Dove faremo la nostra tana oggi?

Rossella D’Arrigo, Stefano Venturini, don Raffaele Zaffino

Incaricati e Assistente Ecclesiastico Nazionali alla Branca L/C 

“Oggi più che mai, le frontiere, tutte le frontiere (quelle che dividono Paesi e popoli, quelle che dividono culture e religioni, le frontiere che dividono condizioni esistenziali), non sono linee da valicare, ma spazi da abitare, entro i quali spartire pezzi di vita, perché proprio sulle frontiere, su tutte le frontiere, oggi “sosta” tanta umanità”. – Saluto dell’AGESCI al Brennero – 28 maggio 2016 (presidenti Marilina Laforgia e Matteo Spanò) 

Ma come si può abitare una frontiera? Un luogo così precario e netto allo stesso tempo. A venirci in aiuto sono tre parole e il loro significato più profondo: limen, limes e cum finis. Il limen, in latino indica una “linea di demarcazione” nell’accezione di “linea di partenza”, la soglia, l’ingresso, l’entrata, come chi è al principio di un’impresa, sta per intraprendere un cammino, un’esplorazione che non sa dove lo porterà e chi gli farà incontrare. Il limes è il limite, indica il sentiero che fa da confine tra due campi, le pietre sacre che segnavano la separazione e l’appartenenza dei terreni. Corrisponde alla “frontiera fortificata”, un luogo che non si può superare, un luogo di difesa da una minaccia, e ancora, lo spazio dove poli opposti si scontrano.

“Se frequentare il ‘limen’ significa stare sulla soglia, decidere se entrare o rimanere fuori, tutto l’opposto è il ‘limes’, che è arroccamento sulle proprie posizioni, conservazione dello status quo, degradazione dell’altro a minaccia di invasione”. (U. Eco) 

Il cum finis è letteralmente il “luogo dove si finisce assieme”, dove si giunge e si intravede l’altro, ci si incontra. Il confine, dunque, è soglia o limite? È un inizio o una fine?
Confine allora vuol dire frontiera, dove ci si trova di fronte qualcuno e dove lo si può guardare negli occhi prima di decidere se farne esperienza da vicino, superando la soglia, o rimanere fermi sui propri pregiudizi, facendosi cioè bastare una conoscenza statica e preventiva. La frontiera è luogo dove so-stare (saper stare), un crocevia di arrivi e partenze: sguardi nuovi, curiosi, a volte impauriti o stanchi, pronti a ricercare un orizzonte di speranza; vicende da narrare e riscrivere per chi sente ancora il desiderio di ascoltare e mischiare la propria storia con quella altrui.

La “schiena” di Fratel Bigio è frontiera tra la Giungla e il villaggio degli uomini, in un tempo in cui Mowgli sente avvicinarsi il confine tra l’essere un lupo e un uomo, “Non ti dimenticherai che sei un lupo? Gli uomini non te lo faranno dimenticare?” chiese Fratel Bigio, con affettuosa ansietà.

“Mai. Mi ricorderò sempre che voglio bene a te e a tutti della nostra tana, ma dovrò anche tener presente che sono stato cacciato dal branco”.

È il luogo in cui due fratelli, fino a ora così simili, cominciano a scoprire le loro diverse nature e, nonostante ciò, provano a comprendere il ronzio del cambiamento per ritrovarsi in un incontro inedito e rinnovare il proprio legame.

Il volo di Cocci, prima, e delle altre coccinelle dopo di lei, è un viaggio tra le frontiere del prato, del bosco e della montagna e, da ultimo, il confine verso il mare, “qualcosa che le coccinelle non avevano mai visto: un’enorme massa di acque che dal blu intenso, gradatamente, sfumavano più chiare fino a confondersi con l’azzurro del cielo: il mare (ecco qual era il quarto segno tracciato dall’Aquila!)”.

Un mondo nuovo che fa paura, ma incuriosisce e apre orizzonti lontani da esplorare, dove scoprire casa o da riportare a casa.

La vita di branco/cerchio è esperienza di frontiera: dal primo momento in cui i bambini e le bambine varcheranno la soglia della tana o della sede avranno l’opportunità di giocare una quotidianità fatta di caratteri e indoli distinti, pensieri e idee disparati, sentimenti ed emozioni a volte simili e a volte opposti. Sul confine della personalità e dell’originalità di ciascuno, quei bambini che, pronunciando la loro Promessa, hanno scelto di abitare il confine, costruiscono relazioni in cui conoscersi e riconoscersi, lupetti e coccinelle uniti da una Legge che con lealtà si impegnano a testimoniare dentro il proprio branco/cerchio e sulle frontiere della loro quotidianità: famiglia, scuola, amici, ecc.

Perciò, ciascuno di noi può essere frontiera quando, provando a scrutare con sguardo nuovo e capace di stupore ciò che accade intorno, riesce a cogliere piccoli e semplici “miracoli”: la bellezza del condividere e del sentirsi Chiesa.

“Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare». Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qua».”

 

[Foto di Rachele Ferrè]

 

, ,
, ,

Nessun commento a "Dove faremo la nostra tana oggi?"

    Rispondi

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

    I commenti sono moderati.
    La moderazione potrà avvenire in orario di ufficio dal lunedì al venerdì.
    La moderazione non è immediata.
    I tuoi dati personali, che hai fornito spontaneamente, verranno utilizzati solo ed esclusivamente per la pubblicazione del tuo commento.