L’arte del nodo e del filo

di Rossella D’Arrigo, Stefano Venturini, don Raffaele Zaffino - Incaricati e Assistente Ecclesiastico Nazionali alla Branca Lupetti e Coccinelle

«Ora alla parola di Baloo, io voglio aggiungere un toro, un toro grasso ucciso di fresco a nemmeno mezzo miglio da qui, se voi accetterete il cucciolo d’uomo secondo la legge. Ci sono difficoltà?».

Nel racconto “I fratelli di Mowgli” c’è un’immagine che resta impressa nel cuore: il toro di Bagheera. È il dono con cui la pantera “compra” la vita di Mowgli e lo lega al branco.

«È stata una caccia lunga, ma adesso giace morto fra i cespugli… un toro di non ancora due anni… il toro che ti libera, fratellino. Tutti i debiti sono ora pagati…».

È ancora quel legame che, ne “La corsa di primavera”, permette al ragazzo di essere riconosciuto libero. Un intreccio che unisce appartenenza e libertà. Un legame che non trattiene, ma fa crescere.

Forse è proprio questa una delle peculiarità dell’Ambiente fantastico: tessere relazioni capaci di custodire e, insieme, di liberare. Relazioni che non stringono nodi per possedere, ma per accompagnare. Fili intrecciati con cura, perché ciascuno possa trovare il proprio passo, la propria voce, il proprio posto nella comunità di branco e cerchio.

Durante il Convegno Nazionale sull’Ambiente Fantastico “Da Filo a Trama” abbiamo ascoltato parole, silenzi, racconti, testimonianze. E forse ci siamo accorti che ogni formazione autentica nasce così: da vite che si intrecciano. Nessun capo cresce da solo. Nessuna comunità educante si costruisce senza pazienza. Nessuna Parola prende carne senza qualcuno disposto a camminare accanto. 

“Con un filo tra le dita aspetto solo tu mi dica: Posso fare un nodo e stare insieme a te?” (Con un filo! Paolo Favotti)

Questi versi di una delle canzoni del Convegno raccontano bene la delicatezza dell’incontro educativo. Nessun intreccio può essere imposto: ogni relazione chiede ascolto, consenso, fiducia. È il gesto semplice e profondissimo del vecchio lupo e della coccinella anziana che sceglie di esserci, di restare, di dedicare tempo.

Perché intrecciare la vita “forse costa un po’ fatica”, ma è proprio quella fatica condivisa a generare comunità. “Una trama variopinta”, fatta di storie diverse, fragilità, entusiasmi, limiti e talenti. Nell’Ambiente fantastico questa trama prende forma ogni volta che ciascun lupetto/lupetta o coccinella si sente accolto/a non per ciò che sa fare, ma per ciò che è. Ogni volta che qualcuno trova uno spazio dove poter crescere senza dover dimostrare nulla.

Ed è qui che l’immagine del tessitore incontra quella evangelica della Parola. Intrecciare la Parola non significa semplicemente parlarne o studiarla: significa lasciarla passare dentro le relazioni, dentro i conflitti, dentro la quotidianità concreta delle nostre comunità. Significa riconoscere che il Vangelo non è un filo separato dagli altri, ma ciò che tiene insieme la trama.

La Parola intrecciata nella vita diventa stile; diventa sguardo capace di vedere il fratello e la sorella accanto; diventa cura dei tempi fragili; diventa capacità di aspettare. 

“Non c’è fretta, resto ancora un po’ e camminerò al tuo fianco con il cerchio e con il branco…” (Non c’è fretta – Silver)

Ecco una delle intuizioni educative più preziose: non avere fretta. In un tempo che misura tutto sull’efficienza e sui risultati immediati, l’educazione continua a scegliere la lentezza delle relazioni vere: il tempo donato; le “notti in bianco” di chi accompagna; la pazienza di chi semina senza pretendere di vedere subito il raccolto. Essere tessitori di comunità significa allora imparare l’arte del filo e del nodo. Il filo collega, crea continuità, costruisce legami invisibili. Il nodo custodisce, tiene insieme, impedisce che la trama si sfaldi.

“Se il periodo di tempo che Cocci trascorse nel formicaio fu lungo o breve non ci interessa e tanto meno lei stessa si preoccupò di misurarlo. Tante erano le cose da fare e farle “insieme” le rendeva sempre nuove, come se mai prima di allora conosciute”. 

Un legame non nasce dal nulla, ma quando decidi di fermarti per qualcuno, come avviene nell’incontro con il formicaio: il punto nero che compare sul dorso di Cocci dopo aver trascorso del tempo con le formiche è il segno tangibile di quel legame. Ci insegna che le relazioni che costruiamo ci cambiano fuori e dentro: ogni persona per cui ci fermiamo lascia un segno indelebile sulla nostra “armatura”, rendendoci più completi. Ogni incontro aggiunge un tratto alla nostra vita. Ogni relazione rende più leggibile il senso del cammino.

È questo allora il cuore dell’Ambiente fantastico, la missione più bella affidata a noi vecchi lupi e coccinelle anziane: essere persone capaci di intrecciare senza imprigionare, di custodire senza possedere, di accompagnare senza sostituirsi. Artigiani pazienti di relazioni buone, donne e uomini che continuano a credere che un filo fragile, intrecciato ad altri fili, possa diventare una trama resistente. E che ogni storia, quando incontra altre storie, diventa più forte.

 

Foto di Daniele Di Bartolo

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