La cura sta… nel prendersi cura

di Letizia Malucchi

Quanto abbiamo pensato questa estate ai nostri ragazzi forse più soli e annoiati del solito? Un bel po’, eh? E ora che un nuovo anno sta per cominciare è normale sentire questo richiamo ancora più forte; è il modo che abbiamo per prenderci cura di loro, della nostra relazione educativa, e sentire che questa si allenta, anche se per un periodo limitato, fa paura, fa rabbia. «I care», diceva Don Milani, mi interessa, ti ho a cuore, e questo senso di cura reciproca che vive nelle nostre comunità emerge prepotentemente, forse rinforzato dal fatto che stavolta davvero serve una cura, da una malattia del corpo oltre che dello spirito. Adesso serve riprendere in mano tutti i fili di quelle relazioni che abbiamo dovuto allentare e tenderli di nuovo, renderli ancora quelle vie sicure con le quali potevamo avere cura dei ragazzi, degli altri capi, delle famiglie, coinvolte o distanti, scettiche o fiduciose che siano. Con Chiara Azzari, pediatra e immunologa dell’Università di Firenze con un lungo trascorso scout, cerchiamo di capire come coltivare al meglio questi aspetti di cura, comunicazione e fiducia reciproca, proprio in questa fase di convivenza col virus che presumibilmente si protrarrà a lungo. Il punto di riferimento, certo, sono sempre i Decreti e le linee guida associative, poi però occorre giocare di creatività. Con una consapevolezza: la cura sta… nel prendersi cura. Abbiamo tutti letto i documenti su come portare avanti in sicurezza quasi tutte le attività della branca R/S, anche con qualcosa in più: questo periodo storico ci obbliga a guardare a tutte quelle situazioni di disagio sociale che sono emerse con questa crisi, come le punte di grandi iceberg sommersi; saranno quelle a darci l’opportunità-dovere di riflettere ancora di più sul nostro territorio e di trovare spazi dove sia necessario un servizio ancor più significativo e responsabile. E dobbiamo aver fiducia che anche E/G ed L/C, pur essendo più piccoli, abbiano la responsabilità di comprendere il significato di certe precauzioni e limitazioni che verranno chieste loro. «I bambini sono molto ricettivi sull’importanza di certe misure di sicurezza sanitaria quando ne comprendono l’importanza; la loro collaborazione è grande, a volte anche più di quella degli adulti», dice la professoressa. Sta quindi a noi proporle loro con la nostra modalità di apprendimento per eccellenza: il gioco. «Quando i piccoli capiscono che lo si fa per sé, ma anche per la mamma, per il babbo, per il nonno, possono davvero diventare molto responsabili, e in questo serve anche il vostro aiuto di educatori. È un momento in cui potete fare veramente tanto».

Naturalmente ogni realtà ha le proprie complessità. «È improbabile che tanti timori che sono stati alimentati in questi mesi possano essere superati con uno schiocco delle dita, ma anche questa può diventare un’occasione preziosa per responsabilizzarci e ricostruire rapporti di fiducia con le famiglie e i ragazzi, più forti di prima. Partendo dai più grandi e facendogli vedere che abbiamo fatto le nostre attività con prudenza e stiamo bene. Teniamo sempre le famiglie partecipi, diamo luogo a dei canali di informazione, per essere un buon esempio di come si possa tornare alla “normalità”, prudenti e attenti, e tenendo chiari in mente la priorità e l’impegno che ci siamo presi: avere cura delle nostre comunità, avere cura di noi stessi e dei nostri ragazzi».

Foto di Martino Poda

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