E’ la firma di un protocollo il vero problema?

Carissima Redazione di PE

sono un Capo scout che da almeno quarant’anni si interessa di storia militare, e di problematiche legate al delicato tema della difesa, ho servito il mio Paese in uniforme e ne vado fiero ed orgoglioso, e l’esperienza scout è una delle cose che hanno contribuito, tanti anni fa, a farmi decidere per questo servizio, e non a caso torno a sottolineare questa parola.

Con questo passato non posso tacere in questo momento storico dell’associazione, in cui si dibatte rispetto alla firma di un protocollo di intesa con la Marina Militare.In questi giorni sto leggendo, sulla rete, diversi interventi, dalla lettera indirizzata ai Presidenti, firmata da diverse persone, scout e non, alla loro risposta, a lettere di singoli capi, a pagine su vari blog; chi contrario alla firma di questo protocollo, chi invece a favore.Io penso che il tema non sia la firma di un protocollo con una forza armata dello stato, ma vada ricercato nell’equivoco che da anni, nella nostra associazione, si portando avanti, ed è il pensare, erroneamente, coincidenti, se non somiglianti, i termini “pacifismo” ed “antimilitarismo”.

Lo scautismo è pacifista? Si, senza ombra di dubbio lo è, l’essenza stessa del movimento lo fa tale, dal profondo, dalla Legge e dalla Promessa; d’altro canto chi non ama la pace? Chi non è pacifista? Io mi ritengo tale. E chi è la persona che non ama la pace e vorrebbe vivere in un mondo in eterno conflitto? Io penso che la maggio parte degli uomini ami la pace e deprechi la guerra, così come sono sicuro che nel movimento scout ogni capo stia ora lavorando per far crescere nei propri ragazzi uno spirito di fratellanza universale e di pace.

Ed il nostro movimento è antimilitarista? Direi proprio di no. Non può esserlo, pensato e fondato da un militare di professione che non ha mai rinnegato la sua “prima vita”, che nell’aprile del 1914 scrive “Per quanto noi siamo contro la guerra, non per questo siamo contro l’autodifesa. […] non si può eliminare la guerra semplicemente abolendo le armi; sarebbe come cercare di eliminare il crimine abolendo la polizia. In entrambi i casi, quale sarebbe il risultato?” e che quattro mesi più tardi, allo scoppio della Grande Guerra, si reca da Lord Kitchener, ministro della Guerra, “offrendo i miei servizi in qualunque funzione” (sempre parole di B.-P.).

Sgombriamo quindi il campo da ogni dubbio: il movimento scout non è antimilitarista.
E la nostra associazione? Perché è questo il problema, non tanto firma si o firma no, non tanto i processi decisionali che a questa hanno portato (che non conosco e nel cui merito non entro), quanto se l’AGESCI, come associazione, è pacifista ed antimilitarista.

Per quanto riguarda il pacifismo mi sento di dire di si: lo è il movimento, non può non esserlo la nostra associazione; rispetto al secondo punto..ecco, rispetto al secondo punto a me viene da dire che l’AGESCI non è antimilitarista, ma dopo aver letto gli interventi di questi giorni sto dubitando di questa cosa. Mi piacerebbe allora che Capo Guida e Capo Scout, a cui, da Statuto, è demandato il compito di dare interpretazione autentica di quanto contenuto anche nel Patto associativo, chiarissero la posizione dell’Associazione, e questo per dare tranquillità, o anche no, a tutti quei capi, e non sono pochi, che nel passato hanno servito il proprio paese in una delle forze armate o dei corpi armati dello Stato e soprattutto per quei capi che, dell’appartenenza a questi, hanno fatto la loro professione.Nella speranza che Capo Guida e Capo Scout accolgano questo appello, vi saluto fraternamente augurando buona strada.

Luca Antonioli
Verona.

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