Cuore mani e testa

[di Christian Caleari]

Esperienza frequente nella mia vita: incontro una persona che non conoscevo, fuori dal contesto scout. Avverto una sintonia che va oltre la semplice simpatia, va più in profondità. Scopro, per caso, che ha un’esperienza scout alle spalle, che ha lasciato il segno.
Ogni volta mi dico: c’era qualcosa che me lo faceva intuire…ma cosa?

Cos’è che in noi fa naturalmente emergere quel che a parole diciamo “semel scout, semper scout”…cosa tradisce la nostra appartenenza profonda, anche in contesti completamente avulsi e distanti dai ragazzi o dal servizio?

La risposta è semplice: lo scouting è diventato “stile di vita”.

Siamo portati ad associare il termine scouting alle tecniche dell’uomo dei boschi, anche il nostro regolamento vi fa riferimento in questi termini. E in effetti un incastro ben fatto o una tenda piantata sulla radura hanno forza simbolica ed evocativa potente, richiamandoci in un attimo a quella che B.-P ha definito “un’arte”.

Lo scout ama e vive all’aria aperta, ama la vita nei boschi potremmo dire, come B.-P. ci insegna. Tutta l’esperienza educativa è segnata da questo incontro con i nostri limiti e con la natura. Lo scouting, nei nostri gruppi, è una libera esperienza di “campo” (cioè esperienza al “limite”): sicuramente divertimento, anche fatica talvolta, ma soprattutto scuola di vita.

Scouting è gerundio di scout, è proiezione, dinamica e movimento. Le esperienze di limite che consapevolmente facciamo vivere ai ragazzi sono simili alla tensione di un arco che prepara lo scoccare di una freccia.

Lo scouting, in questi termini, è la traccia più profonda che l’esperienza scout lascia nel profondo di noi, ci struttura e ci dà forma per sempre.

In una prospettiva che attraversa le Branche e arriva all’uomo e alla donna della partenza, lo scouting non è quindi solo lo strumento educativo (l’insieme delle tecniche, la pratica, l’arte dell’uomo dei boschi). Ne è in qualche modo il risultato.

Lo scouting, per tutta la vita, è gioia, competenza e volontà di muoversi verso (e oltre) la frontiera, nella libertà.

Lo scouting educa alla libertà, che secondo Jaspers è coscienza della propria finitezza, della dipendenza dalla natura, della dipendenza da altri uomini, della dipendenza dall’esperienza.

Gioia-competenza-volontà. Cuore-mani-testa. E pensare che prima di scrivere queste righe pensavo che lo scautismo passasse solo per i piedi!

La gioia si semina nella Branca L/C, dove il cuore scopre la bellezza, il fascino della frontiera. Scouting è desiderio di scoperta, curiosità, atteggiamento positivo e proattivo, sguardo puro sulle cose e sul mondo, stile relazionale autentico, schietto e sincero con le persone, stupore, sorriso senza pregiudizio.

La competenza si semina in Branca E/G, dove con le mani si impara  a vivere nella frontiera. Scouting è osservazione, contemplazione, ma anche ingegno, cura del dettaglio, spirito di adattamento, contatto con il Creato.

La volontà si semina in R/S, dove la testa sceglie la strada verso la frontiera, la prossima frontiera, e oltre.

Scouting è coraggio, analisi approfondita, spirito critico, servizio concreto e gratuito, azione di cambiamento, desiderio di lasciare una traccia, risposta ad una chiamata.

Noi capi educatori, da bravi “arcieri” competenti, siamo chiamati a giocare lo scouting perché lo scouting diventi stile di vita…siamo chiamati a tendere archi.

Ma che bello riconoscere ogni giorno, intorno a me, che la tensione di tanti archi lancia frecce che rendono più bello il mondo!

Dobbiamo essere grati a Dio e onorati di poter svolgere questo servizio.

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