La convivialità delle differenze

[di Lorenzo Pinton]

“La convivialità delle differenze” … cercando un’immagine per descrivere la comunità capi come luogo in cui crescere e che fa crescere, mi piace prendere in prestito questa frase di don Tonino Bello (sperando di non distorcerne troppo il senso originale).

Fa riferimento al convito, alla festa, all’incontrarsi intorno ad una tavola; richiama un clima sereno e festoso, un’aria di accoglienza reciproca.

Fa riferimento alle differenze, che sono la molla del cambiamento e della novità; il racconto della Creazione è la narrazione di una serie di separazioni per differenza: la luce e le tenebre, il mare e l’asciutto, le specie … e ad ogni elemento nuovo viene dato un nome, viene reso riconoscibile.

Ecco, mi piace pensare ad una comunità in cui la differenza sia riconosciuta e in cui gli accostamenti, talvolta arditi, possano sviluppare dei mosaici piacevoli alla vista; mi piace pensare ad un clima che consenta l’emergere di sfumature diverse, in cui sia possibile esprimersi con la libertà di chi si sente ascoltato.

Questa è l’idea, il desiderio, la meta … ma quanta fatica, nuovi inizi, sbagli e tentativi possono esserci sulla strada (mai definitivamente compiuta) verso questo orizzonte …

Gli elementi (ovvii) sui quali si aggrega la comunità sono l’adesione alla Legge e alla Promessa, poi anche al Patto Associativo, prima di tutto al servizio sulle orme di Gesù … ma tutto questo trova concretezza nell’esperienza viva della vita di staff, nel percorso vissuto assieme da ragazzi per chi l’ha vissuto, nell’incontro tra persone. La tavola imbandita è viva e allegra quando possiamo raccontare e raccontarci, quando condividendo l’esperienza riusciamo ad attivare nuovi filoni di pensiero ed elaborazioni, a suscitare curiosità e a leggere con occhi nuovi gli elementi ovvii di cui sopra.

La comunità capi è un “organismo” in continuo movimento. Le persone che la costituiscono cambiano e crescono, ci si sposa, si inizia a lavorare, si esce, si cambia Branca, entrano persone nuove … ma questa comunità desidera essere gustosa per tutti i palati: per l’elefante associativo che talvolta crede di averle viste tutte, come per il tirocinante  che sta iniziando ad acquisire il vocabolario.

Se la differenza è creatrice, allora dovremmo allenarci all’ascolto della novità, a cercare nelle discussioni che si sviluppano lo spunto di un possibile cambiamento (se c’è) piuttosto che la conferma di quanto è già noto.

Non si tratta di rimettere sempre e tutto in discussione, si tratta di lasciare sempre aperta la porta alla novità, al punto di vista di un capo che magari è anche genitore come alla domanda di un giovane capo che chiede conto di una modalità consolidata le cui motivazioni si perdono ormai nella notte dei tempi.

Se penso ad una “ambientazione” per la comunità capi la immagino in un’osteria anni ’50; in un’osteria in cui si ride, in cui si parla di politica e si raccontano barzellette; in cui di tanto in tanto si alza anche la voce ma poi qualcuno interviene a calmare gli animi; in cui l’oste smette di dar da bere a chi ne ha già avuto abbastanza ma soprattutto ad una cert’ora scopa tutti fuori e chiude il locale!

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