Terra mia, io non ti abbandono!

[di Davide Ienco – Santa Maria Cv 1]

Quante volte sentiamo dire, vado via da qui perché niente va bene, perché tutto è marcio e corrotto, perché queste terra è finita. Quante volte sentiamo storie di ragazzi e ragazze che vanno via dall’Italia per andare in altri paesi. Quante volte vediamo persone che non accettano determinati lavori qui in Italia, ma trasferiti all’estero gli stessi lavori sono i primi che vogliono fare e per cui hanno lasciato l’Italia? Quante volte ci lamentiamo di qualcosa che non va, e decidiamo di abbandonare tutto andando via? Quante volte… troppe volte succedono queste cose. Il sogno dei giovani ormai è diventato quello di andare via da qui, da questo posto che vogliono farci credere senza futuro e senza speranza. Ma io dico no… Non abbandono la mia terra, qui ci sono le mie radici, Io sono nato qui per uno scopo, per un motivo ben preciso… Rimanere e cambiare ciò che chi va via distrugge; si perché chi va via distrugge la nostra terra, la lascia in mano di chi per decenni l’ha rovinata, chi va via lascia dietro di sé lo sconforto, la desolazione, l’idea di non poter riuscire in qualcosa se non andando via da qui, la paura di vivere…

Molte volte disegnano questo paese come finito, ci fanno credere che è tutto marcio che niente va per il verso giusto, a volte ci riescono… riescono a convincerci che non c’è speranza se non andare via. Perché è cosi facile perdere la speranza? Perché i sacrifici che si fanno per andare via, non si fanno anche per salvare la nostra terra?

Ogni giorno in televisione ci fanno vedere le cose che non vanno, si creano tante trasmissioni per “parlare” dei problemi, ma chi veramente vuole risolvere i problemi non “parla”, agisce, si sporca le mani in silenzio, cambia il suo piccolo. Molte persone in questo paese si battono per grandi cambiamenti, ma nel loro piccolo cosa fanno?
Cambiano prima loro? Se tutti noi iniziassimo a cambiare ciò che ci sta intorno senza voler strafare e farci notare, inizieremo a vedere grandi cose. Il desiderio di cambiare deve nascere da noi, deve essere una cosa personale, che ci gratifichi interiormente, agli occhi di Dio e non agli occhi degli altri, lo dice anche il Vangelo “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli…[Mt 6,1-8]”

Questa terra è un dono di Dio, noi la dobbiamo difendere, la dobbiamo amare, la dobbiamo curare. Troppe sono state le persone che hanno rovinato e continuano a rovinare questa terra, e troppe sono quelle che non curandola e abbandonandola continuano l’opera di distruzione. Dio ci ha affidato questa terra, come nella parabola del Vangelo il padrone affida la vigna ai vignaioli; che, prima uccidono i servi, e poi il figlio del padrone per impadronirsi dei suoi averi. Papa Francesco in un’omelia riguardante proprio questa parabola dice: questa è una parabola che Gesù raccontò di fronte ai farisei per metterli in guardia dal ritenersi i proprietari della parola di Dio. «Questo è il dramma di questa gente, e anche il dramma nostro! Si sono impadroniti della Parola di Dio. E la Parola di Dio diventa parola loro, una parola secondo il loro interesse, le loro ideologie, le loro teologie… E ognuno la interpreta secondo la propria volontà, secondo il proprio interesse. Questo è il dramma di questo popolo. E per conservare questo, uccidono. Questo è successo a Gesù». «Ma, c’è una frase che ci dà speranza», ha proseguito il Pontefice; «la Parola di Dio è morta nel cuore di questa gente; anche, può morire nel nostro cuore! Ma non finisce, perché è viva nel cuore dei semplici, degli umili, del popolo di Dio. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla del popolo di Dio, perché lo considerava un profeta. Quella folla semplice, che andava dietro a Gesù, perché quello che Gesù diceva faceva loro bene al cuore, riscaldava loro il cuore, questa gente non aveva sbagliato: non usava la Parola di Dio per il proprio interesse, sentiva e cercava di essere un po’ più buona». Anche noi, oggi, possiamo fare «due cose semplici» per non cadere nel medesimo errore dei farisei. «Primo, umiltà; secondo, preghiera», ha ammonito papa Francesco. «Questa gente non pregava. Non aveva bisogno di pregare. Si sentivano sicuri, si sentivano forti, si sentivano “dei”. Umiltà e preghiera: con l’umiltà e la preghiera andiamo avanti per ascoltare la Parola di Dio e obbedirle. Nella Chiesa. Umiltà e preghiera nella Chiesa. E così, non succederà a noi quello che è accaduto a questa gente: non uccideremo per difendere la Parola di Dio, quella Parola che noi crediamo che sia la Parola di Dio, ma è una parola totalmente alterata da noi».

Ecco appunto, bisogna avere umiltà per cambiare, l’umiltà di dire “sono nato qui per uno scopo”, l’umiltà di non cercare di mettersi in mostra quando si fa qualcosa di buono, di non cercare la gratitudine degli altri, l’umiltà di portare cambiamento in questa terra che piano piano ci stanno portando via… terra mia, io non ti abbandono!

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