Nella nostra Associazione, il fatto che i ragazzi e le ragazze siano educati da persone che abbiano “compiuto scelte solide ed acquisito adeguate competenze” è un loro diritto (art. 9 dello Statuto). Non è un elemento accessorio del nostro desiderio di metterci a servizio dei più piccoli.
Scelte e competenze sono le due gambe con cui impariamo a camminare come capi e capo. Sono ciò che ci sostiene nel servizio, ci accompagnano sempre. In fondo, non abbiamo altri “mezzi di locomozione” per spenderci nell’amore.
Sulle scelte che intendiamo testimoniare c’è poco da aggiungere. È un sì che abbiamo pronunciato da adulti. Un sì che ci impegna a maturare ogni giorno – oserei dire a “macerare” nello stile del discernimento interiore. Il nostro orizzonte valoriale è il Patto Associativo e, se siamo fedeli, almeno una volta l’anno traduciamo questo impegno in obiettivi concreti attraverso il Progetto del capo, nella logica di una formazione permanente.
Il Progetto del capo è una bussola preziosa, personalissima, insostituibile: ci aiuta a tracciare la rotta verso pochi traguardi concreti, attuabili, verificabili. Non è una lettera da incorniciare. È uno strumento vivo e mai definitivo. Lo riprendiamo ciclicamente, lo riscriviamo con maggiore chiarezza, perché gli obiettivi che scegliamo di perseguire devono essere sempre più chiari. È uno spazio di dialogo con noi stessi, una verifica continua del cammino che condividiamo nel Progetto educativo con la nostra Comunità capi, che se ne fa amorevole custode.
Ed è proprio il Progetto del capo che ci conduce alla seconda “gamba”: le competenze.
Ma di quali competenze parliamo? Non certo di skills dal sapore aziendale, ma di competenze che custodiscono una vocazione. Dimensioni fondamentali che danno unità alla nostra chiamata educativa e delineano ciò che chiamiamo “Profilo del capo”.
Sul Profilo abbiamo riflettuto a lungo all’interno dell’Associazione. Uso volutamente il “noi”, perché l’Associazione siamo noi. Il Profilo, raffinato nell’ultimo Consiglio Generale del 2025, nasce “dall’esigenza di rendere più esplicita la consapevolezza del mandato educativo affidato al capo, in coerenza con l’evoluzione del pensiero metodologico e con le responsabilità che derivano dall’assunzione di questo ruolo”.
Non c’è nulla di burocratico in questa definizione. C’è, piuttosto, un atto di responsabilità.
Il Profilo non complica: mette ordine. Ci aiuta a dare nome e forma alle tante sfaccettature che, come capo e capi, viviamo o che ci appartengono già, ma che talvolta fatichiamo a riconoscere o a integrare in un disegno coerente. È uno strumento per prendere le misure con noi stessi.
Se fossimo davanti a una tela bianca e se possedessimo già i tratti sommari del disegno che desideriamo realizzarvi, il Profilo ci aiuterebbe a campire gli spazi, scegliendo i colori più giusti; a definire meglio forme, proporzioni, sfumature, a collocare le cose al posto giusto, come perfezionare il nostro personale stile con lo scopo di generare una complessiva armonia finale che ci aiuta a essere quei “bei” capi che vogliamo essere: una bella opera d’arte!
Il Profilo del capo evoca sei dimensioni vocazionali. Sei facce di uno stesso prisma: diverse, ma inseparabili.
Anzitutto, la testimonianza: essere seguaci di Cristo all’interno del nostro ruolo educativo, capaci di leggere le sfide e i bisogni dei ragazzi e delle ragazze e di metterli davvero al centro della relazione.
Poi la prassi progettuale propria dello scouting. Non un fare spontaneo, ma un agire pensato, sia per noi stessi che per i ragazzi – e verso questi ultimi si traduce in “intenzionalità educativa”.
C’è la competenza nell’uso del metodo scout, nella sua pedagogia e nella sua flessibilità: saper accogliere diversità e fragilità, diventando “sentinelle di benessere”.
C’è la cura della formazione, personale e condivisa con gli altri capi.
C’è la capacità di fare rete con il territorio, con le famiglie, con la chiesa locale, con le altre realtà educative.
E infine la cura delle relazioni: in Comunità capi, in staff, nello spirito della corresponsabilità comunitaria, tra generazioni e tra livelli associativi. Anche imparando ad attraversare i conflitti. Perché i conflitti accadono. Non sono un tabù e possono diventare luoghi di crescita, se sappiamo abitarli.
Rimandando naturalmente alla lettura dell’intero documento dedicato al Profilo del capo, l’invito a confrontarsi con queste dimensioni è un esercizio di verità. Un modo per fare una sana autovalutazione, per comprendere dove siamo e decidere dove vogliamo andare.
Il Profilo interroga la nostra adeguatezza al ruolo: ci indica cosa consolidare, cosa acquisire, cosa far crescere. Ci obbliga a fare sintesi e a tradurla nel Progetto del capo, nero su bianco.
Ma tutto questo funziona solo se lo stile progettuale della Comunità capi è reale. Se lo sostiene. Se lo promuove. Se lo custodisce come prezioso patrimonio comune di corresponsabilità tra adulti.
Il Profilo del capo non ci chiede di essere perfetti. Ci chiede di essere consapevoli. Consapevoli del mandato che abbiamo ricevuto, delle competenze che dobbiamo coltivare e che educare è un atto troppo serio per lasciarlo all’improvvisazione.
Perché i ragazzi e le ragazze non hanno diritto a capi e capo “generici”. E ciò implica diventare, ogni giorno un po’ di più, adulti credibili per loro.
Puoi consultare il documento Profilo del capo qui.
[Foto di Ruggero Mariani]
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