Abbiamo incontrato Giusi e Michele, monaci della Piccola Famiglia dell’Annunziata fondata da don Giuseppe Dossetti. La comunità risiede tra le colline di Monte Sole, un luogo denso di memoria per via dell’eccidio nazista del 1944, ma volto alla riconciliazione e alla pace.
Le nubi si addensano cupe sui ruderi dell’oratorio degli Angeli Custodi a Cerpiano, dove alla fine di settembre del 1944 un manipolo di soldati tedeschi delle SS si è inerpicato alla ricerca dei “banditi”, i “loschi bacilli”, e degli “aiutanti delle bande” in un’operazione di bonifica del territorio che fu guerra a civili inermi, per lo più donne e bambini.
Fratel Michele e sorella Giusi ci raccontano lo strazio dei bambini della “scuoletta” radunati con le maestre, le mamme e pochi nonni per essere uccisi insieme, con le armi e poi con le bombe. Ascoltiamo qualcosa di terribile, fatti accaduti tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 su queste colline, più di cento luoghi qui attorno attraversati dal dolore (770 le vittime di quei giorni) e dalla distruzione.
La bellezza della natura che si risveglia tra primule e pervinche nei primi giorni di primavera, mentre gli uccelli cantano nel bosco di Casaglia, contrasta con questi muri ancora sbrecciati e grida al cielo con la voce degli innocenti colpiti, ieri come oggi. Perché tanto male? Come può l’odio crescere fino a uccidere il sacerdote sull’altare e i parrocchiani nel vicino cimitero? Come ci si può accanire contro gli inermi, i piccoli, i vecchi?
Siamo davanti alle tracce di quella che è nota come “strage di Marzabotto”, che in realtà si è consumata qui a Monte Sole. Quassù parlano le pietre delle case distrutte e parlano coloro che custodiscono la memoria di quei fatti. Vi incontriamo la comunità di monaci e monache della Piccola Famiglia dell’Annunziata, fondata a Bologna nel 1955 da Giuseppe Dossetti (1913-1996), uomo di profonda sensibilità politica ed ecclesiale, partigiano disarmato, poi padre costituente, chiamato come esperto al Concilio Vaticano II e animatore instancabile della formazione dei cattolici attivi nella società civile. Nel 1984 la Chiesa di Bologna diede mandato alla sua comunità di restare a Monte Sole nel luogo dell’eccidio, con il compito di pregare per la pace e la concordia tra i popoli e di custodire, comprendere e trasmettere il tesoro racchiuso in quella tragedia, il valore di quel martirio.
“In questo luogo che è di frontiera – ci racconta Giusi – ed emblematico di tanti luoghi della Terra anche oggi, siamo, come è nel carisma di Dossetti, con Dio e con la storia. E abitando a Monte Sole, abitiamo in tutti gli altri luoghi della Terra dove ci sono vittime innocenti, e siamo condotti a guardare l’oggi del mondo con occhi diversi. Alla scuola dei piccoli di Monte Sole, in comunione con Dio e con tutta la storia, la storia dei piccoli, dei poveri, dei senza storia, sostiamo immersi nel mistero del male che la abita e nella sofferenza che questo mistero produce. Ma anche vicinissimi al Dio che tace e che soffre in tutti i sofferenti: una storia così, la si può leggere solo alla luce della Croce e della sua vittoria. E, dunque, con speranza”.
Dossetti sentiva forte il mandato di educare alla pace e cercava di capire i meccanismi del male, la genesi dei sistemi disumanizzanti. Cosa devono fare i cristiani quando la violenza scuote le fondamenta della realtà? Qual è il loro compito profetico? Come stare dentro il proprio tempo e agire, praticando il comando della pace e l’opposizione alla guerra? Cosa può aiutarci a riflettere sulle scelte che ci troviamo a compiere?
Dossetti, che negli anni ’90 promosse in tutta Italia comitati a difesa della Costituzione, ha proposto ai credenti degli strumenti per reagire prontamente al male “finché ci sia tempo”. In estrema sintesi, occorre avere una coscienza lucida e vigile, una struttura interiore e un’esperienza ecclesiale capaci di opporsi a ogni inizio di sistema di male. Occorre una revisione del patrimonio culturale e religioso, un impianto teologico adeguato a leggere la storia. E occorre riscoprire la centralità della parola di Dio e dell’Eucaristia per pensare correttamente ed esaustivamente i giudizi e le azioni conseguenti, così da arrivare a una “sapienza della prassi” rispetto alle questioni personali, sociali e politiche.
Anche oggi c’è bisogno di essere sentinelle, di riconoscere e opporsi a ogni sistema di male che si ripresenta, come il ritorno dei nazionalismi aggressivi, che sta trasformando le democrazie in democrazie belliciste. “Oggi tutti i Paesi europei – approfondisce con passione Giusi – sono attraversati da movimenti e partiti fortemente nazionalisti, in uno scenario mondiale di grande deriva, con il diritto internazionale in crisi, esautorato da logiche di alleanza militare, e un’idea di guerra definitivamente sdoganata dal conflitto in Ucraina.
È quindi necessario – è l’invito che ci risuona dentro mentre scendiamo da Monte Sole – rendere possibile, consolidare e potenziare il pensare e l’agire per la pace. Offrire ai giovani una vera scuola di pace, che sappia indicare vie nuove per la concordia e lo sviluppo dei popoli. Per fare questo Dossetti ha coltivato in tutta la sua vita un unico sguardo, rivolto a Dio e agli uomini con grande compassione. Questo sguardo viene consegnato oggi alla nostra responsabilità, per cercare anche nel cuore della “notte” vie di luce e di bene. Vogliamo essere, come è stato Dossetti, educatori significativi, vigili e attenti, capaci di riflessione e di azione sapiente nella realtà in cui ci troviamo a vivere.
[Foto di Federica Palma]
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