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Il tempo che ci vuole

Diamo tempo al tempo

di Francesco Castellone

Mentre pasticciavo con le parole per trovare un titolo per questo nuovo numero di Proposta Educativa, mi sono ritrovato a ragionare sull’espressione che trovate quassù. L’avrò usata un milione di volte, a casa, a lavoro, tantissime volte in comunità capi per dire “aspettiamo il momento opportuno”… A pensarci bene, però, mi rendo conto di non essermi mai soffermato sulla particolarità di questo bisticcio di parole. Ammettiamolo: il tempo, soprattutto ai nostri giorni, è la nostra prigione, è merce preziosa e rara, è un flusso che non si lascia governare facilmente, capita si trasformi velocemente in rimpianto. Me lo vedo, il Signor Tempo, in giacca e cravatta, tutto preciso, gentile con tutti ma severo, indaffaratissimo, sempre di corsa, tavolta arrabbiato, affaticato, stanco. Non è riuscito neanche a prendere un caffè da stamattina e non sa se e quando potrà concedersi questo lusso, preso com’è dal suo lavoro. Ma ecco che arriva qualcuno che lo ferma, che lo placca, che gli monta un’amaca in giardino, gli porta il caffè agognato e pure il giornale. Qualcuno che dà tempo al (signor) tempo. Perchè – pensateci – spesso il tempo in realtà non si misura in secondi ma in “cura”: “non ho tempo per me” è un banale e diffuso lamento per dire che “non mi sono preso cura di me stesso”. Così come il “non avere tempo per gli altri” può essere tradotto con “non lasciare che gli altri intacchino le mie priorità, i miei desideri, i miei progetti”. Del resto anche B.-P.,nel suo ultimo messaggio, contrappone “lo sprecare tempo” al “fare del nostro meglio” nel procurare la felicità agli altri, unica via per essere davvero felici.

E noi diamo tempo al nostro tempo? Riusciamo a prenderci delle pause da noi stessi? Siamo capaci di donarlo? La risposta più semplice potrebbe essere il conto delle ore passate in sede, spesso troppe. Una risposta corretta, ma un po’ troppo facile. Perchè forse il tempo più prezioso è quello che doniamo indirettamente ai nostri ragazzi, quello che impieghiamo aspettando, osservando, pazientando, in attesa che i semi che abbiamo sparso attecchiscano, trovino acqua abbondante, sole caldo, vento mite.

Mentre ragiono su tutto questo, mi ritrovo nell’email queste righe: “Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscerne la differenza. Vivendo un giorno per volta; assaporando un momento per volta; accettando la difficoltà come sentiero per la pace”.

Si tratta della “preghiera della semplicità”, inviata alla nostra redazione – e quindi a voi tutti – dalla comunità capi dell’Ovada 1. Sì, il gruppo di Alberto, venuto a mancare quest’estate mentre era in route con il suo Clan in Umbria. Queste ultime righe le doniamo e affidiamo a loro, al ricordo di Alberto, alla sua comunità di clan e soprattutto ai suoi capi, che – immaginiamo – questo tempo avrebbero voluto fermarlo e portarlo indietro.

Grazie! E’ questa semplice parola che rivolgiamo di cuore ai fratelli scout di tutta Italia che durante le loro route, campi e vacanze di branco hanno pensato e ricordato la nostra comunità e Alberto. Lo scautismo, fatto di quell’odore di fuoco al campo, dell’erba bagnata al mattino, dell’immensità delle stelle che si osservano in un cielo intenso e silenzioso, erano la grande passione di Alberto. Il silenzio nel quale ogni tanto si rifugiava, lo stesso che la sua comunità R/S ha mantenuto durante quella tragica notte del 4 agosto. Un clan che ha dimostrato di essere comunità, sobrio in tutti i momenti come Alberto avrebbe voluto, che non si è perso in facili conclusioni sul senso della vita, ma si è interrogato e confrontato cogliendo questo dolore come occasione di crescita nella fede. Il nostro orgoglio, Rover e Scolte che hanno sperimentando la fatica del camminare sulla via della forcola più difficile, che hanno vissuto da vicino il senso del vero servizio, ma che crediamo siano da oggi servi più forti. Avranno negli occhi e nel cuore una luce diversa nell’affrontare la vita di tutti i giorni e d’ora in avanti saranno ancora più consapevoli di ciò che potranno donare agli altri e delle scelte necessarie per essere uomini e donne della Partenza. Anche per la nostra comunità e soprattutto per Alberto, Francesca e Marta, i capi clan, è tempo di ripartire: non sarà facile per nessuno quest’anno rimettersi lo zaino e camminare per le Vie del Signore. Ma lo Scout sorride e canta anche nelle difficoltà…..ora proviamo a farlo anche noi!

Non ci resta che augurare, a loro ma anche a noi tutti, Buona Strada!

@frabigcastle

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Proposta Educativa è la rivista per educatori scout AGESCI.

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