Il Consiglio generale 2018 spiegato in breve

È ancora tempo di Consiglio generale e, come ogni anno, Proposta Educativa vi offre un bignami dei temi che saranno affrontati durante il massimo momento di democrazia della nostra Associazione. Si tratta di una sintesi, per chi voglia approfondire consigliamo di leggere i documenti preparatori oppure di rivolgersi al proprio Consigliere generale di riferimento.

Anche quest’anno PE seguirà da vicino il #CG18 con live tweeting e condivisioni in tempo reale su Facebook. Seguiteci!

 

Relazione del Comitato nazionale

Partendo dal senso della Riforma Leonardo, che consiste in un maggiore protagonismo delle Zone, senza per questo eccedere in federalismi, il Comitato cerca di riassumere le direzioni politiche e pedagogiche che l’Associazione sta prendendo in questo momento. Innanzitutto ribadisce con forza la scelta di essere Associazione, Comunità, Chiesa in un periodo storico in cui l’individualismo sembra regnare sovrano. Poi ricorda le Strategie Nazionali di Intervento, descrivendo questo primo anno di applicazione come un tempo di sperimentazione. Grande attenzione viene data al tema della libertà, che sempre più viene immaginata senza limite, mentre per la nostra Associazione la libertà non è il libero arbitrio ma ricerca, mai solitaria, che ha il volto di Cristo. Una ricerca da operare anche attraverso il discernimento, un cammino di libertà che può dare respiro ai sogni delle Comunità capi. In virtù di tutto ciò, siamo chiamati a rendere il nostro tempo più ospitale per accogliere ciò che richiede tempi lenti e riscoprire il senso del nostro essere educatori e di alcuni valori di cui siamo portatori, spesso messi da parte dalla società attuale.

 

Area organizzazione

Dopo quanto deciso al CG17, è partita la ristrutturazione del Sistema AGESCI: uno degli obiettivi è l’unificazione delle due cooperative San Giorgio e Fiordaliso, avvenuta a dicembre 2017 con l’incorporazione per fusione della coop. San Giorgio in Fiordaliso, che è quindi diventata una società benefit cooperativa.

Sempre seguendo lo schema approvato l’anno scorso, viene proposta l’eliminazione formale della Commissione uniformi, i cui compiti verranno quindi ripartiti tra Consiglio nazionale (per la parte di tutela del valore dell’uniforme e di garanzia associativa) e Comitato nazionale (per i compiti esecutivi), mentre a Fiordaliso viene affidata l’operatività.

Infine, i Consiglieri generali della Lombardia chiedono l’istituzione di una commissione che istruisca i lavori e predisponga i materiali per avviare un progetto che veda la nostra Associazione impegnata per affrontare in maniera efficace la tematica della sicurezza in attività, sia in prospettiva educativa, nella relazione coi ragazzi (LC, EG, RS) sia nella prospettiva della formazione dei capi ad hoc e continua.

 

Area Formazione Capi

Il CG16 aveva dato mandato al Comitato nazionale, attraverso la Formazione Capi, di verificare il percorso di formazione per i capi Gruppo. Veniva anche chiesto di verificare i bisogni formativi delle Comunità capi e di proporre eventuali correttivi. La verifica si è basata su un gruppo di lavoro costituito da 70 formatori, un questionario cui hanno risposto 679 Comunità capi e un seminario, tenutosi a Roma a gennaio 2018.

Dal gruppo di lavoro è emersa la percezione che il percorso di formazione per i capi Gruppo sia generalmente poco conosciuto ed applicato. Il campo per capi Gruppo è un’occasione utile e importante ma non esaustiva, il luogo in cui accompagnare i capi Gruppo nell’acquisizione di competenza e consapevolezza del ruolo rimane, infatti, il Consiglio di Zona. Si avverte, inoltre, una scarsa consapevolezza dell’importanza dell’incarico; ancora troppo spesso, infatti, il capo Gruppo viene scelto sulla base di parametri diversi da quelli che sarebbero richiesti.

Il questionario ha evidenziato l’importanza del progetto educativo mentre sono emerse luci e ombre quando è stato chiesto ai capi di esprimere come vivono il loro rapporto con le strutture associative dove, a fronte di tanti che evidenziano l’aspetto del sostegno alla formazione e del confronto metodologico, il 16% degli intervistati considera le strutture un ulteriore appesantimento del proprio servizio.

Sono state poste, infine, alcune domande sulle caratteristiche del capo Gruppo e sulla sua formazione. È emersa la figura di un capo al quale viene chiesta, prima di ogni altra cosa, la capacità di entrare in relazione con gli adulti, di saper ascoltare, di essere credibile. Il profilo che emerge è quello di un capo che ha una buona esperienza (mediamente in Comunità capi da più di dieci anni) ha completato il suo iter e, in qualche caso, è già stato capo Gruppo. Non stupisce, quindi, che i capi Gruppo abbiano affermato di aver accettato questo ruolo da un lato per necessità del Gruppo, dall’altro ritenendo di avere competenza ed esperienza.

