Lo scautismo è (ancora un gioco semplice)?

di Roberta Vincini

La revisione dei percorsi deliberativi per un’Associazione davvero BOTTOM-UP

 

Chi per caso nei prossimi 23/24/25 Aprile 2016 ti trovasse a passare dalla Base Scout AGESCI di Bracciano, troverebbe, sotto un tendone bianco posto al centro del pratone, poco più di 200 Capi (ovvero i membri del Consiglio generale cioè i Consiglieri eletti nelle varie Regioni, i Responsabili gli AE regionali, il Comitato nazionale allargato alle Branche, gli Incaricati ai Settori, le Commissioni di controllo) che discutono dello stato dell’Associazione e decidono le azioni da intraprendere per il futuro della nostra Associazione.

Ma di cosa dibattono e su cosa deliberano?

Quest’anno la carne al fuoco è tantissima: la riforma dei Settori, la revisione dei percorsi deliberativi, la verifica dell’iter formativo, l’autorizzazione all’apertura delle Unità, il tema della partecipazione in branca RS, ecc.

Certo tutti temi interessanti…. ma come tutto questo ha a che fare con il mio servizio di Maestra dei Novizi che, in quei giorni, sarà appena tornata da un fantastico challenge?

Il Consiglio generale nel 2015 ha ribadito ancora una volta il ruolo centrale delle Comunità Capi nel nostro essere Associazione e confermato la percezione di uno scollamento tra il sentire da queste espresso e le decisioni assunte nei luoghi dove si esercita la democrazia associativa. Allo stesso modo a tutti livelli si auspicano gesti concreti per avvicinare il vissuto dell’attività educativa al pensiero “alto” degli indispensabili luoghi di sintesi, approfondimento e deliberazione.

Ecco, è questo forse quello ciò c’entra con il mio servizio: il desiderio forte che la “struttura” possa essere al servizio di noi Capi.

La nostra Associazione ha oggi bisogno di essere organizzata in modo che chi la compone e ne attua la missione sul territorio sia anche il soggetto che, con tempi di risposta adeguati e con processi rispettosi del pensiero di tutti, ne orienti la guida.

Per elaborare questa idea e trasformarla in una possibilità di cambiamento normativo, Capo Scout e Capo Guida hanno nominato una Commissione di Consiglio generale con il mandato di dare attuazione a quanto indicato nelle linee di indirizzo espresse nel documento approvato dal Consiglio generale 2015 e nelle articolate indicazioni contenute in premessa al mandato della mozione 37/2014.

Al fine di stimolare nel miglior modo possibile il contributo di tutti, la Commissione si è più volte confrontata con il Consiglio nazionale e per raggiungere quanti più Capi possibile ha predisposto e inviato un questionario specifico al quale hanno risposto 649 Comunità Capi, 106 Consigli/Comitati di Zona, i Consigli e i Comitati regionali.

Il lavoro è stato suddiviso in tre ambiti, ritenendo comunque gli stessi collegati e nati da un unico percorso di riflessioni: il sistema dei Progetti, il Consigliere generale, i compiti del Consiglio nazionale.

Ciò che emerge da tutte le analisi, di cui la Commissione ha fatto sintesi e che ha provveduto a trasformare in proposte di modifica normativa offerte alla discussione del Consiglio generale (potrete consultarne i testi delle proposte nei documenti preparatori del Consiglio generale 2016 di prossima pubblicazione anche sul sito AGESCI), è un forte desiderio di realizzare il nostro disegno originario di Associazione, cioè che essa non sia TOP-DOWN bensì BOTTOM-UP, e al contempo sia in grado di semplificare e snellire i vari passaggi di costruzione e condivisione del pensiero associativo, tenendo sempre a mente che “lo scautismo è un gioco semplice” (ma non semplicistico…).

 

 

Primo ambito: SISTEMA DEI PROGETTI

Pur mantenendo ferma la convinzione che ogni livello debba lavorare rigorosamente in modo progettuale e che il Progetto Educativo abbia un ruolo centrale, è necessario rivedere i processi con cui attualmente vengono immaginati, definiti e verificati i progetti di Zona e Regione, processi che, nel tentativo di coinvolgere nel modo più esteso possibile i soci adulti, diventano spesso inefficienti, se non addirittura inefficaci.

Affidando al Consiglio generale (dove la rappresentanza territoriale avrebbe come riferimento non più la Regione ma la Zona a garanzia di un maggior coinvolgimento della cosiddetta base) lo sviluppo di indicazioni progettuali associative di ampio respiro, queste potrebbero essere utilizzate, secondo le diverse esigenze e nel rispetto degli specifici compiti, dagli altri livelli associativi per progettare all’interno dei rispettivi Consigli la propria azione di supporto alle Zone e alle Comunità Capi.

