Il desiderio dei numeri qualunque

di Federica Palma

Cosa significa davvero “farcela da soli”? L’articolo riflette sul rischio di un’autonomia che isoli e sul bisogno profondo di un “posto caldo” dove abitare. Una sfida educativa per noi: preparare spazi interiori accoglienti, affinchè i ragazzi possano sentirsi visti, ascoltati e liberi di non essere soli.

“I numeri primi sono divisibili solo per uno e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie di numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo più in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari per questo Mattia li trova meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate di una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto la sera, quando la mente è troppo debole per raccontarsi bugie”.

In uno dei passi salienti di “La solitudine dei numeri primi”, Paolo Giordano con una metafora matematica ci spiega perché Mattia e Alice, i protagonisti di questa storia, sono destinati per qualche motivo a essere numeri solitari. Quello che colpisce è che nel buio della sera, quando la frenesia del giorno lascia spazio alla tranquillità e le cose si fanno più chiare, Mattia riconosce che anche a lui sarebbe piaciuto essere un numero qualunque. Mi domando dunque se ci sia veramente qualcuno che nel profondo desidera essere un numero primo, solitario e solo. Eppure la sensazione è che tutto intorno a noi ci spinga ogni giorno a imparare a farcela da soli. Possiamo fare acquisti online senza chiedere più consiglio al commerciante, possiamo fare un dolce senza dover consultare il ricettario della nonna, possiamo inviare lettere senza più recarci in posta. Non riesco a sfuggire al pensiero che questa autonomia che stiamo imparando ci renda a volte più soli e mi chiedo se la consapevolezza di potercela fare da soli sia sempre una grande conquista. La nostra esistenza non si basa forse sull’abitare presso qualcun altro? Sapere che c’è un posto per noi, un posto letto, un posto a tavola, un posto caldo dove sentire di poter stare. Sapere che c’è qualcuno che ci ascolta, qualcuno che ci dedica il suo prezioso tempo, non è di conforto?

E allora, se è vero che un posto così lo desideriamo, dobbiamo aver cura di prepararlo per qualcun altro. È un posto interiore che creiamo in noi per far spazio all’altro, è un posto che va predisposto affinché sia accogliente. Credo che sia la consapevolezza che questo posto in noi capi ci sia a spingere, dopo qualche giorno di strada, il rover a camminarci accanto per raccontarci qualcosa di sé. Come se quei passi percorsi insieme nei giorni precedenti avessero creato uno spazio in cui abitare. Sapere di avere qualcuno che ci sta accanto, qualcuno che si supporta nei nostri sogni, restituisce a noi e ai ragazzi la forza interiore di rivoluzionare le nostre vite e dare ancora un altro “calcio all’impossibile”. Per sognare ci vuole un posto caldo, uno spazio in cui i ragazzi sentono di avere il “permesso di soggiorno” nel cuore di chi cammina con loro.

La sfida per noi capi è allora quella di tenere aperto questo spazio per vivere l’esperienza di una relazione autentica. A noi spetta il compito di custodire la memoria di quel ragazzo, di scrivergli un messaggio anche se non lo vediamo da giorni per dirgli “ho un pensiero per te”. Un messaggio per fargli sapere che abbiamo fatto caso a lui, che abbiamo colto la sua insolita tristezza, che speriamo sia andato bene l’esame che lo preoccupava tanto. E proviamo ad avere il coraggio di non accontentarci di effimere risposte, cogliamo il sentire oltre le parole.

Tornando ad Alice e Mattia, quello che forse gli manca per poter accogliere il desiderio di essere numeri qualunque, è un posto caldo in cui abitare. Uno spazio in cui ci sia qualcuno che si prenda cura del loro vissuto. Raccontiamo allora ai ragazzi il bello di essere numeri qualunque, capaci di scomporsi, di stare con gli altri e per gli altri.

 

[Foto di Lucia Leoni]
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