Progettare
Agli uomini piace progettare e realizzare progetti. Realizzare un progetto dà un senso di controllo sulla realtà, che si modifica e prende forma sotto le nostre mani corrispondendo alle nostre idee. L’uomo, nella sua storia, è stato capace di realizzare progetti grandiosi che destano ancora ammirazione e stupore. Secondo la Bibbia le competenze artistiche e costruttive dell’uomo sono un dono dello Spirito di Dio che lo muove a realizzare con le sue mani e con il suo ingegno cose belle e utili (cfr. Es 35).
Può capitare però che i progetti degli uomini siano iniqui, che non favoriscano il bene dell’umanità, ma rappresentino piuttosto un’esibizione narcisistica (cfr. Est. 3) o corrispondano a quella cupidigia (cfr. 1Gv 2,16-17) che muove l’uomo a non riconoscere i limiti del suo operare, conducendolo a un agire irragionevole e con conseguenze drammatiche.
Un esempio molto chiaro nella Bibbia è nel racconto della Torre di Babele (cfr. Gen 11): quel progetto grandioso, di cui l’uomo è effettivamente capace grazie alla tecnologia, risulta fondato su un’idea di omologazione artificiosa (la stessa lingua e cultura) che annulla la ricchezza della diversità chiamata invece a incontrarsi nella comunione.
“Il progetto di Dio”
È un’espressione che spesso è stata abusata, divenendo causa di angoscia quando veniva applicata in modo deterministico nei percorsi vocazionali: «Se non compio nella mia vita il “progetto di Dio” cosa mi succede?». Possiamo affermare che questa prospettiva è assolutamente errata, perché non corrisponde allo stile di Dio che ci è stato rivelato in Gesù; egli invita alla sua sequela e chiama a sé, ma senza obbligare nessuno.
Se si vuole parlare di un progetto di Dio che riguarda il mondo e l’umanità, possiamo riconoscere che esso ha come unico obiettivo la salvezza di tutti gli uomini (cfr. 1Tim 2,3-4; Gv 6,39-40) e la condivisione con la creatura umana della sua stessa vita divina. Tale “progetto” è illustrato poeticamente da san Paolo nella Lettera agli Efesini (Ef 1,3-14) attraverso un grande inno di benedizione. Seguendo quanto afferma Paolo, potremmo riconoscere che Dio ha piuttosto un sogno: vivere in comunione con gli uomini; fare sperimentare agli uomini la vita in abbondanza (cfr. Gv 10,10), che altro non è che la sua santità ed eternità (cfr. Gv 1,12-13). Per realizzare questo sogno Dio tesse nella storia umana una trama di relazioni che, a partire da Abramo, ha come scopo quello di riconquistare la fiducia dell’uomo, perché questi possa vivere in comunione con Lui vincendo la paura e il sospetto, conseguenza e causa del peccato (cfr. Gen 3,1-10), che lo allontanano da Dio.
Dio parla nei sogni
Leggendo la Scrittura, ci sorprende che Dio parli all’uomo e si riveli spesso attraverso dei sogni. È accaduto a Giacobbe (cfr. Gen 28,10-22), a Giuseppe suo figlio (cfr. Gen 37,5-11),fino a Giuseppe sposo di Maria Vergine (cfr. Mt 1-2) e a san Paolo (cfr. At 16,9-10). Sembra che Dio prediliga i sognatori e scelga di coinvolgere nella trama delle sue relazioni privilegiate uomini e donne capaci di sognare, di andare oltre i calcoli fondati sul già noto, di accogliere la sfida dell’inedito per aprire strade nuove.
“Custodi di sogni”
Se nella nostra azione educativa è saggio progettare con attenzione quanto proponiamo alle ragazze e ai ragazzi che camminano con noi, non dobbiamo dimenticare che Dio si rivela nell’imprevisto e, spesso, ci chiama a seguirlo su strade non battute.
Come capi siamo chiamati ad essere “Custodi di sogni”: quelli che Dio ci rivela e ci mette nel cuore; quelli che i nostri ragazzi e ragazze ci confidano; quelli che muovono gli uomini e le donne di buona volontà che incontriamo sul nostro cammino.
La passione e l’intelligenza che esprimiamo nei nostri progetti, non ci impedisca di essere liberi e libere di accogliere il Signore che ci viene incontro in modo sempre nuovo e sorprendente, condividendo con noi i suoi sogni, per costruire insieme a noi una realtà assolutamente nuova: il suo Regno di giustizia e pace.
[Foto di Gianfranco Scagnetti]
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