Un sorriso di speranza

di Michela Serena Abati, Iacopo Portaccio, p Diego Mattei sj - Incaricati e Assistente ecclesiastico nazionali alla Branca E/G

Partendo dalla celebre citazione di B.-P. “[…]  Vi terrete sempre pronti, in spirito e corpo, per compiere il vostro dovere”, proviamo a porci la domanda: quali sono i doveri per gli adolescenti e le adolescenti di oggi? Ci sembra opportuno partire dal fugare ogni dubbio sul termine “dovere” in relazione ai nostri ragazzi e ragazze. Questi “doveri” non sono obblighi, ma opportunità per crescere come persone responsabili e consapevoli: affrontarli con impegno permette loro di avventurarsi nel difficile, ma assai gustoso, sentiero per una vita soddisfacente per se stessi e per gli altri. Quindi quali sono i doveri? Un elenco semplice vedrebbe un susseguirsi di: impegno nello studio, nella formazione, nell’alimentarsi in modo sano, nel coltivare i propri talenti, praticare uno sport, accettare le regole della casa e contribuire al benessere familiare con gesti di collaborazione, rispettare i genitori etc. etc. Ci chiediamo invece: e se tutto fosse riassumibile con il “saper sorridere” a cui la Legge ci invita e richiama?

Ecco la risposta dunque: il dovere, per i nostri adolescenti, è quello di avere impresso in volto il sorriso di chi sa sperare. Sperare in un futuro migliore, coltivando dentro di sé la certezza che il proprio impegno, i propri sogni e i propri valori possano fare la differenza per la propria vita e per il mondo.

La speranza non è semplice desiderio, è speranza solo quando spalanca il presente verso il futuro, ne sperimenta la praticabilità, compie una scommessa di fiducia nei confronti del presente, in una ricostruzione continua del suo rapporto con il passato e con il futuro. È forza concreta che richiede preparazione, impegno e responsabilità. Nel contesto educativo, soprattutto con gli adolescenti, questo principio diventa una guida preziosa. La speranza, infatti, non è mai passiva: è una fiamma da alimentare attraverso azioni quotidiane, piccoli passi verso un futuro migliore. Ciò aiuta noi capi e capo a individuare la sfida educativa: permettere a esploratori e guide di fare esperienza di speranza come sentimento che non contempla argini, ma si espande ovunque ci sia il coraggio di credere e di agire. La speranza non si limita a guardare avanti, ma spinge a costruire il domani con gesti concreti nel presente, ispirando ogni ragazzo e ragazza a diventare protagonista del cambiamento.

La speranza, dunque, è una competenza da educare, un atteggiamento che va coltivato con intenzionalità e cura. Significa proporre ai ragazzi avventure in cui possano dare significato anche alle sfide più complesse e a trasformare le crisi in opportunità di crescita. È nostro compito offrire loro strumenti concreti per sviluppare la capacità di visione, di saper guardare cioè alla realtà, di valutarla e di trasformarla, riempiendo il presente della prospettiva gioiosa del futuro.

È nostro compito insegnare loro che ogni atto di generosità, ogni passo verso la giustizia e ogni sorriso donato sono mattoni con cui costruire quel mondo migliore che sperano di vedere. È in questa visione che il metodo scout si intreccia con la pedagogia: non solo formare individui capaci di sognare, ma giovani determinati a trasformare i sogni in realtà, consapevoli del loro ruolo nella società. La speranza diventa così un’alleata pratica, un’energia che li spinge a costruire, in un mondo che sembra voglia solo demolire, scoprendo che la speranza non è un privilegio, ma un dovere e un diritto da coltivare e condividere con gli altri.

A chiusura del percorso di #2030imprese è emerso un dato significativo: in risposta alla domanda “Quale speranza per il futuro?”, la parola più spesso utilizzata da esploratori e guide è stata “contribuire”. Contribuire ed essere parte attiva del cambiamento, offrire il proprio talento e le proprie energie per un bene comune, riconoscendo che il futuro non si costruisce da soli ma insieme agli altri.

Educare alla speranza, dunque, significa insegnare che ogni gesto, per quanto piccolo, è un contributo prezioso per realizzare un mondo più giusto e sostenibile. È attraverso questo spirito di partecipazione e responsabilità condivisa che possiamo dare forma alla speranza concreta e trasformarla in azione tangibile, generatrice di un futuro migliore per tutti.

Educare alla speranza non è solo far preparare i nostri ragazzi per il domani, ma vivere pienamente il presente. È aiutare i giovani a scoprire la bellezza nelle piccole cose: è un orizzonte verso cui tendere; è un dono, perché nasce dall’incontro con l’altro; è un impegno, perché richiede costanza, coraggio e il desiderio di mettersi in gioco: ma è soprattutto quel “dovere” di mantenere vivo il sorriso.

 

 

[Foto di Rachele Ferrè]

 

 

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