Nuovi spazi di fiducia e responsabilità

Incaricati nazionali Branca R/S

Il tempo “diverso” che stiamo attraversando non è terminato. Facciamo ancora i conti con incertezze sul futuro e limitazioni al presente che rallentano il passo e non lasciano progettare come vorremmo ciò che sarà. Se le attività sono state sospese, non è stata sospesa la vita nostra e dei nostri R/S: la vita è continuata seppur su una strada inaspettata. Ed è chiaro a tutti che “attendere tempi migliori” per continuare la nostra azione educativa con i giovani non è più possibile: dobbiamo abitare quelli presenti. Ecco allora che si pone la domanda “come fare roverismo/scoltismo oggi?”, immaginando anche che questo tempo richieda rinnovamento anche nel metodo R/S che conosciamo. Nella revisione del regolamento R/S avvenuta qualche anno fa, la Branca ha voluto rimettere al centro il senso della metodologia e dello stile R/S, rinnovando il linguaggio e provando ad aiutare i capi a mettere a fuoco l’intenzionalità educativa possibile, senza di fatto apportare modifiche sostanziali agli strumenti che tutti conosciamo. La domanda di senso che dobbiamo far nostra è stata centrale anche nel manuale che oggi abbiamo tra le mani e che ci accompagna anche in questi tempi straordinari alla ricerca di risposte efficaci… senza però offrircele in modo preconfezionato.
Nel mutare dei tempi, dei bisogni, del contesto, nella storia in continuo divenire, insomma, continuiamo a ripeterci ostinatamente che le risposte sono sempre lì. Purché (c’è un purché!) sappiamo utilizzare il metodo con saggezza e ingegno. Pensiamo che nessuno, oggi, metta in dubbio la bontà del nostro metodo, ma tutti dobbiamo fare i conti con la possibilità di coniugarlo con regole e sicurezza sanitaria, oggi attenzioni primarie. In più, il blocco ha modificato il contesto e la realtà dei ragazzi, ha accentuato alcuni bisogni e modificato le prospettive. E questi paletti e questo contesto frammentato e mutevole ci disorientano e mettono in crisi le nostre certezze.
Occorre allora un duplice sguardo. Da un lato è fondamentale tenere l’attenzione sul quadro normativo che oggi è per noi anch’esso cura del bene comune. Al tempo stesso dobbiamo sforzarci non solo di conoscere le leggi, ma di comprenderne il senso, capi e ragazzi insieme, perché il loro rispetto acquisti per le comunità anche una valenza educativa. Dall’altro lato è imprescindibile osservare i nostri ragazzi e leggerne nuovamente i bisogni educativi per coglierne i cambiamenti. Il periodo di lockdown ha privato i ragazzi di spazi aperti e di opportunità di partecipazione alla vita della comunità: è tempo di offrire loro nuovi spazi di fiducia e responsabilità, che confermino la dignità dei giovani nel contribuire al bene della società. Il servizio è lo strumento per eccellenza: interpelliamo i nostri ragazzi, chiediamo loro aiuto, offriamo la possibilità di essere utili e significativi! E di riscoprire così anche il loro valore e riaccendere desideri di vita e futuro. Autostima e desiderio, infatti, sono stati messi a dura prova. Molti faticano a ripartire a vivere esperienze di socialità; altri hanno trovato tra le mura di casa una comfort zone da cui è comodo non uscire, rinunciando alla voglia di trasformare i sogni in progetti da mettere in atto. C’è una libertà da recuperare e gustare nuovamente per accendere il desiderio di essere liberi e fare cose nuove. E questo desiderio di libertà andrà ricercato con e nella comunità, fuori dagli spazi virtuali, che sappiamo essere oggi una risposta insufficiente.
Come offrire dunque spazi di comunità ai nostri ragazzi? Di sicuro la strada, più che la sede, potrà essere la nostra casa (una bella occasione, questa!). Dovremo magari privilegiare la qualità delle esperienze che vivremo, più che la quantità. Dovremo probabilmente, se le risorse ce lo consentiranno, avere cura particolare delle comunità di noviziato, per preservare un tempo speciale a chi sta concludendo in questa estate “del covid”, con una buona dose di amarezza, il suo sentiero come esploratore e come guida. E questo tempo potrebbe aiutarci a superare la separazione tra scautismo e vissuto quotidiano.
Chi di noi pensa che questo tempo sia stato un tempo perduto? Quanti vorrebbero prolungare il noviziato o ritardare una Partenza? Abbiamo perso delle esperienze, così come le avevamo immaginate; non abbiamo potuto condividere un tempo di prossimità, portare a termine progetti, sognare una vita comunitaria… Ma tutti abbiamo vissuto; il cammino dei nostri ragazzi non si è fermato ma ha seguito percorsi e un ritmo differenti. Per questo è fondamentale aiutare le comunità a cogliere che anche questo pezzo di strada “fuori dagli schemi” è stato ed è tempo prezioso, tempo vissuto, tempo in cui stiamo camminando e crescendo.
Sarà vincente non tanto “tentare di recuperare il tempo perduto”, quanto piuttosto cogliere insieme che i piani “sconvolti” riservano un contraccambio di doni, opportunità, novità, valori che possono davvero renderci nuovi. Siamo chiamati a uno sforzo di creatività da affrontare in staff R/S (sì, capi clan/fuoco e maestri dei novizi insieme!), ma anche insieme ad altri capi, in Zona o in Regione, condividendo idee e scambiando le buone prassi che avremo individuato. Non dobbiamo avere paura di rinunciare a qualche tradizione (che se ci pensiamo andava abbandonata da tempo) o mettere da parte qualche strumento non fondamentale… Partiamo dai bisogni e facciamoci ispirare e aiutare dal senso del metodo che abbiamo a disposizione per continuare a educare e camminare con i rover e le scolte. E Lui, attraverso questo nostro “imperfetto servire”, saprà, certamente, fare nuove tutte le cose!

 

[Foto di Martino Poda]

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