100 anni di scautismo a Macerata

 

di Claudia Prenna

Quest’anno la città di Macerata festeggia 100 anni dal censimento del primo gruppo scout. Era infatti il 1 aprile del 1916 quando sulla rivista “Stadium” fu pubblicata la notizia dell’immatricolazione del Riparto Macerata società ginnastica Robur.

Per dare risalto a questo importante evento, numerose sono le iniziative proposte, rivolte sia agli scout sia a tutta la cittadinanza.

In questa occasione con i tre gruppi scout presenti a Macerata, il 2, 3 e 5, abbiamo voluto ospitare nella nostra città l’incontro di Primavera, il campo San Giorgio e l’uscita San Paolo.

Pensando a come trasmettere il valore di una storia così lunga, niente è sembrato più opportuno che scegliere come ambientazione del San Giorgio e del San Paolo la vicenda delle Aquile Randagie, visto il ruolo che hanno avuto nello sviluppo in Italia del nostro movimento e soprattutto per l’esempio che ci hanno lasciato attraverso il loro operare clandestino nella lotta contro la sopraffazione fascista.

Far conoscere una parte fondamentale della storia dello scautismo italiano a ragazzi delle branche E/G e R/S del maceratese (in tutto più di 500 tra esploratori, guide, rover e scolte!) ci ha permesso di ricordare che essere scout è mettere in pratica quel bagaglio di valori e principi che la Legge ci insegna.

Festeggiare questo importante compleanno non vuole essere solo il luogo dove ritrovare vecchi amici e rievocare il tempo che fu, ma essere anche un’occasione da non perdere per rendere più attuale che mai l’esperienza dei nostri “nonni”.

Gli esploratori e le guide, attraverso un grande gioco svolto “in clandestinità”, sono andati alla ricerca dei simboli del reparto e delle loro Fiamme sequestrate dai fascisti. Nel gioco notturno, poi, la loro missione è stata quella di portare in salvo gli ebrei oltre il confine svizzero, così come tentavano di fare le Aquile Randagie ed O.S.C.A.R.

I ragazzi più grandi, invece, sullo sfondo della giungla silente, hanno affrontato le diverse sfaccettature del concetto di “legalità” attraverso testimonianze e incontri con la Polizia di Stato e con i rappresentanti di alcune associazioni presenti sul nostro territorio, come Libera e la Comunità Giovanni Paolo XXIII.

Organizzate le attività, a quel punto non ci è rimasto che trovare una degna conclusione per far sì che le piccole esperienze vissute durante questi due momenti potessero rimanere come ricordi indelebili nella memoria di tutti. Così è nata l’idea di contattare l’unica persona ancora in vita che potesse raccontarci in prima persona di quanto accaduto durante quel periodo, Don Giovanni Barbareschi. “È la profonda ammirazione verso il Suo operato e la Sua vita che ci spinge a scriverLe questa lettera, affinché possa festeggiare con noi, anche solo con un pensiero, i 100 anni di scautismo cattolico a Macerata, perché in fondo se siamo ancora qui è merito di chi non si è lasciato piegare dalla durezza dei tempi. Inoltre, ci farebbe molto piacere se Lei potesse inviare ai nostri ragazzi un messaggio, da leggere nel corso delle uscite, in modo che possano avere una testimonianza concreta di quanto avvenuto in quei terribili anni e del fatto che nonostante tutto, grazie anche al volere di Dio, avete resistito un giorno in più del fascismo”. Questa, parte della mail inviata a Don Giovanni Barbareschi affinché potesse idealmente essere con noi durante le attività.

Tempo qualche giorno e la dolcissima voce di un vecchietto, che non faceva trasparire i ricordi dei momenti terribili che ha vissuto, ci comunicava che avremmo ricevuto una lettera con alcune sue parole indirizzate proprio ai nostri ragazzi.

E così, la lettura del messaggio di don Barbareschi a conclusione del San Giorgio e del San Paolo non ha potuto far altro che lasciarci tutti commossi e senza nient’altro da aggiungere, se non ricordarci di essere sempre “Fedeli e ribelli” come lo furono le Aquile Randagie.

 

Ecco le parole di Don Giovanni Barbareschi:

Mi piace definire me stesso come “uno scout diventato prete”, non come un “prete scout”.

Infatti ho pronunciato la mia promessa scout nella cappellina del Collegio san Carlo a Milano il 27 dicembre 1943 nelle mani di Kelly (Giulio Uccellini).

E sono stato ordinato sacerdote il 13 agosto 1944.

Nel disordine seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943,  con Baden (don Andrea Ghetti) e altre Aquile Randagie costituiamo l’OSCAR (Organizzazione Scout – cambiato poi per maggior sicurezza in Soccorso – Collocamento Assistenza Ricercati), che si avvale dell’apporto di molti religiosi e religiose, forze cattoliche e laiche.

Abbiamo sempre cercato di osservare e rispettare l’articolo della Legge Scout che dice: “Lo scout è sempre pronto a servire il prossimo”.

A solo un mese dalla sua nascita OSCAR è conosciuto in tutta la Lombardia perché considerato àncora di salvezza per chi cerca di espatriare.

Si salvano militari e renitenti alla leva della Repubblica di Salò, si producono documenti falsi, si cerca di far espatriare in Svizzera Ebrei e altri perseguitati. Poi, alla fine della guerra, cercheremo di sottrarre fascisti e tedeschi alla vendetta dei vincitori.

I luoghi di passaggio erano prevalentemente le montagne della provincia di Varese e della Val Chiavenna, al confine con la Svizzera.

Si è cercato di conteggiare l’operato dell’OSCAR: abbiamo effettuato circa 2.200 espatri clandestini in Svizzera e fabbricato circa 3.000 documenti di identità falsi.

Ci furono anche degli episodi “divertenti”, come per esempio questo. Sui caselli ferroviari della linea che da Monza porta a Lecco, c’era scritto a grandi lettere: “Solo Dio può piegare la volontà fascista.” E un piccolo gruppo di noi, durante la notte, ha aggiunto: “Speriamo in Lui!” 

Avrei una parola sola con la quale terminare questo messaggio: Ragazzi, amate la vostra libertà e sappiate che non ci sono liberatori, ci sono solo persone che si liberano.

Solo voi potete costruire la libertà della vostra persona.

Buona Strada!

don Giovanni Barbareschi

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