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Precario è il mondo

A vele spiegate, nonostante tutto

Di Francesco Castellone

Per provare a raccontarvi questo numero di Proposta Educativa, mi faccio prestare le parole.

Il primo prestito lo chiedo a Daniele Silvestri. Come qualcuno avrà intuito, il titolo di questo numero è ripreso da una sua canzone del 2011, che recita nel ritornello: “precario è il mondo, precario è il mondo, flessibile la terra che sto pestando, atipica la notte che sta arrivando, volatile la polvere che si sta alzando”.

Il secondo prestito lo chiedo a Papa Francesco. Nella sua prima esortazione apostolica, Evangeli Gaudium, scrive: “(…) Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà, con conseguenze funeste. […] Bisogna lottare per vivere e, spesso, per vivere con poca dignità.[…] Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana,oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide.[…]Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare. Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza.Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete In questo sistema, che tende a fagocitare tutto al fine di accrescere i benefici, qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta. […]Il denaro deve servire e non governare!

Parole potenti, senza dubbio, che a un primo impatto possono lasciare un po’ d’angoscia, soprattutto se pronunciate con una tale spietata limpidezza. Il quadro che ne viene fuori può apparire disarmante e per qualcuno lo è, in maniera schiacciante. Mentre scrivo, infuria la polemica sulla lettera di Michele, trentenne che si è tolto la vita per colpa del precariato, o almeno così semplificano i media. Senza entrare nel merito della lettera (chè le interpretazioni, anche semplicistiche, si buttano via in questi giorni), mi è sembrato che il contesto richiamato tra le righe fosse proprio quello descritto da Papa Francesco, quello dell’indifferenza globalizzata, amplificatrice di un disagio che, nel caso di Michele, ha solo scelto la strada più tragica per farsi sentire con fragore.

In questo numero, abbiamo provato innanzitutto a cercare di definire meglio il problema della precarietà, non limitandoci solo al lavoro, ma – riprendendo Silvestri – a tutto il mondo: e quindi gli inganni del nostro tempo, la velocità delle relazioni, la loro qualità, l’idea che ci si possa salvare sempre da soli, il non fermarsi mai. Soprattutto abbiamo cercato di capire qual è l’antidoto che, come scout, possiamo proporre a noi stessi e ai ragazzi che ci sono stati affidati. Abbiamo provato a dare qualche risposta, rendendoci conto che la soluzione sta proprio nell’accettare la sfida, trasformando la precarietà del nostro tempo in una risorsa, anche preziosa.

Se la interpretiamo come un’opportunità e ci lasciamo smuovere da questo fiume impetuoso, costruendo nuovi argini, scegliendo l’imbarcazione adatta e prendendo anche qualche lezione di nuoto, magari non è poi così difficile riuscire a stare a galla, navigare a vele spiegate, arrivare con soddisfazione a toccare terra. Sostenuti ovviamente dai valori in cui crediamo, dalle cose che ci stanno a cuore, dalla “Via, Verità e Vita” che può darci la direzione, anche quando infuria la tempesta.

@frabigcastle

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Proposta Educativa è la rivista per educatori scout AGESCI.

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