Ci ho messo la faccia e il fazzolettone

«Per educare al rispetto dellambiente, della legalità e della giustizia, dovevo metterci la faccia e il mio fazzolettone». 

Simone Giacalone, 57 anni, già Incaricato regionale al settore Giustizia pace non violenza e Responsabile di Zona e oggi capo clan, è un idealista, uno scrittore, un uomo appassionato, coraggioso, che ha cuore. 

Durante un’uscita nei boschi vicino casa, fu travolto da un profondo senso di turbamento; sconvolto da una visione che cambierà parte della sua esistenza, prima di allora fatta di abitudini, il lavoro, la famiglia, la comunità degli scout, la lettura («tanta lettura»), la scrittura («tanta scrittura»). Probabilmente altre volte aveva guardato ma non visto, non era andato oltre l’apparenza, non aveva ben percepito la realtà in cui da tanti anni viveva. 

«Tutto ebbe inizio dieci anni fa, durante la salita al Poggio Guardia dei Sieli, colline poco distanti da Motta Sant’Anastasia (Comune sulla piana di Catania). Ogni volta durante l’apertura dell’anno scout, la notte dei passaggi accompagno i novizi su quella salita e arrivando su, oltre al paesaggio da mozzarti il fiato, c’è lei: la discarica!». Si tratta della discarica più grande della Sicilia, a pochi centinaia di metri dai centri abitati, già finita nel mirino della Magistratura per illeciti e irregolarità. Una minaccia per la salute dei cittadini e per l’ambiente.

«Un mostro che ha fagocitato la bellezza di quelle colline. Oscar Wilde disse che la bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino. E quel diritto era stato “mascariato” (in siciliano, in questo caso, “annerito”) dalla più grande discarica della Sicilia. Fu una domanda postami da un novizio («Capo, ma noi non possiamo fare nulla?») che mi fece capire che era venuto il tempo della testimonianza, che non bastava più parlare nelle riunioni di clan della difesa del creato».

Cosa accadde, quale furono le azioni del gruppo, della comunità R/S e le tue?

«Organizzammo delle conferenze a Motta a cura dei ragazzi del mio clan. Furono gli anni delle manifestazioni a cui si partecipava in uniforme. Gli anni in cui in piazza, sopra un palco e sempre in uniforme, parlavo dell’importanza di salvaguardare quelle colline. Dopo un po’ capii che non bastava solo l’uniforme scout, ma bisognava fare rete con chi condivideva quei valori. Pur mantenendo la nostra identità scout ci unimmo alla lotta insieme ai comitati “No discarica” di Motta Sant’Anastasia e Misterbianco (altro Comune in prossimità della discarica). Così ho avuto l’onore di confrontarmi con persone adamantine e vogliose di ripristinare ciò che l’uomo aveva rovinato, in parte in modo irreparabile»

Vi furono azioni eclatanti? Che clima si viveva, quale era il vostro stato d’animo?

«Un giorno fermammo gli autocompattatori pieni di rifiuti dinanzi ai cancelli della discarica. Un fiume di camion per ore fermi. Un autista stanco – anche perchè si era alzato prestissimo – stava perdendo la calma, con un sorriso e in uniforme mi avvicinai al camion e lo invitai a scendere. Lo abbracciai e gli dissi che ero consapevole della sua stanchezza, ma noi stavamo lottando per una causa che ritenevamo giusta. Finì tutto con un sorriso. Ricordo gli attacchi subiti via social, gli attacchi alla mia famiglia e la mail inviatami con un account fittizio: “Stai attento Tex che ti azzoppano”. Usò il nome di Tex perchè sapeva che era il mio personaggio dei fumetti preferito e anche perché nei post sul mio profilo di Facebook lo citavo spesso»

Oggi, dopo tanti anni di battaglie, come continua la vostra azione?

«La lotta per la salvaguardia di quelle colline continua, così come continuano i  miasmi della discarica che rendono l’aria così fetida da dover chiudere le finestre. Non è semplice abbattere quel muro di gomma posto tra Motta e i Sieli. Una politica fatiscente a livello regionale, e una tiepida a livello locale, ha fatto sì che di proroga in proroga, quel mostro fagocitasse i rifiuti non solo di Motta e di Misterbianco ma dall’intera Sicilia. Processioni di compattatori ogni giorno si recano sulla madre di tutte le discariche per svuotare il loro contenuto. La lotta continua anche dopo la condanna in primo grado a sei anni per corruzione per il presidente dell’Oikos (il colosso che gestisce lo smaltimento di rifiuti nella discarica) e di un funzionario regionale in servizio all’assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente»

Amano e rispettano la natura: qual è il tuo, il vostro, messaggio a tutta l’AGESCI?

«Siamo chiamati a difendere il creato, a maggior ragione oggi che i cambiamenti climatici stanno distruggendo il pianeta. E dobbiamo farlo adesso, perché domani potrebbe essere troppo tardi. Noi qui a Motta lottiamo anche  per questo, nessuno si può tirare indietro, né tanto meno noi appartenenti a un’associazione che educa i ragazzi alla giustizia, alla legalità e al rispetto dell’ambiente. Quella natura che Dio ci ha donato ma di cui non siamo padroni bensì custodi per le generazioni future».  

Una lotta impegnativa. Avete provato paura o scoraggiamento?

«Bisogna scegliere: rimanere in un porto sicuro, o uscire in un mare aperto, infestato di squali. Si sceglie di essere Ulisse o don Abbondio. La scelta rimane nostra. Altrimenti, come disse Mark Twain, “tra vent’anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri».

Grazie Simone. Grazie agli scout del Motta Sant’Anastasia 1. 

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