spie temerarie. Non esistono spie anziane e temerarie”. Ditemi voi se uno qualunque dei tre eventi scout (reali) presi a esempio possa essere oggettivamente considerato inutile per il servizio di un capo ai suoi ragazzi. Possiamo girarci attorno tutte le volte che volete. Partecipare a tutti gli eventi che toccherebbero a un capo è bello quanto gravoso. Immagino che star dietro a tutto tutto non sia impossibile, ma: per quanto tempo?

Ed eccolo lì il rumore di fondo.

Negli occhi rovesciati in alto alla fine della riunione di Comunità capi (o leggendo la relativa chat Whatsapp) in cui si scopre che anche la settimana successiva l’AGESCI, da buon dio geloso, si vorrebbe portar via altre due serate. Nel realizzare che a quell’incontro, proprio perchè è un incontro con chi ci sostiene e ci affianca, tu ci saresti voluto andare ma ti è impossibile. Staff, Comunità capi, parrocchia, zona, territorio, genitori e tocca pure leggere la stampa associativa!

Ma non si supera il rumore di fondo scorrendo nervosamente lo schermo del cellulare pensando: “Non vorrei essere qui”. Né porta frutto fare un discernimento frettoloso che cataloghi opportunità per se stessi e i ragazzi come “incompatibili” con gli impegni personali e familiari di ognuno. Il rischio più triste è relegare nel rumore di fondo della quotidianità un’ottima musica la cui esecuzione, però, dopo sereno e fraterno confronto con gli altri, sta sempre e solo al singolo capo e non può essere soggetta a giudizio di terzi, che siano lo staff, la Comunità capi o B.-P. che ti compare in sogno.

Più in là nel numero troverete, a pagina 31 e qui sul porta di PE, un box riassuntivo sulla struttura associativa per aiutarci a ragionare su questa piccola galassia di eventi attorno a cui tutti noi orbitiamo.

Non c’è modo di stabilire un livello oggettivo sopra o sotto il quale si è buoni o cattivi capi. Le attività di staff, Comunità capi e Zona sono tutte tessere del puzzle che compongono il nostro servizio. L’attività più semplice richiede una consapevolezza profonda (che è cosa ben diversa dall’istruzione pratica) della complessità di ogni azione educativa.

Formazione ed esperienza possono arrivare fino a un certo punto. Per andare oltre è indispensabile il confronto e il sentirsi comunità, diventando strumenti in accordo con gli altri nella sinfonia dello scautismo.

Perchè tutte le volte che sono riuscito ad incastrare, come per magia, le cose, io sono stato bene. Sempre. Dalle sveglie antelucane per le assemblee regionali nel cuore della Basilicata alle frustranti ricerche del parcheggio nei dintorni di una parrocchia bolognese per l’assemblea di Zona, io ho trovato sempre, sempre, sempre, il mio posto in quel coro a cui c’è solo bisogno di affacciarsi per far parte della melodia.

Ma se le tessere non si incastrano?

Ti chiedo, capo: come decidi se un evento per te è irrinunciabile o meno?

Personalmente, mi regolo in base alla melodia del servizio, cercando di ascoltarmi e capire perché un impegno mi pesa, se ho bisogno di ricaricare le pile o di togliermi dalle scarpe quel sassolino sulla Comunità capi che … probabilmente mi rende indigesta l’ulteriore riunione…tenendo conto – nel mio caso – anche del barometro familiare: con un po’ di autoironia, sostengo da tempo che l’associazione degli avvocati divorzisti potrebbe serenamente essere ospitata a un certo civico di Piazza Pasquale Paoli, Roma. Se quella riunione in più rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso di una quotidianità ostile, naturalmente declino senza rimorso.

A meno che sia la stessa Associazione a venirmi incontro, che so, organizzando a vari livelli otto eventi in sette giorni o piazzandoli serenamente in orario di ufficio di giorni feriali (sic.).

E il rumore di fondo della quotidianità è sempre meglio del silenzio della rinuncia, purchè si riesca, come direbbe Cocci, a mantenere il proprio impegno di capo.

Che non è la somma degli eventi.

Lo so, lo so, si deve sempre volare alto, buttare il cuore oltre l’ostacolo se no …

Ma oltre una certa quota manca l’ossigeno e troppo in alto volano solo i palloni gonfiati.

Che, prima o poi, scoppiano.

Qual è la tua canzone del servizio? Si sente bene o è disturbata da rumori di sottofondo?

[Foto di Alessandro Gregnanin]

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