Quanti modi per dire sì alla vita

di Chiara Bonvicini

Essere presenti significa mettersi in gioco, accogliere fragilità e costruire legami autentici, dentro e fuori l’esperienza scout. Il “sì” diventa così impegno quotidiano, apertura agli altri e ricerca di senso, anche nella relazione con Gesù.

Shakespeare, Amleto, atto III. scena I.

Essere o non essere: questo è il problema:

se sia più nobile all’animo sopportare gli oltraggi,

i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna,

o prender l’armi contro un mare di problemi

e combattendo disperderli.[1]

Esserci o non esserci; lottare o stare passivi; partecipare o stare nel flusso del nulla?

Le parole di Amleto mi fanno da sfondo, oggi, mentre penso al dubbio che accompagna anche i nostri giorni.  Il dubbio radicale sul senso del “sì, ci sto!”. Ci sto a vivere, a dare, ad amare, a restare, ad andare, ad aspettare, a tornare, a soffrire, a provare, ad ascoltare, a parlare, a spendermi. Quanti modi per dire sì alla vita!

È la fatica di esserci nella propria storia, di farsene carico davvero, di starci. Partecipare è dire quel “sì” e riuscire a trovare uno spazio nel cuore per amare e avere fiducia.

E non è un dubbio solo di noi capi e capo, lo leggiamo anche negli occhi dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze. Lo sentiamo in certi silenzi, lo ascoltiamo in certe confidenze inattese, lo intuiamo nelle irrequietezze che ci sembrano irragionevoli, ma che poi scopriamo avere molte ragioni profonde, molte emozioni da dire.

È mettersi in gioco nelle relazioni, in quelle della famiglia, degli amici, dei fratelli scout grandi e piccoli. Relazioni che mettono alla prova, fanno temere di sbagliare e di non essere perdonati, fanno sperare di avere e ricevere pazienza, costanza, memoria, fedeltà, senza sapere prima se sarà così. È partecipare alla vita di chi è piccolo e fragile, sentendosi a propria volta fragili, incompleti. Stare, cogliere ciò di cui ognuno ha bisogno, ascoltare e ascoltarsi.

Dire il proprio “sì” alla vita che ci è data, alla realtà che viviamo, innamorarcene, amarla, prendercene cura e renderla più bella. Anche nelle difficoltà, nell’incomprensione e nella fragilità portare con sé un po’ di luce, essere pronti a rinascere. Partecipare alla vita degli altri e con gli altri è camminare insieme e accompagnarsi, in una moltiplicazione capace di sollevare e costruire fraternità. Attraversare insieme i tanti no della paura, dello scoraggiamento, l’ansia di crescere in un mondo complesso, di ricevere la richiesta di essere perfetti, ma di sapere di non esserlo.

Partecipare alla vita e al mondo è amare anche chi è differente, ci disturba e ci interroga perché rappresenta tutte le possibilità che non conosciamo, ci chiede di trovare parole nuove, capaci di esprimere valori condivisi, per costruire insieme una società più umana, in cui ciascuno possa sentirsi di casa. Partecipiamo alla vita di tutti e desideriamo che quel mondo nuovo sia per tutti, ci sta a cuore la costruzione di una società giusta per tutti. Quel “sì” alla vita apre i nostri gruppi scout e li connette con l’impegno di altri gruppi e associazioni nei diversi territori delle realtà che abitiamo, anche quando l’incontro non è semplice e occorre confrontarsi con attenzione, lasciare qualcosa di noi per fare spazio a ciò che è comune.

Talvolta la partecipazione che scopriamo più difficile è quella alla vita dell’Altro in assoluto, che è Dio. Dal sì di Abramo a quello di Maria nasce sempre vita dalla relazione con il Dio di Gesù Cristo. Il nostro è un Dio creatore, presente, vivo, vicino, amante. Lui per primo ci dice “sì” e cammina con noi. È quel suo “sì” detto prima, che può rendere tranquillo il nostro cuore, saldo il nostro piede mentre diciamo il nostro piccolo “sì”. “Ci sto ancora a cercarti, Signore, a leggere la tua Parola, a interrogarti, ad arrabbiarmi con te, ad amarti anche mentre non capisco”. Anche la fede è un “sì” alla vita.

Tante volte torniamo a dire “sì” all’impegno quotidiano del servizio. Scegliamo di rimboccarci le maniche e metterci a disposizione, aprire il cuore ancora ad altri bambini e bambine, ragazzi e ragazzi, ad altri capi e capo. Nella società attuale sentiamo la fatica di rallentare per ascoltare e capirci meglio: non sarebbe nel nostro stile dare per scontato di sapere già tutto senza ripensarlo, fare per fare e non andare in profondità, tenere lo sguardo basso e non alzarlo sull’orizzonte.

Pensiamo alla difficoltà di essere fedeli agli impegni presi, di dare continuità al servizio, di partecipare attivamente nel prendere le decisioni e poi realizzarle, di comunicare con rispetto. Nell’esperienza scout possiamo vivere insieme quei piccoli “sì” che preparano ai grandi “sì” della vita, possiamo sognare, progettare, fallire, ricaricarci e ripartire, trovare il senso del cammino, la forza della comunità, la luce che ci guida. Gioco, avventura e servizio, per imparare a vivere giochi, avventure e servizi più grandi.

E noi capi e capo sappiamo ascoltare i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze? Sappiamo fare spazio, spendere tempo, accogliere le domande di senso, gustare insieme fatica e bellezza? Il nostro cuore risponde? Sappiamo ospitare i ragazzi nel cuore? Sono parte di noi? Siamo parte di loro?

Sì, vogliamo esserci, vogliamo stare, vogliamo camminare uno accanto all’altro, mentre insieme facciamo domande al Signore sul senso del percorso, sul perché di ciò che accade, sulle promesse della Scrittura e le delusioni del presente, sulla comunità dei credenti – la Chiesa, di cui sentiamo bisogno come di una casa.

Siamo testimoni dell’amore di Dio, che già ha portato il suo vento generativo nella nostra vita e che ci fa ardere il cuore. Il nostro “sì” è significativo e proviamo a dirlo insieme di nuovo ogni giorno anche con i ragazzi e le ragazze che camminano con noi. Abbiamo questa speranza e questa fiducia a guidarci. Ognuno porterà il suo sì, per costruire la strada anche con il proprio ciottolo, per portare quel pezzo di pane, per contribuire con il proprio pezzo di amore.

 

[1] W. Shakespeare, Teatro completo, a cura di G. Melchiori, vol. III, I drammi dialettici , Milano, Mondadori, 1981.

 

[Foto di Gianluca Poli]

 

 

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