Noi Capi siamo Pronti?

Dialogo immaginario fra un educatore scout e lo psicoterapeuta Matteo Lancini

Matteo Lancini: «Oggi non si cresce per trasgressione ma per delusione. Gli adolescenti crescono nella società del successo a tutti i costi. Fanno i conti con un ideale dell’io ipertrofico che ti dice che non sei mai abbastanza bello e popolare alle aspettative sociali».

Io capo… cosa ne penso? «E io come faccio a non deludere i miei ragazzi? Sono un essere umano e devo accettare le mie fragilità e dare per scontata la loro evidenza. Tuttavia, magari io vado in pezzi ma non sono mai il solo punto di riferimento dei ragazzi: lavoriamo in Staff! Quindi, devo sforzarmi di testimoniare una coerenza basata sull’umanità e sulla concretezza delle relazioni invece che sul mio profilo Instagram. Cogliamo l’opportunità: se il modello di riferimento dei ragazzi è multiplo e iper ideale non penso che abbia senso tentare di disinnescare una bomba già esplosa nelle loro vite. Piuttosto, testimoniamo una normalità serena tra adulti in Staff: forniamolo noi un modello ansiolitico, fragilità incluse, ma autentico e non, a nostra volta, costruito per soddisfare un nostro bisogno personale». Lancini: «Gli adolescenti non parlano con i genitori perché temono di deluderli. Abbiamo bisogno di adulti a cui i ragazzi si possano riferire, altrimenti si rivolgeranno a coetanei, youtuber e influencer». Io capo… sono pronto ad ascoltare i ragazzi? «In staff cerchiamo sempre di organizzare le attività in maniera da lasciar spazio alle conversazioni casuali. Ho scoperto che è una buona idea arrivare qualche minuto prima e farmi trovare fuori dalla sede a suonare la chitarra. Qualcuno intenzionato a fare quattro chiacchiere si presenta sempre. Ma questa è logistica: se nonostante le occasioni fornite i ragazzi sono restii a confidarsi non sarà che sbaglio qualcosa? E se il timore è la delusione, il fallimento, perché il nostro ascolto non può diventare parte di una educazione alla delusione, al fallimento? Per esempio: l’impresa deve per forza riuscire? So distinguere tra quando la specialità deve essere conseguita nonostante le cose siano andate maluccio e quando è il momento di cogliere l’occasione per superare la paura di fallire?». Lancini: «Agli adolescenti serve una convocazione che li faccia sentire responsabili: va chiesto loro di assumersi un ruolo di responsabilità. Solo così daranno il meglio di sé». Io capo… promuovo l’autonomia e la responsabilità dei ragazzi? «Beh, tutto il nostro metodo si basa sulla responsabilità. Anni fa, una coccinella del primo anno mi chiese: “Babbo Scoiattolo, ma le coccinelle anziane come scelgono la capo sestiglia?” Le risposi così: “Non scegliamo noi le capo sestiglia, si scelgono da sé. Sono le bambine che sanno prendersi la responsabilità delle più piccole”. Quello delle responsabilità, crescenti con l’età, è un caposaldo del nostro metodo che non va mai messo in secondo piano. Non sono troppo sicuro di aver sempre agito in questo senso. Non sarà la mia fragilità di adulto che mi avrà fatto anteporre la mia sicurezza al bene dei ragazzi?». Lancini: «Io credo che la relazione sia tutto. I ragazzi ti guardano dentro e ti seguono solo se sentono che sei in relazione, se sei identificato col processo futuro». Io capo, come mi pongo con i nostri “fratelli e sorelle minori”? «La capacità di relazionarsi con i ragazzi deriva da quella di relazionarsi correttamente coi propri pari. Ma porsi in ascolto, fare del proprio meglio, non sempre è sufficiente. Tutto il metodo scout è basato sulla relazione, in primis su quella tra ragazzi e in ogni manuale di branca (a proposito, li avete letti?) c’è un capitolo sulla relazione educativa. Ma devo ammettere di aver badato quasi sempre al presente e di essere solo inciampato, a volte, sul futuro. Ascoltare,quindi, non basta più. Ci tocca entrare nei loro sogni?» Lancini: «Credo che la vostra associazione non debba rinunciare alla strada dell’avventura, anzi la deve potenziare. Ma occorre ammettere la tecnologia a servizio del nostro progetto». Io capo… sono pronto a mettere la tecnologia a servizio dell’educazione? «In AGESCI ci sono già parecchi esempi virtuosi di integrazione del metodo scout con i nuovi ritrovati tecnologici (avete mai sentito parlare dei ragazzi Bit prepared?). Sono stato testimone di numerose occasioni del genere: capi che diffondono la cultura del software libero, partecipano ai Linux Day e insegnano a usare i cellulari ai ragazzi (orrore) anche durante le attività. Ricordo, ad esempio, un’iniziativa per la mappatura di fontane e sorgenti: serviva per forza il GPS… per avere le coordinate GPS da condividere con l’organizzazione dell’evento e la Comunità. Il nostro metodo funziona da cent’anni proprio grazie alla sua flessibilità e alla capacità di mantenersi attuale integrando il progresso tra i suoi elementi. Credo che dietro ogni strumento ci siano pro e contro ma il capo deve domandarsi sempre la ragione educativa delle sue azioni, inclusa l’opportunità o meno di inserire il coding (ovvero la programmazione informatica, ndr) nello scouting».

MATTEO LANCINI Psicologo e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, lo scorso marzo ha parlato a capi e Consiglieri generali sul tema Educare i ragazzi oggi e domani tra pandemia, tecnologia e individualismo, nell’ambito del percorso Per un futuro educativo e sostenibile verso il Consiglio generale 2021. I virgolettati riportati nel testo sono tratti dall’intervento citato, che potete vedere interamente sul canale YouTube AGESCI nazionale.

 

[Foto di Nicola Cavallotti]

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