Coeducazione e metodo: questione di punti di vista

[di Christian Caleari] – Parlare di coeducazione alla luce del nostro regolamento metodologico è un’operazione un po’ rischiosa: il pericolo è di scivolare sul “normativismo”, arrivando a riflessioni un po’ scolastiche.

Una piccola premessa, prima di entrare nel merito del tema, mi sembra quindi importante: il nostro regolamento metodologico è il frutto di una stratificazione progressiva di intuizioni, ragionamenti, elaborazioni, e successive modifiche e integrazioni. Si può dire che l’Associazione, anche dal punto di vista metodologico, fa strada e cresce lasciando una traccia che risente dei tempi, dell’evoluzione delle sensibilità e della continua (per fortuna!) maturazione che deriva dall’esperienza sul campo e dalla “rilettura” continua di quest’esperienza. Il nostro Patto Associativo è il fondamento solido e stabile di questo percorso di sedimentazione dell’esperienza educativa con i nostri ragazzi.

Per leggere (e capire) i nostri regolamenti è dunque meglio essere un po’ strabici, con un occhio agli articoli e l’altro ai fondamenti e alla storia della nostra Associazione.

Proprio dal Patto Associativo voglio partire per sottolineare l’importanza della coeducazione nel nostro metodo, una centralità intuita nel 1974 con uno sguardo davvero lungimirante. La troviamo come punto imprescindibile, tra gli altri, della nostra scelta scout: il testo parte dalla corresponsabilità dei capi educatori, uomini e donne che insieme testimoniano l’arricchimento che deriva dalla diversità. Non è un caso, credo, che il testo parta da qui per arrivare a parlare di coeducazione con i ragazzi. Insieme, uomini e donne, testimoniano un’umanità “bella” nella sua completezza, premessa di tutte le azioni educative.

Dopo questa apertura, tutt’altro che scontata, il resto del paragrafo mette in chiaro i punti che poi, nel regolamento metodologico, troveranno uno sviluppo più dettagliato (ma non troppo…e poi capirete perché…). Coeducazione significa proporre esperienze comuni di crescita, nel rispetto delle realtà locali diverse e dei diversi tempi di crescita e maturazione. Insieme per conoscere sé stessi, per accettarsi; insieme per aprirsi all’incontro e all’accoglienza dell’altro, fuori da ruoli precostituiti.

Ecco dunque i cardini che fanno della coeducazione un principio guida della nostra azione educativa: testimonianza di un’umanità piena, occasione di conoscenza di sé, apertura all’altro nella consapevolezza che l’incontro con la diversità ci completa e ci rende felici.

C’è tutto in queste parole, o quasi. Anche il regolamento richiama questi concetti in un articolo tutto dedicato al tema, il n. 14 (parte interbranca).

Dopo l’invito ad una visione “strabica”, adesso vi chiedo di fare un passo indietro, come i presbiti, e di guardare il regolamento metodologico da lontano per metterlo a fuoco in visione di insieme. Prima ancora di leggerne il contenuto, è importante riflettere sulla collocazione di questo articolo rispetto alla struttura complessiva.

Esso è inserito nella parte dei “contenuti” della proposta educativa, in buona compagnia di altri pilastri del nostro metodo, come l’educazione alla fede, all’amore, alla cittadinanza, alla mondialità e alla pace, all’ambiente.

Appare evidente come la coeducazione non sia un aspetto meramente “strumentale” del nostro fare scautismo, qualificando invece la nostra proposta nelle sue fondamenta valoriali. Potremmo dire che l’uomo e la donna della Partenza, dopo un percorso di crescita “insieme”, arrivano a maturare e far proprio il valore della complementarietà tra maschile e femminile, in una dinamica di reciproco arricchimento, in tutte le dimensioni della vita: in famiglia, nel lavoro, nel servizio. Ben oltre la sua accezione “strumentale” in termini educativi, coeducazione diventa poco a poco un connotato qualificante dell’idea di uomo e di donna a cui tende il nostro percorso educativo. Con un gioco di parole, educando insieme puntiamo ad una co-educazione permanente!

Entrando nel merito dell’articolo 14, i riferimenti al Patto Associativo sono evidenti, ma balza all’occhio un passo in avanti per nulla trascurabile, anzi: è importante rilevare che “imparare a stare con l’altro/a va vissuto come indispensabile premessa per riuscire a fare le cose più belle e interessanti”. Insieme dunque, non solo per conoscere e conoscersi, ma per fare più bello il mondo e perché no, più bella la Chiesa!

Nelle tre Branche questi concetti sono approfonditi e giustamente adeguati all’età e ai relativi obiettivi di sviluppo. A parte i riferimenti al discernimento e alla responsabilità delle comunità capi nella scelta tra unità monosessuali, parallele o miste, è interessante notare l’esplicito invito a garantire con queste scelte un equilibrio tra esperienze in comune e separate, per favorire l’interazione senza pregiudicare l’identificazione, e viceversa. Questo equilibrio va garantito nel corso delle attività correnti di unità, monosessuate o miste che siano. L’equilibrio va garantito anche prendendo in considerazione globalmente tutto il percorso di crescita del ragazzo, dal branco alla Partenza: in particolare un reparto parallelo è auspicabile in particolare quando l’esperienza in branco è mista (art. 18, branca E/G).

Infine, un ultimo esercizio di vista. Fate come i miopi, avvicinate il regolamento al vostro naso e scorrete uno a uno gli articoli nella parte degli “strumenti” del metodo. Ebbene, non troverete più riferimenti espliciti alla coeducazione.

Significa che sono tutti neutri? Impresa, gioco, route…nessuna differenza di genere?

Mettete da parte il regolamento, e andate con la mente alla vita delle vostre unità e alle riunioni di staff. Il metodo ci richiama implicitamente, date le premesse viste sopra, a “declinare” sempre gli strumenti al maschile e al femminile. Non lo troveremo scritto, dovremo farlo ogni volta noi capi. Così la strada, la fatica, il servizio, il gioco, la vita di squadriglia saranno proposti e vissuti in modo diverso e complementare da maschi e femmine: solo la consapevolezza di questo, e l’emersione esplicita di questa diversità nel momento della verifica, farà crescere tutti.

La coeducazione è un quadro a colori, vivaci e belli. Dopo aver provato (a fin di bene) a essere strabici, presbiti e miopi, non corriamo il rischio di vedere tutto grigio!

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