Insieme per capire e servire

di Alessandro Denicolai, Chiara Bonvicini

Incaricati nazionali alla branca R/S

Ci vogliamo chiedere quale sia la qualità del rapporto tra la comunità capi e la comunità R/S, quali siano le esperienze più importanti, le interazioni possibili, le opportunità che ne possono nascere.

Un’esperienza significativa per il gruppo è certamente quella dell’individuazione dei bisogni del territorio in vista della stesura del Progetto educativo di gruppo. Porta a un’assunzione di responsabilità che si esprime da parte della Comunità capi nel progetto educativo, nell’adoperarsi dei capi per i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze.

Può esistere una corresponsabilità tra Comunità capi e comunità R/S nell’individuare i bisogni di un territorio e nel cercare di darvi risposte? Possiamo immaginare che sia possibile non solo affidare dei compiti di servizio ai rover e alle scolte, ma anche discutere con loro il contesto di cui insieme siamo parte e individuare con loro risposte concrete?

Si tratta di spostare un pochino il punto di vista: il servizio per i rover e le scolte può essere azione reale nella misura in cui possono prendere parte completamente al processo che parte dall’analisi del territorio fino all’azione finale del servizio. Prendersi cura insieme agli adulti (insieme a noi capi) del proprio quartiere, del proprio paese, della propria città può aprire dinamiche nuove e generative per tutti.

L’impegno dei rover e delle scolte nel servizio associativo trova la sua ragion d’essere e la sua qualità proprio nell’essere risposta al bisogno educativo del territorio, contributo al cambiamento della realtà e mezzo di autoeducazione. Trovarsi a servire insieme ai capi i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, anche se in modo diverso, apre i rover e le scolte alla meravigliosa esperienza di saper accompagnare, al profondo rispetto verso il mistero che ognuno è, allo stupore per la valenza educativa del metodo scout.

Siamo in grado, come capi, di vivere il nostro ruolo accanto a loro? Di indicare loro tutto ciò? Sia come capi clan/fuoco, che come capi di branco/cerchio o di reparto. Qual è lo stile che facciamo respirare agli R/S? C’è coerenza nei diversi momenti della loro esperienza? Quale corresponsabilità sappiamo mettere in atto?

Il servizio in unità è una grande opportunità, se sappiamo creare il contesto giusto. Sperimentando l’organizzazione delle attività, la suddivisione dei compiti attenta non solo a valorizzare le competenze, ma anche a evitare ruolizzazioni eccesive, i rover e le scolte possono fare esperienza reale di progettazione. La costante tensione a migliorare la proposta, discutendo insieme come utilizzare al meglio gli strumenti del metodo e arricchendosi delle esperienze e delle conoscenze fatte “al di fuori” dello staff (in zona, ai campi di formazione…e, perché no, in qualche EPPPI) educa al fare bene.

L’attenzione educativa al cammino di ognuno, la delicatezza con cui discutere dei successi così come dei fallimenti dei bambini e delle bambine o dei ragazzi e delle ragazze testimoniano lo stile della cura.

Infine, le relazioni nello staff possono essere una testimonianza molto forte: lo staff può essere un gruppo di adulti che sanno cooperare in vista di un bene più grande, che non la pensano sempre allo stesso modo, ma si confrontano nel rispetto reciproco, che sanno ancora divertirsi, che trasmettono la gioia dello stare insieme, che vogliono bene ai loro ragazzi.

Poi ci sono le attività: palestra di relazione e di responsabilità. Anche qui molto dipende dal contesto e dell’ambiente che lo staff sa creare. L’analisi della realtà, che capi e famiglie, bambini e ragazzi contribuiscono a delineare, chiama la comunità R/S a rispondere anche attraverso i servizi extra-associativi: come essere utili? Le necessità reali insegnano a impegnarsi con qualità e con continuità. Questo servizio abilita a rapportarsi con consapevolezza in contesti differenti e impegnativi, con altri adulti e davanti a nuove richieste di competenza.

Il gruppo incontra il territorio in modo più esteso e più vario attraverso i rover e le scolte, in un’età di sempre maggiore consapevolezza umana, sociale e politica. Nel servizio e nella vita quotidiana. Gli sguardi degli R/S sulla realtà, le strade che loro percorrono, sono anche altri rispetto a quelli dei capi, le loro visioni sul presente e sul futuro si proiettano oltre e spesso solo insieme a loro possiamo intravederle anche noi capi. È bene che capiamo che il nostro piede dà l’appoggio indietro, il loro si spinge così più sicuro in avanti.

Anche nell’ambito dei servizi extra-associativi potrebbe essere arricchente realizzare un’interazione più forte tra la comunità capi e la comunità R/S: questa interazione potrebbe essere basata sul ritorno del servizio svolto dai rover e dalle scolte verso tutto il gruppo. In che modo le nostre azioni hanno portato contributo alla realtà che ci circonda? L’esperienza di servizio che già è significativa nel punto della strada di ciascuno, può portare un contributo non solo alla carta di clan, ma anche al progetto educativo.

 

[Foto di Andrea Pellegrini]

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