Il mistero dell’amnesia dei marziani e delle venusiane

[di Marcella Scarciglia e Francesca Zuccarini – Pattuglia nazionale E/G]

«Tanto tempo fa, i Marziani e le Venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme
perché si rispettavano e accettavano le loro differenze.
Poi arrivarono sulla terra e furono colti da amnesia: 
si dimenticarono di provenire da pianeti diversi.»
(John Gray, Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere, Milano 2011)

Queste parole erano scritte sull’invito per la Co.Ca. che a momenti sarebbe iniziata! Con un grande sorriso la capo gruppo lo aveva consegnato a Davide, quando era andata ad accoglierlo di rientro dal suo CFM.

In sede quella sera si respirava un’atmosfera magica… ed ecco che finalmente qualcosa accadde! Tutte le luci si spensero, si udirono una musica e una voce che raccontava la storia dei Marziani e delle Venusiane: la questione era chiara, bisognava trovare gli ingredienti giusti per la pozione della memoria necessaria a far ricordare a tutti gli Esploratori e alle Guide la capacità di innamorarsi e di vivere felici tra loro, rispettando e riconoscendo le reciproche differenze!

I vari gruppi di lavoro si misero all’opera. Davide fu particolarmente contento perché era ansioso di mettere in atto tutto ciò che di nuovo aveva imparato. Fu proprio lui a rompere il ghiaccio mentre risuonava nella sua mente la voce della Capo Campo: «Il Libro della Genesi è la chiave, è tutto scritto lì! – Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò – in se stessi singolarmente e insieme nella loro diversità sono immagine di Dio e della comunione con Lui» – e, ancora – «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta. Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne». (Gn 1, 26-28)

Davide buttò fuori queste parole tutte d’un fiato. Poi aggiunse: “É un progetto meraviglioso quello di Dio e noi come educatori ne siamo corresponsabili! Secondo me, in branca EG, il segreto è nell’impresa di reparto: lì ognuno mette a disposizione di tutti i doni che Dio ha fatto a ciascuno e, allo stesso tempo, ragazzi e ragazze sognano insieme, collaborano per il raggiungimento di un unico obiettivo, si scoprono nelle proprie diversità e il risultato è frutto del comune lavoro”. Era chiaro che il campo per Davide era stato motivo di crescita e riflessione per tutti…e l’esperienza della coca fece il resto..

Il dibattito divenne intenso, Elisabetta ricordò a tutti cosa era successo al campo invernale: la vice della Gazzelle e il vice dei Falchi avevano lanciato fulmini e saette perché un piede tenero aveva osato dire che le femmine sono buone solo a cucinare e a fare i servizi di casa! Ma il giorno dopo era bastato che, nell’esplorazione in grotta, le ragazze fossero le uniche a saper realizzare le imbracature per l’arrampicata, senza l’aiuto dei capi, per guadagnarsi fischi di ammirazione da parte degli esploratori!

Tuttavia Chiara sbottò: “Non dimentichiamo, però, che oggi la tendenza va verso un appiattimento in cui ci si copia reciprocamente e gli uomini perdono di virilità e le donne percepiscono come segno di debolezza la propria femminilità. É necessario, quindi, che ciascuno riconosca e valorizzi le proprie specificità: vi ricordate tutti Barbara quando è entrata in reparto, vero? Sembrava che dovesse consumare fiumi di lacrime per ogni minima difficoltà! Poi, grazie a mete e impegni, e definitivamente dopo il suo ingresso in Alta Squadriglia, è riuscita a comprendere come la sua sensibilità femminile potesse diventare una risorsa per entrare in empatia con tutti!

Intervenne Simone: “Credo di avere la ciliegina sulla torta: quando si innamorano magicamente scoprono ciò che di prezioso è racchiuso nell’altro e ogni scusa è buona per stare insieme! Mi fa sorridere il pensiero di Alessio che, dopo aver conquistato il brevetto di Pioniere, ha impiegato mezz’ora per realizzare un banalissimo treppiedi solo perché c’era intorno la Vice delle Rondini che voleva “ripassare” le legature principali! Oppure quando Matteo ha scelto il posto d’azione di cuoco e si è improvvisato apprendista provetto solo per fare colpo su Gaia, “la guida da schianto”!

Incalzò ancora Sandra: “Questi sono gli anni in cui avvengono tutte le trasformazioni fisiche e a sciupare il valore della dimensione sessuale è in agguato la volgarità che oggi è diffusa sull’argomento e la tentazione di ridurre questa dimensione alla sola genitalità. Il campo estivo, secondo me, è un ottimo strumento perché i ragazzi sperimentino la bellezza del vivere insieme e perché il contatto con la natura li faccia riscoprire come creature a cui Dio ha affidato la reciproca cura, una cura fatta di premura e dedizione”.

La riunione oramai volgeva al termine e Davide comprese perché al CFM avevano tanto insistito sulla grande responsabilità delle Co.Ca. in tutti gli aspetti educativi dei ragazzi che le erano affidati.. Anche la scelta del tipo di unità da avere (reparto monosessuale, parallelo, misto) poteva fare la differenza: non può trattarsi di una scelta basata sulla disponibilità numerica dei capi; essa ha, invece, un’estrema rilevanza educativa perché in tal modo si risponde ai bisogni specifici della crescita dei ragazzi e richiede formazione ed attenzioni diverse, in grado di valorizzare l’identità di genere e, allo stesso tempo, la conoscenza, il confronto, la collaborazione, il rispetto e la valorizzazione dell’altro sesso.

Rientrato a casa, Davide aprì il proprio taccuino e incollò lo stralcio di una catechesi di Papa Francesco con cui il capo gruppo aveva chiuso la riunione: «La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione della differenza tra uomo e donna. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia» (Udienza Generale – 15 aprile 2015). A noi capi, dunque, l’ardua vocazione a coeducare: aiutare ragazzi e ragazze a tirare fuori insieme ciò che loro già sono, ciò che già la natura ha inscritto in loro!

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