Partire dai piedi – per imparare a scegliere, oggi

Più passa il tempo più sembra che l’essere capi AGESCI diventi un impegno complesso e farraginoso. Si moltiplicano modifiche ai regolamenti e l’aggiornarsi di anno in anno sembra un percorso sempre nuovo da compiere quando si viaggia e il “navigatore” non trova la direzione giusta.

Quale criterio sicuro ed efficace si può inserire nel  percorso educativo per cui, al di là dei cambiamenti, la sapienza del capo possa orientarsi in modo originale e insieme coeso al processo di rinnovamento dell’Associazione?

Il riferimento sicuro sono i ragazzi con le loro problematiche e le loro sempre nuove attitudini. Gli strumenti del metodo, prima di vederci impegnati nella progettazione e nell’azione, devono aiutarci a capire come cambia il contesto in cui viviamo e come gli stessi ragazzi sono sempre nuovi in un interessante mondo da scoprire.

Penso che la difficoltà comune oggi a tutti gli educatori sia  quella di trovare quell’esca educativa che possa interessare chi vive modalità sempre nuove di apprendimento, di esperienze affettive e di comunicazione.

Il “navigatore” necessario è bene che si inoltri nelle coscienze dei ragazzi con la giusta curiosità e meraviglia, evitando quella debole disposizione interiore di vedere solo il negativo o la diversità rispetto a quanto abbiamo vissuto noi adulti. Negli ultimi CFA che ho avuto la fortuna di vivere ho notato con gioia che l’età media dei capi in formazione si è abbassata. Ciò significa che si è più vicini al mondo dei ragazzi e al loro stile di vita, di conoscere, di relazionarsi. L’Associazione ancora una volta si presenta con una aggiornata e possibile opportunità educativa per un mondo giovanile in continuo cambiamento.

Perché il nostro metodo si presenta adeguato?

Nella proposta che il capo fa nelle tre branche come momento iniziale della progressione personale, l’osservazione e la conoscenza sono esperienze fondamentali per disporre il bambino e il ragazzo a confrontarsi con il mondo altro da sé. È la condizione iniziale per affermare il proprio essere e per prendere coscienza della propria personalità in crescita.

Per risalire dagli atteggiamenti esterni al mondo interiore del ragazzo viene spontaneo domandarsi quale sia il suo pensare, il suo provare sensazioni ed emozioni, quali siano i suoi prevalenti sentimenti. Esplorare il suo mondo interiore è essenziale per formulare una ipotesi di percorso educativo, nel tentativo di valorizzare le sue qualità.  Mi viene da ripetere che fondamentale sia proprio partire dal suo modo di pensare e di esprimersi.

Prendere in considerazione il processo cognitivo che è alla base di ogni esperienza di vita mi sembra che sia oggi più che mai necessario. Pur non essendo esperti di psicologia e di linguistica potremmo addentrarci in quel mondo spesso opaco e indistinto che è l’immaginario che occupa la fantasia e il cuore dei giovani. È un mondo abitato da immagini, da sensazioni, da parole che non sono spesso risultato di una esperienza vissuta personalmente in forma diretta. Lo spazio in cui si vive può essere anonimo e privo di oggetti scelti personalmente, di memorie che richiamano a esperienze vissute con passione e insieme con chi condivide valori e spesso sofferenze. Se la fonte di quello che si vive interiormente è frutto di una suggestione esterna alla propria diretta esperienza, si può far cogliere invece la ricchezza di un orizzonte più ampio del proprio ambiente vitale. Uscire dalle proprie case, dalle aule della scuola, dalle stanze del catechismo parrocchiale, dalla stessa sede scout. È quello che per gli scout è “partire dai piedi” per incontrare, per commuoversi per la bellezza della natura o per importanti incontri con persone significative, nelle loro sofferenze o nelle loro testimonianze di valori vissuti. Il problema non è solo entrare nel mondo della conoscenza del ragazzo, ma anche cogliere quel processo di elaborazione affettiva che distingue nella coscienza ciò che può essere frutto di una esperienza istintiva o invece risultato di una scelta anche faticosa nel seguire il valore di un desiderio che sia alla ricerca di un vero appagamento. Dai piedi al cuore per poi elaborare nel pensiero quale scelta vivere.

 

La più facile suggestione subita da un ragazzo ancora privo di senso critico è dettata dalla cultura consumistica che offre novità sempre nuove per soddisfare bisogni o per suggerire illusorie conquiste. In questa dinamica legata alla cultura del mercato l’abitudine immediata del ragazzo che cerca e chiede molto si collega alle possibili risorse economiche della famiglia di appartenenza. Il famoso “mamma me lo compri?” torna come espressa o implicita domanda interiore a partire dalla prima infanzia. Per chi dispone di mezzi, subentra già molto presto il senso di un potere, di un valere, di un usare, che induce a fare del proprio spazio e immaginario interiore come la vetrina di un centro commerciale, di cui tutto è acquisibile e fruibile. La pubblicità televisiva è sapiente nel moltiplicare i richiami alle necessità vere o indotte dei bambini. È un martellamento che produce grandi utili a chi propone dalle merendine, agli oggetti per la propria camera, all’abbigliamento, agli stessi giochi da scaricare sul cellulare. Le stesse relazioni interpersonali sono catturate dai contatti del tutto passeggeri che i cellulari propongono.

La cultura consumistica si avvale del facile orizzonte dei bisogni, come determinate e istintive sollecitazioni a costruire la propria sicurezza interiore nell’appagamento di un possedere, senza scegliere, senza l’esperienza interiore di libertà da esercitare. La formazione attraverso il gioco, nell’esperienza di un progettare impresa, nel faticoso impegno di un servizio, è l’antidoto più efficace che lo scautismo propone per aiutare il ragazzo a passare dalla soddisfazione di un bisogno alla realizzazione di un desiderio. È l’esperienza di una sicurezza in sé stessi che è frutto di un esercizio di libertà personale e spesso faticoso e non tanto un affidarsi a quello che modelli consumistici inducono a sperimentare. È necessario allora pensare con categorie personali che attingano ai sentimenti più originali del proprio essere, alla fantasia libera da modelli simbolici indotti. Nel cammino di una formazione spirituale sarà importante passare da una religiosità di regole e rituali esteriori, a una profonda ricerca di come lo Spirito semina con la Parola nel cuore di ciascuno, desideri di amore e di pace. L’esperienza della comunità nasce proprio da quello che ciascuno ha provato di bello e grande, nel desiderio di metterlo in comune.

 

Il “capo profeta” ha tutta la possibilità di accompagnare la ricerca del ragazzo a coniugare la lettura interiore dei propri desideri con quello che prima i personaggi dell’antico testamento e poi i discepoli di Gesù hanno faticosamente appreso sul valore dello Spirito che si fa tutt’uno con l’umanità. Non è più solo seguire modelli anche virtuosi ed esemplari, ma cercare di essere noi stessi espressione di uno Spirito che si fa uno con noi. Quello che Paolo apostolo confessa della propria esperienza, di sentirsi pieno del Cristo Gesù, di essere un altro Cristo. È un cammino di discernimento, di saper individuare in sé e intorno a sé quei segni che sono espressione autentica di un Amore incarnato nell’umanità.

Lo scautismo può avere questa pienezza di proposta educativa perché non si basa su affermazioni astratte di dottrina ma su esperienza vissuta di gioia, di avventura e di servizio.

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