Il tutto è la somma delle parti?

di Stefano Nova

Riconoscere i propri limiti di capi e capo diventa occasione per condividere il peso e valorizzare la ricchezza della comunità. Tra metodo, corresponsabilità e fiducia reciproca, emerge un’idea di partecipazione che è anche azione concreta e condivisa. Perché insieme, più che somma di parti, si diventa qualcosa di più grande. 

“Gallia est omnis divisa in partes tres” [1]. 

Queste parole – ad alcuni e alcune certamente famigliari – sono l’incipit del De Bello Gallico, opera di Gaio Giulio Cesare in cui viene raccontata la campagna militare da lui stesso guidata con cui i Romani conquistarono la regione allora conosciuta come Gallia, tra il 58 e il 50 a.C.. Le ho incontrate, come molti altri studenti, nel corso degli anni del liceo: i testi di Cesare erano tra i più semplici, e il primo assaggio della letteratura latina passava proprio attraverso questi scritti; descrivono in modo plastico un concetto molto semplice – il tutto (la Gallia) è la somma delle parti (tre, in questo caso). 

Mi è tornata in mente questa frase mentre riflettevo su cosa volesse dire “partecipare” nel senso di “essere una parte”, e pensavo al ruolo che ciascuno di noi ha in Associazione. L’abbiamo bene in mente, anche perché è il modo in cui ci siamo strutturati: la capo unità, l’assistant al campo di formazione, l’aiuto capo, il capo a supporto del gruppo, ognuno parte di un qualcosa, che è completato da altri: lo staff, la Comunità capi, la pattuglia… Ognuno e ognuna di noi parte di qualcosa.

Ho ridotto il livello dello zoom, e mi sono trovato a guardare i nostri gruppi – e, in generale, la nostra Associazione: quanto spesso riconosciamo davvero di essere una parte? In altre parole: quante volte abbiamo l’umiltà e il coraggio di non riconoscerci autosufficienti? Mi è capitato spesso, negli ultimi tempi, di confrontarmi con capi e capo che cercavano – in modo genuino e indubbiamente altruistico – soluzioni a qualsiasi situazione venisse posta loro davanti, talvolta “piegando” il metodo, talvolta caricandosi sulle spalle uno zaino troppo pesante per quello che poteva in quel momento essere offerto ai ragazzi e alle ragazze affidati loro. Lo sappiamo bene cosa succede in questi casi, perché ce lo insegna la strada: c’è qualcuno, che si è accorto o che è stato chiamato, che accorcia il passo, si fa vicino, prende parte dello zaino e insieme si riparte. Penso che ricordare di tanto in tanto questo insegnamento potrebbe aiutarci molto nel nostro servizio e – cosa non di minor conto – nel come lo viviamo. Talvolta l’aiuto può giungere dall’Associazione stessa (un capo più formato – a qualsiasi livello, che sia il gruppo, la zona, la regione – che mette a disposizione il suo tempo e le sue competenze per provare a migliorare sempre di più l’agire educativo di un capo meno esperto), talvolta può arrivare da realtà educative diverse, talvolta – quando necessario – da competenze professionali specifiche.

Allora forse partecipare, come capi e capo in Associazione non è solo (e lo è, indubbiamente) “essere una parte”, ma è anche “fare (una) parte”. Fare quello che possiamo, al meglio che possiamo, con gli strumenti che abbiamo, con le persone che abbiamo a fianco: ognuno secondo il proprio carisma. Allo stesso modo, il metodo, insieme alla fantasia e alla sensibilità di ciascuno e ciascuna di noi, moltiplicate grazie al lavoro di staff e di Comunità capi, potrà aiutare i ragazzi e le ragazze a scoprire e a sviluppare il loro, di carisma, affinché possano realmente sentirsi – ed essere – persone realizzate e felici. Forse in questo modo, entrando nel gioco e giocando la nostra parte,  vivendo così la nostra partecipazione saremo più che una semplice somma delle parti: saremo molto di più. Con la certezza che, nei momenti in cui ci sentiamo impotenti, talvolta inadeguati, quando il nostro esserci sembra flebile e la nostra partecipazione debole, quando arranchiamo sul sentiero, sulla strada, c’è sempre – sempre – Qualcuno al nostro fianco, che prende parte del nostro zaino. Nel Vangelo ce l’ha detto chiaramente, senza lasciare spazio a dubbi di alcun genere: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”[2].

 

[1] Tutta la Gallia è divisa in tre parti. C. Giulio Cesare, De Bello Gallico, I, 1.
[2] Mt 28, 20

 

[Foto di Stefano Nova]
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