Essere capo scout in quarantena: dal diario di una Bagheera nostalgica

“Un bravo lupo io voglio diventar e la promessa per sempre rispettar”. Sto cantando questo motivo da una stanza all’altra da circa una settimana. Mi mette allegria, mi fa stare bene perché quando lo canto mi ricorda il branco e le promesse celebrate a fine febbraio.

L’altra mattina mi sono svegliata da un sogno così coinvolgente che appena sveglia mi sono guardata intorno per vedere se fossi ancora nel mio letto o in un sacco a pelo. Mi sono alzata dal letto felice per aver giocato, almeno nel sogno, con il branco ma allo stesso tempo delusa perché non so quando realmente potremmo ritornare a sporcarci le mani insieme.

Cavolo se mi manca indossare l’uniforme!

Ogni sabato alle 15 inizio a prepararmi: abbottono la camicia, ormai abbastanza consumata ma piena di distintivi, che indosso con orgoglio e la infilo nei pantaloni di velluto; allaccio la cinta e, con cura, metto i calzettoni fino al ginocchio (ormai dopo anni ho imparato a non arrotolarli più!); infine prendo il fazzolettone dal gancio dell’armadio e lo metto intorno al collo, in modo preciso e delicato…anche se sono consapevole che entro poco tempo lo dovrò incastrare nei pantaloni per giocare a scalpo!

Ogni sabato alle 15 l’adrenalina sale a mille.

Cavolo quanto mi manca giocare con il branco!

Solo incrociando i loro occhi stanchi, divertiti o attenti riesco a percepire che ci vogliono bene perché loro sono così: ti riempiono il cuore di gioia attraverso un sorriso, una linguaccia, un abbraccio o uno scherzo.

Sono due mesi che non guardo negli occhi un fratellino o che abbraccio una sorellina.

Sono due mesi che non li sentiamo più gridare o vedere correre per la tana.

Con la grande pazienza dei genitori siamo riusciti ad aprire la stagione di caccia. È stata una grande opportunità per scambiare due parole con i bambini: alcuni stanchi per i troppi compiti, alcuni con molta voglia di fare, perché finalmente hanno il tempo da condividere con la famiglia, e altri annoiati da questa situazione.

Ma cosa possiamo fare noi capi scout da così lontano? Cosa possiamo fare per non allontanare lo scoutismo dalla loro mente e la promessa dal loro cuore? Come possiamo fargli sentire che gli vogliamo bene e che ci mancano? Mi sento impotente, mi sento sconfitta e non più in grado di saper emozionare ed emozionarmi perché troppo lontani. E allora la mente inizia a viaggiare, a elaborare e siamo riusciti a trovare un modo per stargli vicino. Ma questo non mi è bastato. Perché mi manca il contatto, mi mancano le urla, i sorrisi…mi manca vivere il branco e i vecchi lupi.

Io, Bagheera, una pantera audace e coraggiosa ma scarica di energia, di quell’energia positiva che solo i bambini riescono a trasmetterti.

L’audacia e il coraggio vengono meno quando penso che ci stiamo perdendo i giorni più belli e soleggiati per vivere la natura, giocare all’aria aperta, i giorni in cui non hai bisogno di trovare un posto al chiuso per fare una caccia ed uccidere Shere Khan. Vengono meno quando penso che i lupi della legge che stavano scoprendo il mondo della giungla, che stanno cacciando per la loro prima volta, purtroppo non lo stanno facendo insieme al branco. Vengono meno quando penso ai lupi della rupe che, ormai giunti al secondo anno, si sarebbero sentiti finalmente coinvolti nella vita di branco perché consapevoli delle loro abilità. Vengono meno quando penso ai lupi anziani, perché questo era il loro anno: l’ultimo anno da “più grandi” e stavano, finalmente, vivendo il momento della responsabilità. Avrei voluto aver più tempo per scherzare con Giovanni, per stupirmi della tenacia di Sofia, per apprezzare l’accuratezza nel dettaglio di Stefano, per tirare fuori la vera Costanza e di farla felice, per sfamare Riccardo con dolci merende, per coccolare la nostra grande ma piccola Elena, per fare discorsi lunghi ore con Teresa, per far apprezzare agli altri la sensibilità di Christian, per ascoltare tutte le cose che ha imparato Martina, per sorprendermi della naturalezza di Giorgia, per meravigliarmi della capacità di adattamento di Sabina e per far esplodere le qualità di Margherita che le nasconde in uno scudo di timidezza.

Mi manca crescere con loro.

Ma è ora di essere davvero coraggiosa come solo una pantera riesce ad essere.

Pensare a loro mi dà il coraggio di credere e fare progetti per il domani. Un domani, forse diverso, ma pur sempre un domani ricco di condivisione.

È ora di rimboccarsi le maniche per far sì che anche questa esperienza diventi educativa, per far sì che questo anno non vada del tutto perduto, per far sì che possiamo crescere insieme anche senza uniforme e davanti ad un piccolo schermo ma con la promessa nel cuore.

Ritorneremo. A giocare. A camminare e, solo dopo due minuti, sentirsi dire “Bagheera sono stanco, tra quanto arriviamo?”. A cantare con Wontolla intorno il fuoco. A dormire tutti insieme dentro il sacco a pelo. A cacciare e sconfiggere i cani rossi. A distenderci nel prato ed ammirare le stelle. A pensare agli altri come a noi stessi e vivere con gioia e lealtà insieme al branco. A gridare ad Akela che faremo del nostro meglio in un fortissimo grande urlo.

Oggi possiamo riniziare a progettare!

“Boschi e Acque, Venti e Alberi, Saggezza, Forza e Cortesia, il favore della giungla ti accompagni.”

Buona caccia a tutti i vecchi lupi e a tutti i fratellini e le sorelline!

Una Bagheera nostalgica

(Branco Fiorerosso, Osimo1)

Gli articoli della sezione “La parola ai Capi” sono opinioni personali dei singoli autori. Non rappresentano la voce di Pe né di AGESCI.

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