don Andrea Turchini – Assistente Generale
Il tema della frontiera mette in gioco due dimensioni molto importanti della nostra persona: l’identità – il chi siamo – e l’incontro con l’altro/a. Queste due dimensioni – come ognuno/a di noi ha sperimentato – dialogano tra loro fin dai primi anni della nostra vita e gli incontri che facciamo, sia quelli positivi sia quelli traumatici, contribuiscono alla formazione della nostra identità. Per Gesù, Figlio di Dio venuto nella carne e vissuto tra noi come uomo tra gli uomini, è avvenuta la stessa cosa. Proviamo a vedere come l’identità di Gesù si è formata a partire dalle frontiere che ha abitato e su cui ha camminato.
- Lui che era Dio si è fatto uomo: non lo ricordiamo spesso, ma la prima frontiera che Gesù ha vissuto è quella che segna il confine tra la sua divinità e l’umanità che ha scelto di condividere in tutto e per tutto con noi. Molti autori parlano di un vero e proprio “esodo” vissuto dal Verbo nella sua incarnazione. Questa frontiera è stata abitata da Gesù nella sua famiglia, accompagnato dai suoi genitori; nel suo villaggio di Nazareth, condividendo la vita con i suoi coetanei, imparando lì a essere uomo e diventando quell’uomo che tanti hanno potuto conoscere e di fronte al quale si stupivano.
- La “Galilea delle genti”, terra di confine: Gesù ha vissuto moltissima parte della sua vita e del suo ministero in un contesto geografico che si trovava al confine settentrionale della Palestina, in un territorio di ampia contaminazione etnica e culturale. Gesù, pur essendo cresciuto in una famiglia di pura tradizione giudaica, è stato abituato fin da piccolo a incontrare persone diverse nell’esperienza della fede, vivendo in un contesto plurale.
- La frontiera dei peccatori e degli indemoniati: molti passi del Vangelo ci mostrano Gesù a tavola con persone che sono ritenute pubblicamente dei peccatori (soprattutto pubblicani come Levi e Zaccheo); tali frequentazioni suscitano mormorazioni e scontri con i farisei che, per dimostrare la loro rettitudine, si tenevano alla larga da certa gente. Gesù si presenta come medico chiamato a guarire. Pensiamo poi ai suoi incontri con persone possedute da spiriti impuri, che nella loro condotta si mostrano quasi disumani: Gesù li accoglie e li libera entrando in dialogo con quegli spiriti tormentati e segnando i confini della loro azione.
- La frontiera della malattia e della morte: il Vangelo è intessuto di racconti di incontro con malati e malate gravissimi, in condizioni disperate: Gesù si fa vicino, mostra compassione, tocca perfino i lebbrosi e libera dal male, spesso facendosi carico delle conseguenze di quegli incontri (viene considerato impuro perché tocca i lebbrosi). Molto commoventi gli incontri con i genitori che hanno perso dei figli (Giairo, la vedova di Nain); Gesù è in totale empatia con queste persone e le guida a riconoscere il volto di un Dio che vuole la vita.
- La frontiera delle donne: Gesù ha vissuto in un contesto segnato da rigidissime separazioni di genere; alle donne non era permesso frequentare le scuole rabbiniche, eppure tra i suoi discepoli ci sono diverse donne e sono fortissime le amicizie che ha vissuto con alcune di esse (Marta e Maria di Betania, Maria di Magdala).
- La frontiera degli stranieri: al tempo di Gesù la Palestina era terra occupata militarmente dai Romani. Gesù vive e condivide la differenza che caratterizza Israele rispetto a tutti i popoli, ma si lascia colpire dalla fede semplice e schietta del centurione di Cafarnao e della donna siro-fenicia, entrambi venuti da lui per domandare la guarigione di persone amate.
Durante la sua vita e il suo ministero Gesù ha abitato diverse frontiere che gli hanno permesso di crescere nella consapevolezza di chi fosse e di cosa fosse stato chiamato a vivere. La frontiera è stata per Gesù, come per noi, un luogo da abitare facendosi provocare dagli incontri vissuti per divenire pienamente ciò che era chiamato a essere: il Messia di Israele e il Salvatore del mondo.
[Foto di Gabriele Sansonetti]
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