Il ritorno dello Jedi

Il copione lo conosciamo bene: decine di chiamate dal capogruppo per ricordarti che “l’anno prossimo non sappiamo come aprire le unità”, il pensiero opprimente di una settimana a subire sessioni formative da capi che sembrano usciti dalla versione scout del meraviglioso mondo di Amélie (in quale isola felice svolgeranno mai il loro servizio?!), l’invidia per gli amici che finiti gli esami andranno in vacanza, e quindi rimandi e rimandi, mese dopo mese, l’iscrizione al tuo prossimo campo di formazione, sperando che nel frattempo cambino le regole per l’autorizzazione all’apertura delle unità o addirittura dell’intero iter di formazione. Ma prima o poi tocca a tutti, si sa, e allora come ogni giovane Padawan fai lo zaino e parti, rendendoti gradualmente conto che in realtà non sai bene cosa ti aspetti, che, dopo tante attività progettate per i tuoi ragazzi, questa volta non hai idea del programma del campo, anzi, a dirla tutta, le uniche cose che sai sono solo orario e luogo dell’appuntamento, ed è in questo momento probabilmente che pensi sconsolato “ma chi me l’ha fatto fare?”.

E invece, contro ogni (tuo) pronostico, passi una settimana da favola: incontri altri capi con i tuoi stessi problemi, finalmente hai tempo a disposizione da dedicare a te stesso, alle tue scelte, a pensare a cosa sia per te lo scautismo, confrontandoti con i formatori e gli altri allievi e chiedendoti perché hai aspettato tutto questo tempo per formarti… finché arriva l’ultimo giorno del campo, pensi a quanto hai imparato negli ultimi giorni, senti la Forza dello scautismo scorrere potente dentro te e l’imperativo con cui saluti i nuovi amici è solo uno: “appena torno in comunità capi mi unirò alla Ribellione contro lo strapotere dell’Imperatore Capogruppo!”

L’entusiasmo del campo si trasforma quindi in una straripante voglia di cambiare, di migliorare, di applicare il metodo correttamente, che ti spinge a dire la tua sempre più spesso, riunione dopo riunione, convinto che gli altri non potranno fare altro che ascoltarti: d’altronde sei appena tornato da un campo di formazione, sicuramente stai dicendo il giusto! Eppure, stranamente, ti sembra di notare che tutti continuino a fare servizio come prima, come se nessuno si accorgesse delle tue proposte o dei tuoi commenti, forse ti ignorano deliberatamente? Alla tua richiesta di spiegazioni, ti chiedono di aspettare, di riuscire a contenere questa tua forza esplosiva e di dosarla con gradualità…Che amarezza!

Il tempo passa, diventi capo unità e la tua opinione in comunità capi ora ha più peso. Non hai ancora perso le speranze per la tua rivoluzione, ma hai compreso che non si può cambiare con uno schiocco di dita il modus operandi di altri capi, perciò cambi strategia, decidi di farlo a piccoli passi: cominciando dal tirocinante che è in staff con te, lui almeno non ha preconcetti. A fine anno, sei contento del lavoro fatto nel tuo staff: percepisci un miglioramento del servizio svolto, ti senti meno sopraffatto dagli impegni scout e pensi già all’anno prossimo mentre ti riecheggiano in testa le parole del tuo capo campo: “Molto da appendere ancora tu hai!”

Gli anni successivi proseguono sempre meglio, hai completato l’iter di formazione e ottenuto la nomina a Jedi capo: era da anni che la comunità capi non ne festeggiava una! Ora ti senti effettivamente un capo formato, dispensi consigli ai tuoi co-capi con disinvoltura, senti di aver fatto tuo il metodo grazie all’esperienza di tutti questi anni, noti anche che le tue proposte di solo un paio di anni prima non solo sono state accolte, sono addirittura diventate delle prassi virtuose anche più di quanto ti aspettassi!

Il concetto chiave è che il ritorno da un campo di formazione è un momento delicato, che non può essere considerato risolto in una verifica di dieci minuti alla prima riunione utile. È un passaggio chiave, per tutti: innanzitutto, ovviamente, per chi lo vive in prima persona, perché se non viene accolto nel giusto modo e non è guidato al suo ritorno alla normalità, tutta questa incontenibile voglia di “cambiare il mondo” può generare solo confusione e perdere efficacia; e per la comunità capi, che deve sapere riconoscere questo entusiasmo, custodirlo come una cosa preziosa e soprattutto incanalarlo nelle giuste dinamiche con i giusti tempi, sfruttandolo al meglio, sapendo accogliere le novità, riuscendo a mettersi in discussione con benefici per i capi e soprattutto per i ragazzi.

“Questo qui per lungo tempo ho osservato: durante tutta la sua vita lui guardato lontano, al futuro, all’orizzonte! Mai la sua mente su dove lui era, su ciò che faceva!”, Yoda, L’impero colpisce ancora, 1980

 

[Foto di Rachele Fede]

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