La Commissione, dopo un’attenta analisi dei questionari e delle riflessioni effettuate a più livelli, ha orientato la propria proposta nel seguente modo:

Livello di Zona: il Progetto di Zona deve includere anche il tema dello sviluppo (peraltro già ricompreso tra i compiti della Zona) e il Convegno di Zona (art. 26) viene abolito, delegandone all’Assemblea i compiti.

Livello Regionale

La progettualità a livello regionale viene snellita nei processi.

Le priorità e le strategie relative agli ambiti già ora definiti dallo Statuto dovranno essere individuate, elaborate e verificate dal Consiglio regionale partendo dai Progetti di Zona e dalle  Strategie nazionali. La lettura delle realtà associativa e giovanile è quindi affidata alle Zone attraverso la sintesi dei loro Progetti e non più effettuata in prima persona dalla Regioni.

Si offre pertanto alle Regioni una modalità di lavoro più elastica e adattabile alle specifiche esigenze.

Livello Nazionale

Con gli stessi intenti di semplificazione e focalizzazione del Consiglio generale sull’elaborazione pedagogica del metodo e dell’indirizzo politico, si propone di suddividere l’attuale Progetto nazionale in:

  • idee di riferimento per l’azione dei soci adulti e per la politica associativa di tutti i livelli, compito che continuerà ad essere proprio del Consiglio generale;
  • obiettivi prioritari per l’attuazione dei compiti assegnati al livello nazionale, attività affidata al Consiglio nazionale che già ha funzioni programmatorie per il livello nazionale.

 

Secondo ambito: CONSIGLIO GENERALE

È giunto il momento di attribuire il ruolo di Consigliere generale a Capi che siano espressione della base e del territorio, che siano a diretto contatto con i soci adulti e con i Gruppi e con essi vivano le dinamiche fondanti del nostro essere Associazione educativa, presente su territori specifici e spesso molto diversi tra loro.

I Consiglieri generali vanno quindi identificati tra Capi che siano espressione della Zona e che vivano attivamente la vita della stessa (come già deciso dal Consiglio Generale 2015).

Nell’indagine svolta a tutti i livelli associativi due soluzioni hanno riscosso maggior consenso:

– trasferire dall’Assemblea regionale all’Assemblea di Zona il compito di eleggere i Consiglieri generali;

– identificare come Consiglieri generali Capi eletti in Zona a questo ruolo ovvero già eletti come Responsabile di Zona, analogamente a quanto avviene ora per i Responsabili regionali.

Avvicinare tutte le Comunità Capi alla “massima assise associativa” identificando all’interno delle Zone i Consiglieri generali offrirebbe la massima rappresentanza possibile alle realtà territoriali.

In tal modo i Consiglieri generali eletti in Zona saranno membri effettivi tanto del Consiglio regionale, come avviene già ora, quanto del Consiglio di Zona, dove attualmente hanno soltanto, diritto di parola. Pur non facendone parte (nel caso non si tratti di chi è già Responsabile di Zona), potrebbero partecipare periodicamente anche ai lavori del Comitato di Zona.

Indipendentemente dalle scelte che il Consiglio generale farà, è necessaria comunque una riflessione sul ruolo e sulla figura del Responsabile di Zona e su come possa essere sostenuto nel suo servizio.

 

 

Terzo ambito: CONSIGLIO NAZIONALE

La Commissione ritiene indispensabile l’ampliamento dei compiti attribuiti al Consiglio nazionale, attraverso una revisione delle funzioni e delle deleghe ad esso assegnate,  proponendo di trasferire alcune materie attualmente di competenza del Consiglio generale al Consiglio nazionale, per dare almeno parziale risposta alla considerazione che “spesso il Consiglio generale è chiamato a decidere su aspetti della vita associativa del tutto marginali, rispetto alle funzioni principali dell’elaborazione pedagogica del metodo e dell’indirizzo politico”. Tuttavia la Commissione ritiene che questo passo possa avvenire solo dopo una chiara separazione nel Regolamento tra elementi sostanziali, da lasciare nella disponibilità del Consiglio generale, ed elementi tecnici o secondari da affidare al Consiglio nazionale.

Inoltre, la Commissione ritiene che la seconda parte dell’articolo 44 dello Statuto, relativa alle deleghe del Consiglio generale non debba essere modificata. Invero, lo scarso utilizzo della delega è un problema di prassi e non di regole. Pertanto auspichiamo che divenga consuetudine un più ampio ricorso a questo istituto.

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