Preziosi nel nostro corpo

di Valeria Leone

Il corpo è centrale nella vita e nella storia di ognuno. Come dice Vittorio Lingiardi “Il corpo è la mappa su cui personalità e memoria – gioia, godimento e dolore – disegnano il loro viaggio”¹: ecco perché anche l’educazione non può fare a meno del corpo. 

 

Il corpo è una mappa: è manifesto della nostra personalità (il taglio di capelli, la scelta o meno di un piercing o un tatuaggio, di avere la barba o i baffi, di radersi i peli, i vestiti che indossiamo) e del nostro modo di stare in relazione con noi stessi e con gli altri (la postura, lo sguardo, le espressioni del viso, lo spazio che occupiamo in una stanza, i gesti che facciamo e come li compiamo); è anche luogo di memoria. Il corpo contiene tutta la nostra storia, le malattie che abbiamo avuto, l’immunità che abbiamo acquisito (la “memoria immunologica”), le cicatrici: quelle visibili sulla nostra pelle e quelle interiori, che si riverberano sul corpo che siamo. Penso anche a quanto il corpo abbia memoria della cura che ha (o non ha) ricevuto, delle carezze e degli abbracci che l’hanno scaldato, della violenza e delle aggressioni che l’hanno umiliato, del dolore che ha provato, di quello che ha mangiato e bevuto fin dall’infanzia, del modo con cui è stato guardato, toccato, accolto, amato. Anche da noi stessi. Avere cura del nostro corpo restituisce dignità al nostro essere umani.

Il corpo è fin dall’antichità oggetto di cura (medica, estetica), è strumento politico, è presenza anche nell’assenza (quanto sentiamo vicino qualcuno che ci manca, quanto sono vivi e concreti a volte i ricordi), è temporaneo e mutevole; il corpo ci appartiene, ma non ne abbiamo completo controllo.

L’educazione passa attraverso il corpo: ciò che viviamo con i nostri bambini e i nostri ragazzi esige il corpo. Giocare (correre, saltare, arrampicarsi, danzare, cantare, strisciare, rotolarsi, tagliare, disegnare, dipingere), vivere l’avventura (intrecciare, annodare, stringere, stare in equilibrio, sfregare, tagliare, martellare, interpretare, soffiare, cucinare), assaporare la strada (camminare, reggersi, inginocchiarsi, servire, chiedere, stringersi, accovacciarsi, porgere, leggere, sudare), tutto è corpo.

Il nostro ruolo di capi ci richiede anche di accompagnare bambini e ragazzi a rileggere con il cuore e con la mente ciò che hanno vissuto con il corpo (e non solo), affinché si riscoprano interi e affinché crescendo imparino ad amare il corpo che hanno, a prendersene cura, a rispettarlo, a richiederne il rispetto e ad assicurarlo al corpo degli altri. L’educazione non può dimenticarsi del corpo: non possiamo dimenticare quanto sia importante ciò che mangiamo (quanto i nostri pasti sono equilibrati? Cosa ci guida nel fare la spesa?), quanto riposiamo (quante ore dormono i nostri bambini? Quante ore dormiamo noi, in uscita, al campo?), quanto e come ci laviamo e ci cambiamo (nei limiti del possibile, lo so). Così come non possiamo dimenticare quanto sia delicato il rapporto con il cibo, con la nudità e la fisicità altrui: non sempre è facile e naturale tenersi per mano, baciarsi (anche se per gioco), darsi un abbraccio. Non voglio dire che non dobbiamo proporre giochi e gesti che richiedono una certa fisicità (che altrimenti non si può fare più niente), ma vorrei ci ricordassimo di farci attenzione, di non andare in automatico ché tanto siamo scout.

Il corpo è oggetto di cura anche una volta terminata la vita terrena. Il corpo del defunto, nel rito cristiano delle esequie, viene incensato proprio perché prezioso. Il profumo avvolgente dell’incenso sale verso l’alto: è l’offerta di vita della persona che sale a Dio, accompagnata dalla preghiera che quel dono sia a Lui gradito e dalla speranza che quel corpo possa risplendere della bellezza dell’anima che l’ha abitato, nei Cieli nuovi che lo aspettano.

Che ci accompagni ogni giorno la consapevolezza dell’importanza di quel profumo d’incenso, a ricordarci di accoglierci, rispettarci, curarci, consonarci, amarci, perché siamo preziosi nel nostro corpo, strumento di speranza nelle mani di Dio per tutta la vita, perché come ci ricorda San Paolo “Noi siamo per Dio il buon profumo di Cristo” (2Cor 2,15).

 

  1. Vittorio Lingiardi , Corpo, umano, Einaudi, 2024

 

[Foto di Andrea Pellegrini]

 

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