Ho visto quanto di Dio c’è nella mia vita

Dopo aver finito di leggere il nuovo numero di PE ho detto “Wooow”. Poi ho pensato: La Provvidenza! Proprio la sera prima parlavo con un capo della mia Coca e le dicevo proprio le parole che ho trovato nel vostro ultimo numero CREDERE IN TUTTI I SENSI (ovviamente voi riuscite a veicolare il messaggio decisamente meglio).
Volevo ringraziarvi, perché mi sono sentita capita da degli estranei che non ho mai visto; mi sono sentita così a posto con la mia fede quando ho letto le vostre parole, ascoltato i vostri podcast o guardato le vostre immagini come non mi capitava da tempo.
Nella mia coca c’è un approccio un po’ più dogmatico alla fede: si punta all’aderenza al catechismo e a quanto affermato dalla Chiesa cattolica. Ovviamente anche io ritengo che siano aspetti da non sottovalutare, ma secondo me c’è di più! O meglio, bisogna fare un passo indietro: prima facciamo sperimentare ai ragazzi l’Amore di Dio, la sua misericordia, il suo perdono e solo dopo aggiungiamo il resto. I ragazzi si stanno allontanando dalla Chiesa perché non la sentono alla loro portata e come dite bene voi in un articolo “promuovono Papà Francesco e l’educatore in parrocchia”.
Ecco secondo me la svolta dovrebbe essere quella di far fare esperienza dell’Amore di Dio ai ragazzi, facendogli cogliere i suoi segnali nella nostra vita, nelle nostre attività. Ma credo che il cambio di rotta debba venire da noi capi: che cerchiamo di costruire attività di catechesi prendendo dei brani del Vangelo, dei testimoni o dei Santi che magari noi stessi non abbiamo mai davvero approfondito. Partiamo invece dalle occasioni in cui NOI abbiamo incontrato Dio, rileggiamo i suoi segnali e proviamo a trasmettere quella felicità che abbiamo provato in quei momenti. Fino alla lettura del vostro numero mi sentivo così sbagliata e mi chiedevo cosa potessi testimoniare ai ragazzi perché ho anche io i miei dubbi. Poi mi sono fermata a riflettere e ho visto quanto di Dio c’è nella mia vita: il progetto di sposarmi, il dedicare parte della mia vita al servizio ai ragazzi, la mia continua ricerca di risposte ai dubbi, la mia partecipazione alla vita parrocchiale. Il mio padre spirituale mi ha detto che il fatto di avere dei dubbi e cercare risposte è già sintomo di una grande fede. Penso che magari in me i ragazzi non vedranno mai quel capo super pronto sulle Scritture e sui dettami del Catechismo, ma quel capo che con la sua imperfezione pensa a loro ogni giorno, si preoccupa per loro e prova a trasmettergli in ogni momento quanto Dio ci ami nella nostra imperfezione.
Ancora grazie!
Irene Ratti

Cara Irene,
con piacere riceviamo e pubblichiamo la tua mail, non tanto per i complimenti – grazie! – ma per la condivisione e la riflessione che proponi. In CREDERE IN TUTTI I SENSI abbiamo proprio voluto evidenziare l’importanza di raccontare ai ragazzi il nostro incontro con Dio, prima ancora dei precetti e della dottrina. Perché, come scrivi anche tu, l’esperienza contagia, la nozione si dimentica. Buona Strada!
Laura e la redazione di Pe

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