Incontrare Gesù nei ragazzi

di Letizia Malucchi

Quella volta che sulla Strada ho fiutato la Provvidenza

Sedevo immersa nel profumo dell’erba calpestata stringendo in mano la tazza di alluminio bollente. Onestamente ero sfinita, K.O. Guardai di sottecchi le facce dei ragazzi per capire quale fosse l’andazzo e, nonostante la mia fosse certamente la più sconvolta di tutte, dovetti prendere atto che anche loro non se la passavano benissimo. La strada di cui, secondo la Comunità capi, «il nostro clan aveva tanto bisogno» ci aveva tradito, e sinceramente ero piuttosto offesa. E arrabbiata.

Colpa della logistica che non aveva controllato per bene il percorso. Colpa di noi capi che non ci eravamo informati sulla tempesta di vento che aveva abbattuto montagne di alberi tranciando tutti i nostri sentieri. E così ci eravamo ritrovati stanchi morti, fuori dalla cartina, con un quantitativo mostruoso di km macinati alle spalle, morti di sete, a bollire l’acqua del fiume. In più, a margine, devo confessare un piccolo segreto: a me questa possibilità di perdersi con 20 persone sotto la mia responsabilità ha sempre spaventato parecchio. Mi cambia l’espressione del viso, non riesco a chiacchierare o a far finta di nulla. Ho proprio difficoltà a dissimulare. Ma poi con quel clan lì in particolare, che vi devo dire. Un sacco di caratteri spigolosi a confronto, poca voglia di partecipare durante l’anno, vissuti personali difficili.

Bevo un altro sorso con la faccia preoccupata e mi scotto la lingua. Come ripartiremo domani?

La sera dopo la cena, anche se è tardissimo e siamo stanchi morti, ci stringiamo intorno a un bivacco improvvisato. Vabbè, chi di voi ha fatto un po’ di strada lo avrà già capito che nonostante queste riflessioni da capo fuoco inesperta, la storia alla fine andava a parare lì: ci stringiamo e non ci siamo mai sentiti tanto vicini. Tanto felici di essere lì insieme. La scolta con la quale non avevo legato veramente per niente durante l’anno si siede proprio accanto a me e mi abbraccia, era bastato condividere l’ultimo sorso d’acqua per appianare un anno di battibecchi. E dentro quel bosco immenso e silenzioso, che ci aveva persi e che ci aveva ritrovato, d’un tratto non mi sento più né spaventata né sola. Ma non perché c’erano i ragazzi con me o l’altro capo clan. Ma perché sentivo il profumo di quella terra forte, brulicante di vita sotto le mani, e quel sussurro di una brezza leggera che mi accarezzava il viso. Perché la lana impregnata dell’odore dei fuochi delle sere passate nei nostri maglioni stretti in quell’abbraccio, mi ricordava che la nostra strada era sempre stata illuminata verso la direzione giusta. Ma non potevo (e non sapevo) certo spiegarlo ai miei compagni di strada in quel momento, potevo solo lasciare che anche loro intravedessero queste cose e rispettare i tempi e i modi in cui la fede sarebbe sbocciata nelle loro vite. E i giorni seguenti, infatti, sembravamo un clan diverso. Anche i Punti della strada erano di un’altra stoffa; oltre ai grandi pianti catartici, che nonostante la mia scarsa disposizione a tutto questo sentimentalismo, ci stanno sempre, insieme la comunità e il singolo mettevano in piedi degli obiettivi. Ciascuno era una piccola ribellione, un giro di boa dallo status quo che mi riempiva di ammirazione. «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro», e mai era stato tanto vera la presenza di un Gesù in mezzo a loro, che era giovane tra i giovani, pronti a portare un annuncio fresco, di vita, di speranza. Li guardavo costruire con tutte le incertezze della loro età la loro progressione personale e pregavo che questa fosse per loro come una carezza di Dio: a noi capi stava costruire tempi e spazi per accompagnare i ragazzi all’incontro (poi il resto lo fa Lui, non di certo noi). Certo, la paura che la nostra testimonianza non sia all’altezza fa sempre capolino; si tratta di essere credenti e credibili, di accettare di rimettersi in discussione, di confrontarsi con i nostri piccoli analfabetismi biblici, di studiare e lasciarsi guidare. Perché l’incontro con Gesù, per noi e per i ragazzi, avviene sempre lungo la strada. Ah, e mi sbagliavo di grosso all’inizio: la Strada non tradisce mai!

[Foto di Nicola Cavallotti]

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