Non si deve essere supereroi

Chiamo don Walter Magnoni un venerdì pomeriggio, ci diamo appuntamento intorno alle 16. «Sì dai, ci proviamo», mi dice. Tra università, impegni istituzionali e altro, la vita di don Walter è piuttosto impegnata. Responsabile della Pastorale sociale presso l’arcidiocesi di Milano, professore di Etica sociale presso l’università Cattolica di Milano ma soprattutto profondo conoscitore dell’enciclica di Papa Bergoglio dedicata all’ambiente e a tutte le sue implicazioni: un documento di fede, amore e  politica e, per come è la mia visione di mondo, spesso, questi tre elementi sono sinonimi, formando un trinomio indissolubile. 

E proprio da un trinomio parte don Walter: «Papa Francesco con il concetto di ecologia integrale vuole dare la risposta a quello che lui considera il grande problema del nostro tempo: il paradigma tecnocratico dominante». Niente paura, è un parolone ma è un concetto semplice: è quel modo di vivere e di agire dove c’è un potere della tecnologia che domina su tutto e questo potere è nelle mani di pochi ed è unidimensionale, cioè, si muove solo in direzione della massimizzazione del profitto. Quest’ultimo, il profitto, non è sbagliato in sé ma non può certo essere l’unico criterio, ci sono altri valori più importanti. Dice don Walter: «Questo paradigma tecnocratico dominante è un modo di fare finanza, che prevale sull’economia che prevale sulla politica». Don Walter aggiunge: «Questa filiera, finanza-economia-politica, dovrebbe essere esattamente l’opposto. La politica deve prevalere sull’economia che deve prevalere sulla finanza», il rischio è altrimenti che gli ultimi saranno sempre più ultimi e sempre di più e i primi, quelli del paradigma di prima, saranno sempre meno e con poteri totali, e la Storia ci insegna che poca gente con pieni poteri, non va mai bene.

Insomma, tutto è connesso. In nome della massimizzazione del profitto si rovina l’ambiente senza pensare alle conseguenze, e a livello sociale, idem: le persone diventano oggetti, strumenti che, sempre in nome della massimizzazione del profitto, si usano e, finito il loro impiego, si gettano. Questo è il paradigma tecnocratico dominante. La fantastica, universale, risposta che ci propone Papa Francesco è l’ecologia integrale. Con questa enciclica, il Papa, esplicitato nei primi paragrafi, si rivolge a tutti gli esseri viventi. Papa Francesco vuole parlare a tutti, superando l’aspetto religioso e confessionale. «Allargare lo sguardo», lo ripete spesso don Walter. È uno scontro tra cura e incuria, e l’etimologia di “cura” trova le sue radici in “sguardo” – prendersi cura, donare lo sguardo, quante volte lo abbiamo fatto con i nostri bimbi?

Insomma, bisogna ripensare la politica, l’ambiente, l’antropologia che deve porre al centro di tutto le relazioni (su queste, vi rimando all’articolo “Amor mi mosse” nel precedente numero di Proposta educativa). Relazioni tra tutto e tutti perché tutto è in relazione: la relazione con se stessi, relazione con Dio, con le persone e con il Creato – e anche qui, quanti momenti di panico totale, in Clan, davanti al proprio Punto della Strada?

Riassunto per newbie dell’ecologia integrale: il paradigma tecnocratico dominante è il male, parte dall’alto. L’ecologia integrale è la cura e parte dal basso, dalle comunità e dalle relazioni. «Bisogna ripensare al lavoro, basta leggere il paragrafo dal 124 al 129», mostrandomi praticamente di saperla a memoria. È una sfida culturale, dice don Walter, ma che si può affrontare nella quotidianità. «Non si deve essere di certo supereroi!», anzi. Il quotidiano è il terreno sul quale si applica l’ecologia Integrale. «Bisogna interrogarsi sul proprio stile di vita, per esempio viene ricordato nel paragrafo 206 che acquistare è un atto morale», dunque il consumo critico su tutti, come per esempio i Gas – Gruppi d’acquisto solidale, concetto di acquisto che rispetta quanto il Papa ci indica con l’enciclica.

 

 

Laudato sì in pillole
a cura di Alessandro Vai

Laudato sì, la seconda enciclica di Papa Francesco, è stata scritta nel 2015. È un testo tanto facile da approcciare quanto ricco; un documento che, sinceramente, ci offre la possibilità di camminare e crescere come donne e uomini e come credenti. Può essere letto anche per capitoli e utilizzato per attività di Coca e comunità di clan. In pillole:

Ecologico e sociale non sono che due aspetti di una stessa crisi che il mondo sta attraversando. Il grido disperato della Terra si unisce a quello dei poveri.

Si parte da un’attenta analisi della situazione corrente relativamente ai cambiamenti climatici, alla disponibilità dell’acqua, alla tutela della biodiversità, al debito ecologico del nord verso il sud del mondo. Sono riportati i risultati di studi e pubblicazioni scientifiche in merito.

Dopo aver individuato le cause di questa crisi socio-ecologica, Francesco indica l’ecologia integrale come l’unico stile di cambiamento possibile. Giustizia e politica devono affrontare i problemi ambientali inseparabilmente «dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa». Ciascun essere umano deve rendersi conto della «tremenda responsabilità» verso il Creato e ha il compito di «coltivare e custodire il giardino del mondo».

Tra le possibili linee di azione, grande importanza è riservata all’educazione: è necessario coltivare quelle motivazioni che possono innescare un cambiamento nello stile di vita di ciascuno di noi e incidere su gesti e azioni quotidiane. 

Walter Magnoni Referente lombardo della pastorale sociale e il lavoro

Walter Magnoni è presbitero della diocesi di Milano dal 2000. Ha conseguito la licenza e il dottorato presso la Pontificia Università Gregoriana. È responsabile della Pastorale Sociale e il Lavoro della Diocesi di Milano e referente per la Lombardia. È assistente nazionale della Fondazione Centesimus Annus e assistente provinciale e regionale della Coldiretti. Insegna teologia all’Istituto Superiore di scienze religiose di Milano e Etica presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Ama camminare sui monti e quando non può farlo cerca di correre dove si trova. Il suo motto è «Age quod agis» e «I’m still learning».

[Foto di Martino Poda]

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