Non fare l’asino!

Una Bussola per scegliere

C’era una volta un asino affamato. In verità, venivano portati regolarmente nella sua stalla due grossi mucchi di fieno, ma dal momento che essi erano quantitativamente  uguali, posti alla stessa distanza e della stessa qualità, l’asino veniva tentato ugualmente da entrambi i mucchi, perciò non c’era nulla che lo spingesse a preferire una delle due parti. Così, continuando a guardare alternativamente di qua e di là, senza riuscire a fare una scelta, alla fine l’asino morì di fame.

 

La storiella dell’asino di Buridano che muore per non saper scegliere, talmente inverosimile da costituire un paradosso filosofico, ci appare un po’ meno surreale quando la accostiamo a una delle tante storie dei ragazzi delle nostre unità:  il paralizzarsi di fronte a una scelta, il rimandare, così come il buttarsi senza pensare/investire troppo (magari per paura della fatica e del sacrificio, o più profondamente di rimanerne delusi) sono modalità diverse con cui si esprime una difficoltà comune, che si concretizza soprattutto in quel periodo relativamente breve in cui sono chiamati a compiere scelte determinanti per il loro futuro (i capi di branca R/S dovrebbero saperne qualcosa).

 

Non a caso, la scelta è uno dei temi più cari alla nostra proposta educativa. Dal Patto associativo, che esprime la nostra identità, ai nostri simboli più caratterizzanti, ai molti strumenti metodologici di cui disponiamo nelle tre branche per educare in tal senso, la proposta dello scautismo dal suo inizio al suo esito ultimo si caratterizza per l’educare a compiere scelte. Ma perché il valore della scelta è così importante per noi?

 

L’etimologia spesso regala suggestioni interessanti; così, giocando un po’ su quella delle parole “decidere” e “scegliere”, l’una mutuata dal latino “dēcīdo” (a sua volta derivante da de e caedo), l’altra derivante dalla fusione di “ex” ed “ēlĭgo”, il rimando potrebbe essere in un caso al tagliare via, a un processo rapido e netto, che porta a eliminare qualcosa, nell’altro al selezionare da un ventaglio di possibilità quella che sembra la migliore per noi. Ricercare, quindi “eleggere” il meglio in ogni situazione pare sposare perfettamente la ricerca del bene, l’ottimismo che contraddistingue lo scout.

 

A noi, come capi, probabilmente ciò che sta più a cuore è proprio questo: che i ragazzi imparino a leggere in modo critico, ma anche ampio, creativo, la realtà che li circonda e che, soffermandosi il tempo necessario, possano individuare prima di tutto “chi” vogliono essere in questo mondo, quali valori imprescindibili possano poi determinare una strada, uno stile, un modo di essere che sia poi il modello a cui conformare tutte le decisioni successive.

 

Difatti, nella nostra proposta, i momenti in cui i ragazzi sono chiamati a fare una scelta sono intenzionalmente connotati di grande carica emotiva e partecipativa: ognuno di essi è accompagnato da un cammino preparatorio e valorizzato da una cerimonia solenne, a sottolinearne il valore e l’impegno che la scelta comporta, e dei riflessi che ha sull’intera comunità.

 

D’altra parte è pur vero che si impara a “scegliere” solo allenando la capacità di “decidere”. Lo scautismo non manca di offrire occasioni anche in tal senso e non solo grazie a particolari strumenti (ad esempio i ruoli assunti nella comunità che, conferendo responsabilità reali di cose e di persone, allenano all’autonomia decisionale) ma soprattutto  conferendo ai ragazzi uno stile, quello dello scouting, ovvero l’attitudine a osservare, dedurre e poi agire davanti alla realtà.

 

Perché in ufficio quando c’è un intoppo alla fotocopiatrice i colleghi vengono a chiedere a voi? Ora lo sapete.

 

In una società come la nostra, dove i giovani rispetto al passato sono meno limitati nelle scelte, il rischio paradosso (e si ritorna all’asino) è dato proprio dalla moltiplicazione di opportunità, che rende più difficile individuare il proprio percorso. Ma ciò non è necessariamente da demonizzare. Come ogni specie che si adatta all’ambiente, in questo nuovo habitat sopravvive meglio chi è più capace di orientarsi, chi non si perde. A noi educatori il delicato compito di fornire la bussola, di aiutare i ragazzi a districarsi concentrandosi non tanto su cosa al momento appare più conveniente, o più facile, ma sull’individuazione dei propri talenti e soprattutto della propria vocazione. A noi anche il compito di allenare i ragazzi a superare le difficoltà, a sopportare i sacrifici, a perseguire un bene più grande senza lasciarsi abbagliare dal miraggio del tutto sùbito. Certo non è semplice, ma siamo sicuri che ne valga la pena, perchè crediamo che imparare a scegliere sia la base per essere felici. B.-P. per primo lo sosteneva, e nello scrivere “La strada verso il successo”, regala ai giovani uno dei suoi consigli più belli quando dice: “Non affidarti agli altri, guida da te la tua canoa: […] se saprai manovrare con attenzione, navigando con fedeltà ed allegra tenacia, non c’è motivo per cui il tuo viaggio non debba essere un completo successo, per piccolo che fosse il ruscello da cui un giorno sei partito”.

foto di Elena Capozzi

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