Emerge anche che il luogo privilegiato per la formazione dei capi Gruppo debba essere la Zona, specialmente quando essa è capace di aiutare i capi Gruppo ad identificare i propri bisogni formativi ed innescare un processo che divenga circolare. In questa dinamica il campo per capi Gruppo diviene una sorta di “mappa” che permette di prendere coscienza del ruolo ed orientarsi alla formazione.

Sempre il CG17 aveva impegnato il Consiglio nazionale ad avviare una riflessione sullo sviluppo e sull’apertura di nuovi gruppi. Tra le ipotesi e le proposte emerse: creare reti con scuole, comuni e Chiesa; censire le povertà educative da parte delle Zone e rendere queste ultime protagoniste della progettualità legate a tali temi.

Infine, il Consiglio regionale dell’Regione Emilia Romagna propone alcune modifiche nel regolamento per le autorizzazioni delle unità: l’attuale testo dice infatti che dopo il CFA si è autorizzati ad aprire un’unità per due anni, mentre l’articolo per la richiesta della nomina a capo dice che bisogna aver fatto servizio educativo per almeno due anni, di cui uno dopo il CFA. Considerato il fatto che talvolta l’iter di richiesta di nomina a capo non si conclude del tutto durante questo secondo anno, l’Emilia Romagna propone di prevedere anche questa specifica situazione, con la possibilità di autorizzare l’apertura dell’unità nel caso in cui la richiesta di nomina abbia ricevuto parere favorevole almeno dalla regione.

 

Area Istituzionale

A valle dell’approvazione della Riforma Leonardo, si è reso necessario anche l’adeguamento, in larga parte formale, di Statuto e Regolamento, un lavoro fatto da un’apposita Commissione presieduta da Capo Scout e Capo Guida. L’adeguamento è stato anche l’occasione per rivedere sempre dal punto di vista formale gli interi documenti, eliminando ripetizioni e ridondanze. A questo CG vengono presentate le proposte di modifica dello Statuto mentre al CG19 saranno presentate quelle relative al Regolamento.

Questo Consiglio generale, inoltre, chiederà all’Associazione, cioè a noi tutti, di interrogarci, confrontarci, raccontarci rispetto a ciò che la Riforma Leonardo ha avviato nelle nostre Zone e nelle nostre Regioni. In questi due anni si è raccolto, attraverso vari momenti di verifica sia a livello regionale che nazionale, una valutazione sostanzialmente positiva sullo stato di applicazione delle nuove norme nei territori che evidenzia una maggiore partecipazione al confronto associativo e un deciso miglioramento di protagonismo delle Zone. La maggiore rappresentatività ha portato a nuove presenze (anche numeriche) dei Consiglieri generali nei Consigli regionali oltre che una migliore qualità della partecipazione. Le novità della Riforma Leonardo hanno inciso maggiormente nella vita delle Regioni più grandi che hanno visto un forte mutamento del lavoro in seno al Consiglio regionale e con i Consiglieri generali, richiedendo in alcuni casi un avvio, in altri un consolidamento di momenti ad hoc di coordinamento e confronto. Sicuramente si rimarca il ruolo della Regione, ancor più di prima, come elemento cerniera tra il nazionale e la Zona e del Consiglio regionale come luogo principe della formazione al ruolo e nel ruolo del Consigliere generale.

Si propone, poi, una modifica regolamentare circa la composizione del Comitato nazionale con il solo scopo di ribadire che il Comitato “in forma ristretta” è solo una modalità organizzativa dell’esecutivo, teso a garantire efficacia ed efficienza operativa all’esecuzione dei compiti, mentre al Comitato allargato alle Branche è affidata la discussione e la condivisione delle decisioni di carattere strategico, programmatico e metodologico.

Infine, viene proposto di introdurre nella vita associativa, accanto all’attestato di benemerenza, anche l’encomio associativo. Esso rappresenterà una nuova onorificenza che Capo Guida e Capo Scout potranno più facilmente concedere, pur nel rispetto dei criteri previsti dall’attuale disciplina, lasciando l’attestato di Benemerenza ai casi ritenuti di più elevato rango e significato, come avviene nell’attuale prassi.

 

 

[foto di Rachele Ferrè]

2 Commenti a "Il Consiglio generale 2018 spiegato in breve"

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    kathy Calzia 23 aprile 2018 (16:46)

    Credo risponda alle attuali esigenze …buon lavoro a tutti!!!

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    Ignazio Ganga 24 aprile 2018 (0:51)

    Buona Strada fratelli e sorelle di tante avventure

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