Tutti in gonna!

di Francesco Castellone

 

C’era una volta il buon Pietrone,

capo saldo, spilungone,

gli piaceva intrattenere

tutti con il suo sapere.

 

Era proprio un chiacchierone,

ogni passo un’orazione!

Esponeva tesi e frasi,

opinioni in tutti i casi.

 

Gli piaceva pure tanto

dell’AGESCI farsi vanto:

ce l’aveva proprio a cuore

questa nostra Associazione!

 

E per questo argomentava

sulla rava e sulla fava,

criticava lo statuto

con un piglio a volte acuto.

 

Altre volte invece Pietro

ne sparava avanti e indietro,

tante, a ripetizione

per destare l’attenzione.

 

Un bel giorno, per esempio,

stufo era per lo scempio

che sull’uniforme fa

il gran caldo di città.

 

“Pantaloni di velluto:

ma ti pare mai il tessuto

con cui tocca camminare

su sui monti e in riva al mare?

 

‘Sti calzoni poi son stretti,

per la marcia poco adatti.

Dico basta al pantalone:

pronti, via, rivoluzione!”

 

Il buon Pietro custodiva,

sotto la calura estiva,

un suo sogno alquanto strano,

per alcuni un poco osceno.

 

Sin da quando era un eggì,

rimirava notte e dì

quella gonna pantalone,

delle guide vestizione.

 

Lui pensava che tal guisa

fosse comoda divisa.

“Se un po’ d’aria poi passasse

nelle oscure parti basse!”

 

La proposta era un po’ strana,

per Pietrone non insana:

“Sai poi quanti benefici

con i capi sì felici

 

di trovare refrigerio?

Sembra sì un motivo serio:

mai più capi sudaticci

mai più caldo, mai più impicci!

 

Dico a te, sì, capo maschio:

mai più caldo, mai più muschio!

Quell’arietta, anche se moscia,

ti potrà asciugar la coscia.

 

È deciso, è già futuro:

i contrari tutti al muro!

Non ha pesci sai chi dorme:

mettiam mano all’uniforme!”

 

Sta di fatto che il buon Pietro,

senza mai guardarsi indietro,

senza consultar nessuno,

scrisse tosto al Tiggìuno.

 

“Caro mio buon giornalista

Sai la novità che è in vista?

Già sobbalzano le nonne:

scout e guide, tutti in gonne!

 

È un’idea un po’ primitiva,

nasce da mia iniziativa

ma ho già fatto petizione:

sai che partecipazione!

 

Una lettera poi ho scritto,

un appello fitto fitto

che poi, sgranocchiando un Tuc,

condiviso ho su facebùk!”

 

Telecamere a manetta,

interviste in tutta fretta

fece presto il giornalista

alla gente varia e mista.

 

“Che ne pensa lei del fatto

che gli scout, dando del matto,

d’ora in poi andranno in giro

con la gonna?” “che delirio!”

 

“dove andremo poi a finire?”

“eh, so’ strani, tutto dire!”

“mio nipote fa il lupetto,

ora il capo suo bacchetto!”

 

Sale su lo share, successo!

Ma, un momento: Pietro stesso

poi realizza all’improvviso

che lo scout viene deriso,

 

processato, condannato,

già dai media giustiziato

per l’insana evoluzione

della sola sua intenzione.

 

L’indomani i titoloni:

“Per gli scout mai più calzoni”.

Ride anche la mia nonna

pe’ i maschietti in pantagonna!

 

Caro pietro, un bel casino,

che sconfitta a tavolino!

Il bel guaio che tu hai commesso

non sta nel fine, è nel processo!

 

Un’associazione grande

si fa sì delle domande,

vaglia le proposte e i gusti

ma lo fa nei posti giusti!

 

In comunità, poi in zona

(senza dar la notiziona),

regionale, nazionale,

il livello piano sale!

 

Sì, il processo è un poco lento,

lamentele a volte sento:

“Tutta ‘sta burocrazia!”

Guagliò, è democrazia!

 

Se fai fuor questi passaggi,

la velocità la assaggi

ma calpesti coi tuoi piedi

quelle cose in cui tu credi.

 

Il confronto poi, si sa,

chiave è per la verità:

condivisa, conquistata,

però sì partecipata!

 

Pietro, ormai rancori zero,

ma se cascan idee dal pero

una cosa, per piacer:

lascia stare ‘sto Twittèr!

 

[Illustrazione di Ilaria Orzali]

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