“Strumenti, modalità e contesti per educare all’affettività” a “Per me sei avventura”

I lavori di sabato pomeriggio riprendono con una domanda di Michela Serena Abati, Iacopo Portaccio e p. Diego Mattei sj, Incaricati e Assistente nazionale di Branca E/G:  “Stamattina ci siamo lasciati con una domanda scomoda: che cosa rischiamo di non vedere di ciò che ragazze e ragazzi stanno vivendo? Ora proviamo a chiederci: se impariamo a vedere meglio, se lasciamo che ciò che abbiamo ascoltato ci interroghi, che cosa ne facciamo? Come possiamo accompagnare quello che ragazze e ragazzi vivono e cosa questo chiede al nostro modo di fare educazione in Reparto”?

Ad accompagnare la riflessione: Carmelo Di Mauro, capo scout AGESCI, già Incaricato nazionale alla Branca E/G;  la dottoressa Paola Marmocchi, psicologa e psicoterapeuta, che da molti anni si occupa di attività clinica con adolescenti e famiglie e di promozione della salute e il professor Alessandro Ricci, psicologo e psicoterapeuta, professore presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.

Come le esperienze proposte agli E/G sono occasione per guardare alla relazione?

Carmelo Di Mauro: la squadriglia, la vera invenzione di BP, luogo in cui si possono vivere veramente le relazioni. Questo esercizio di custodia e attenzione comincia con il rito dei passaggi: lupetti e coccinelle che hanno il massimo dell’esperienza si trovano a essere accolti da una comunità nuova, un vero e proprio salto nel buio, ma prima esperienza di una relazione autentica di accoglienza. I capi sono chiamati ad avere un occhio attento ai cambiamenti all’interno della squadriglia, il cui percorso cambia di anno in anno, ma con la strada tracciata. Il Consiglio capi, dove uomini e donne (capi e capo, ragazzi e ragazze), insieme, si assumono la responsabilità di garantire un progetto per un’intera comunità. E ancora, l’Alta squadriglia, dove i ragazzi e le ragazze provano a farsi domande con altri e a darsi delle risposte. L’attività in Branca E/G vede il corpo protagonista ed è in queste attività che si costruiscono le relazioni; ragazzi e ragazze, nel loro sperimentarsi, fanno forte la comunità e crescono.

Cos’è che fa la differenza, c’è qualcosa che rende un’esperienza realmente educativa?

Alessandro Ricci: Non possiamo scindere affettività, intimità, sessualità e relazione. Conoscere le emozioni, dar loro un nome, ampliare il vocabolario emotivo è fondamentale per gli adolescenti. Sentono ansia, rabbia e paura, ma ci sono un’infinità di emozioni e vanno sperimentate tutte per imparare a regolarle. Se fin dall’infanzia come adulti togliamo la tristezza, il senso di colpa, la vergogna, non impareranno a riconoscerle e a gestirle. Da educatori siamo chiamati a sviluppare la competenza emotiva: insegnare a riconoscere le emozioni, dare loro un nome e regolarle in base al contesto. Come si fa? Si vivono esperienze insieme e ci si chiede come ci si è sentiti, come si è stati, incoraggiando i ragazzi e le ragazze a parlare in modo libero delle proprie emozioni, sapendo stare in loro ascolto. Per fare questo, dobbiamo noi adulti per primi essere consapevoli del nostro mondo emotivo, per essere credibili ed empatici. Dietro un’emozione, infatti, c’è sempre un bisogno. Per essere empatico un educatore deve allargare il proprio quadro di riferimento (le proprie esperienze, la propria storia, la propria famiglia, i propri valori) per accogliere ciò che è anche diverso e lontano da sé. Siamo chiamati a creare gruppi dove diamo possibilità ai ragazzi e alle ragazze di riflettere su di sé, su chi sono, sul proprio futuro, grazie alla nostra presenza appassionata di educatori che accompagnano.

Cosa accade quando ragazzi e ragazze portano domande su corpo, affettività e sessualità? Di quali competenze ha bisogno l’adulto?

Paola Marmocchi: nell’adolescenza la sessualità è uno dei grandi temi e porta un vissuto con cui dobbiamo saper stare in contatto. È necessario che l’adulto si prenda tempo e spazio per accogliere e raccogliere domande e situazioni e sappia stare con quello che sente: imbarazzo, vergogna, confusione, gioia, allegria, felicità. Anche le domande più provocatorie hanno dietro qualcosa di importante da raccogliere. Cosa non deve fare un adulto, un capo, davanti a domande che l’adolescente porta, lo dice bene Thomas Gordon, che indica le barriere, gli ostacoli alla comunicazione: sminuire, ironizzare, banalizzare, fare la morale. Al contrario, le condizioni che facilitano la crescita dell’altro, secondo Carl Rogers, sono empatia, accettazione positiva incondizionata, autoconsapevolezza, cioè sufficiente conoscenza di sé:  competenze e atteggiamenti che bisogna sviluppare, per saper dare voce all’adolescente nei contenuti e nelle emozioni. I temi di affettività e sessualità possono entrare quotidianamente nella relazione educativa e documenti internazionali dell’UNESCO e dell’OMS parlano di educazione sessuale comprensiva, che affronta in modo trasversale e olistico gli aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità. Dobbiamo imparare a sviluppare formazioni, come per esempio laboratori di empatia: dando voce all’altra persona senza aggiungere nulla di me. Con gli adolescenti la sessualità è uno dei temi che compare molto più forte rispetto ad altre fasi di vita, una fase con cui c’è bisogno di stare in contatto. 

A seguire i laboratori, la celebrazione della Santa Messa e in serata uno spettacolo dal titolo “L’amore secondo noi” degli Esploratori e Guide del Campo di Competenza nazionale tenutosi a Bracciano a fine giugno scorso.

 

A cura di Chiara Bonvicini, Valeria Leone e Gianrico Di Fonzo

Foto di Matteo Bergamini

 

Un commento a "“Strumenti, modalità e contesti per educare all’affettività” a “Per me sei avventura”"

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    Luc 27 Settembre 2026 (22:12)

    Interessanti spunti, anche per la formazione dei capi squadriglia. Occorre lavorare su tutti i livelli per arrivare ai ragazzi in maniera congiunta e uniforme, non da meno sarebbe operare o perlomeno sensibilizzare anche i genitori.

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